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Galateo 2.0: come riconoscerlo su fb con un click o poco più


Galateo, ovvero l’opportunità migliore per smarcarci dalla lontana parentela con gli animali.

Questione di scelte: si può benissimo essere orgogliosi di mostrare quanto ci piaccia lo stato di natura o l’affinità con i progenitori cavernicoli, ma siccome viviamo in una società civile non lamentiamoci poi se verremo considerati dei selvaggi o poco più.

Il web propone svariati suggerimenti in merito al comportamento corretto da tenersi sui social.

Su Facebook in special modo.

Mi permetto di indicarne alcuni, non perché non voglia riprendere pari pari quelli, o per la presunzione di dettarli dall’alto di chissà che pulpito, bensì perché ho riscontrato che spesso queste regole mettono insieme comportamenti legati agli altri e comportamenti del tutto personali.

Su quest’ultimi non mi addentro, perché credo che ciascuno abbia la libertà di palesare i propri stati d’animo sulla sua bacheca, e inoltre non detengo alcuna autorità per proibirlo.  Né vorrei averla.

Tanto per fare un esempio: c’è chi posta immagini di “buongiooornooo… caffééééééééé?” a ogni piè sospinto, inondando l’home degli amici. In alternativa li delizia con rassegne a getto continuo di foto di colazioni pantagrueliche, di cibi raffinati, di scorci di ristoranti alla moda.

Pare sia inopportuno, e una persona ammodo dovrebbe evitarlo. A mio avviso invece c’è piena facoltà di postarle, come esiste – di contro – l’opportunità di togliere le notifiche all’amico compulsivo, qualora queste amenità esondino e mettano alla prova la pazienza altrui fin dall’inizio di giornata.

Diversa questione sono invece le scelte che coinvolgono terzi.

Lì, in effetti, il galateo ha una sua ragion d’essere, eccome.

 

Amicizie: il piacere di ritrovarsi o l’incognita dello sconosciuto. Il galateo fa da terzo incomodo

 

Le ragioni per cui si diventa amici su fb sono svariate quasi quanto le vie della Provvidenza.

Magari si riscoprono sul social vecchie frequentazioni perse di vista da tempo immemorabile, o si aggiungono quelle di recente conoscenza per mantenere un contatto nel futuro.

Capita che a chiedere l’amicizia sia un perfetto sconosciuto, al quale decidiamo di dire di sì.

«… e la sventurata rispose».

Ebbene, l’ignoto richiedente dovrebbe usare la cortesia di presentarsi, tramite messaggio privato, perché è plausibile che agli altri amici la faccenda esuli dai loro interessi.

Non per forza è richiesto l’invio della propria biografia o una lista infinita di motivazioni, ma almeno il perché e “chi sia”, laddove – soprattutto – il profilo appaia muto di fotografie eloquenti e di qualunque indicazione su professione, età, luogo di residenza o qualsivoglia accidente che lo differenzi dal vuoto cosmico o dalla propria ex.

Stringere amicizie con un’entità vaga, della quale si conosce soltanto il presunto nome, e un paesaggio montano, un cucciolo di cane o un bel cappello calato sul volto come immagini del profilo, è un atto di fiducia di colui che la concede.

Talvolta è pure uno sforzo di memoria per mettere a fuoco, spesso invano, il misterioso richiedente. Costringe a disperdere energie mentali che si potevano investire nel progresso della società.

Lo stesso vale, ad ogni modo, per coloro ben identificabili ma senza nessun apparente legame con noi:

«Carneade, chi è costui?».

L’accettazione va dunque ricompensata con qualche ragguaglio. Perché se è un diritto mantenere la privacy, proteggere la propria timidezza, salvaguardare la modestia… è un dovere dar lumi sull’identità del mittente, evitando di protrarre l’arcano nei secoli a venire.

Il galateo tra amici virtuali

Poche espressioni di cafoneria sono equiparabili alla richiesta di un “mi piace” a una pagina dello sconosciuto, che tale si mantiene, subito dopo l’accettazione dell’amicizia.

Ancor più se domandata per dare visibilità a un’attività con scopo di lucro.

Personalmente cancello con la medesima rapidità l’ignoto approfittatore.

Non lo banno soltanto perché ho paura dell’inferno.

Non sarà di sicuro un like in più o in meno a cambiargli la vita, ma è così riprovevole il gesto opportunistico che in qualche modo va pur castigato senza dover attendere il Giudizio universale.

Un’altra opportunità per disvelare a tutti la propria allergia al galateo è taggare impunemente gli amici con l’intento di promuovere eventi o faccende delle quali si sa benissimo che nulla hanno a che vedere con costoro.

Guarda caso è raro che coinvolgano soggetti con un seguito ristretto: chissà come mai!

Pure peggio è inserire il tag in fotografie alquanto infelici, senza aver prima domandato il consenso per postarle, non solo per citarli.

Ci sono circostanze in cui “scatta” il selfie goliardico, istintivo o per dimostrare il profondo legame con un personaggio famoso incontrato per mero volere degli dei, e ben venga conservarne il ricordo, ma non è detto che ad altri faccia piacere ritrovarsi pubblicati ubriachi, struccate, oppure in luoghi o momenti alquanto imbarazzanti, ché uno può essere passato per puro caso in piazza San Giovanni durante il family day… ma vallo poi a spiegare alle persone assennate.

Ci vuol nulla per rovinare una reputazione!

Alcuni, avversi alle buone maniere come un leghista a un libro, hanno la consuetudine di scrivere nei gruppi o sulle pagine degli altri usando un linguaggio personalissimo, che ha in odio le più basilari regole di sintassi, di grammatica, di punteggiatura.

In compenso fanno largo uso di abbreviature e di errori, che rendono o indecifrabile o per lo meno fraintendibile quanto commentano.

Salvo risentirsi… qualora chi abbia la sventura di leggerli si permette con garbo d’invitarli a rispettare la lingua, per comprendere ciò che s’intendeva comunicare.

Il galateo suggerisce di scusarsi e di rimediare, perché la regola è saper scrivere e leggere, altrimenti non si chiamerebbe “scuola dell’obbligo” quel periodo in cui lo Stato ci ha costretto a passare anni e anni seduti dietro a un banco.

L’incapacità a esprimersi in modo corretto era perdonabile prima della Legge Coppino.

Il fatto che ognuno utilizzi un suo stile è un altro paio di maniche: ci vuole tolleranza – tanto per citare un caso diffuso – con le persone dai nervi fragili che si adirano per un nonnulla e adoperano soltanto il maiuscolo.

Non è contravvenire al galateo.

Lo si fa per renderci consapevoli della loro patologia.

Infine è una norma di umana pietà, prima che del galateo, non mettere in agitazione – peggio: far venire stati ansiosi – gli animi sensibili.

Ergo, anziché annunciare al mondo intero che siete in procinto di provvedere a una “pulizia” nella lista degli amici, per falcidiare senza pietà chi è indegno di accedere al vostro profilo, mi permetto un timido consiglio: fatelo in silenzio!

Darete una lezione di buon gusto che farà rimpiangere agli epurati la vostra mancanza.

 

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