Ignorante con Stile
L'ironia è sostenere che la bellezza salverà il mondo

medico che riscrive la ricetta

Il medico che riscrisse la ricetta due volte


Il medico che ha fatto notizia su vari giornali aveva postato su facebook la dichiarazione che non avrebbe curato i razzisti provenienti dalla frazione di Cuneo su cui mi venne di scriverne qui, fatti salvi i casi di estrema gravità.

Una presa di posizione forte, che sul momento induce – almeno per conto mio – a un’ammirazione profonda.

In un’epoca in cui forti e impetuose sono soprattutto le sparate sui media di politici e di personaggi dalla dubbia moralità colpisce una risposta così diretta.

Per giunta che si conclude con «… inizia così la mia Resistenza».

E tra l’altro postata sul social network proprio il 25 Aprile, condivisa non con i soli amici – come se fosse uno sfogo personale e una confidenza da serbare in una cerchia di fidati conoscenti – bensì pubblicamente.

 

Medico saluzzese: post pubblico su suo profilo fb

Eroico, mi viene subito da pensare.

Ho sempre biasimato la mia codardia, quasi certo che se mi fossi trovato a vivere il periodo della lotta per la Liberazione non avrei avuto bastevole coraggio per combattere come fecero i partigiani.

E lo stesso vale oggi, allorché sento l’impulso di prendere posizioni decise ma poi finisco per scendere a ben più miti compromessi, per vigliaccheria o per quieto vivere.

Il medico saluzzese invece ha osato tanto.

Ce ne fossero, di uomini simili!”, m’è venuto d’istinto da pensare.

In seguito, riflettendo un po’ più a freddo, vagliavo mentalmente quanto una decisione di questo genere avrebbe giovato alla causa dei richiedenti asilo e, aspetto altrettanto importante, in quale misura sarebbe servita davvero per indurre a riflettere le gran menti coinvolte nelle uscite razziste e xenofobe.

A dir la verità l’unica ipotetica idea che vagava nella mia testa, di suo piuttosto vuota e sterile, era il rimando al “dente per dente, occhio per occhio” di brutale memoria.

Non proprio la risposta più sensata.

La Storia – e pure l’esperienza di ciascuno – ci insegna a che conseguenze porti la legge del taglione.

Ho preso un caffè; mi son acceso una sigaretta; e mi son messo comodo sulla poltrona in giardino, con le gambe allungate, al riparo dalla pioggerellina che imperlava le piante in fiore.

Boh, sarà che il verde del prato m’induceva a rivangare gli anni d’infanzia… la sola integrazione alla penuria di contenuti della mia precedente riflessione era il ricordo degli atteggiamenti puerili allorché, tra noi piccini, qualcuno esordiva con l’ingenua e risentita frase:

«non ti faccio più amico!».

Accadeva come controffensiva a un torto, a un gesto ritenuto sbagliato, a un affronto: si negava l’amicizia, e con questa la disponibilità a giocare insieme, sperando di convincere gli altri a ritornare sui propri passi.

Ho scacciato queste interpretazioni, ritenendole svilenti nei confronti del medico che meritava ben altra considerazione.

Ero piuttosto risoluto a scriverne con quell’enfasi che mi prende spesso dinnanzi alle altrui epiche imprese.

Il medico e la nuova ricetta

medico che riscrive la ricetta

Se non fosse che…

se non fosse che, rintracciando la rassegna stampa sull’argomento per aggiornarmi, mi ritrovo dinnanzi un video.

Brevissimo, pochi secondi.

Un’intervista nella quale il medico si direbbe che sia ritornato sui suoi passi.

Anzi, a sentire quel che dice, azzarderei perfino credere che si sia rimangiato tutto quanto!

Per vedere il video intervista di Repubblica cliccare qui

 

Ho difficoltà a pensarla diversamente, ma non possiedo strumenti bastevoli per affermare che abbia agito nella prima versione soltanto per racimolare like e un’effimera notorietà, salvo rivedere le sue posizioni una volta ottenuto il risultato sperato.

Ne dubito: di professione è un medico, mica un politico!

Mi vien più facile ipotizzare – ma è un’interpretazione tutta mia e assai opinabile – che sulle prime fosse spinto dalle più nobili intenzioni, ma che successivamente abbia considerato quanto talune prese di posizione possano compromettere le proprie sicurezze professionali; la serenità domestica; il giudizio sociale di una collettività o di un ambiente lavorativo.

Senza mettere in conto, in aggiunta, le facili strumentalizzazioni, dato che di sciacalli pronti a lanciarsi su una vittima è pieno il mondo, incuranti della nobiltà degli ideali che hanno spinto ad agire.

Detto in tutta onestà e con non poco egoismo, spero sia andata in questa maniera: una volta tanto mi sentirei meno solo, e la mia solidarietà sarebbe più che mai sentita e accalorata.