Ignorante con Stile
L'ironia è sostenere che la bellezza salverà il mondo

Vorrei… ma non posso: ssssssssss silent party


Silent party sarà uno dei prossimi eventi nella mia città: musica per tutti ma ascoltata attraverso le cuffie.

Ciò che già accade per conto nostro mentre facciamo jogging, viaggiamo in treno, studiamo in biblioteca. O che vorremmo poter fare – ma non sta bene – a certi pranzi, in talune riunioni di lavoro, ai raduni parentali.

In questo caso non si è da soli ma in tanti, in una piazza. Una soluzione proposta pure sulle cime delle montagne, come quasi un anno fa avvenne nelle vallate limitrofe a dove vivo: silent encode, organizzato da Origami, un’associazione il cui motto recita “facciamocultura, con passione e un po’ di sana follia.

Certo, non è la stessa cosa d’ascoltare e ballare durante un concerto dal vivo, ma se oggidì per dare l’opportunità ai giovani di ritrovarsi insieme senza per forza celebrare una messa vocazionale si devono adottare soluzioni di compromesso… è pur meglio di niente.

Inoltre attesta una sensibilità fuori dal comune verso i piccioni, le taccole e i rondoni che di notte albergano nel vicino castello: la quiete loro e dei fantasmi ospitati nelle quattro torri del vecchio maniero è salvaguardata.

Dopotutto non è l’unico artefizio pensato per ovviare all’impossibilità di far ciò che si vorrebbe.

Non a tutti è concesso di poter sfogare con i propri simili le comprensibili, sane, istintive pulsioni: allorché gli impeti della natura si fan sentire ben vengano dunque bambole e pupazzi gonfiabili, ormai sempre più realistici. Offrono pure il vantaggio di averli a disposizione nel momento più propizio – aria nei polmoni permettendo – senza le altrui scusanti di emicranie, dell’afa o della stanchezza. Tra un’intesa passionale e il rischio della cecità è un accettabile compromesso.

Basti pensare ai tanti fedeli che per vari motivi non possono recarsi in chiesa: la rete di Stato consente loro di parteciparvi attraverso le sacre funzioni trasmesse in televisione.

Certo non è la stessa cosa, perché viene a mancare il fraterno scambio della pace, ma ha comunque i suoi vantaggi: non è il caso di mettere l’abito nuovo; di andare prima dalla pettinatrice; di condividere l’odore d’umanità di chi nella bella stagione suda ma ha in odio l’acqua e il sapone. Inoltre – questione non da poco – si risparmiano i soldi per l’elemosina.

Molti, nelle calamitose vicende che fino a poco tempo fa ci avevano costretti a tirar cinghia, avrebbero agognato delle vacanze come Dio comanda. Non essendo loro possibile conciliare il pagamento di bollette, affitti, mutui e, in aggiunta, nutrirsi e vestirsi… con il piacere di viaggi in terre esotiche, possono trovar giovamento da ottimi documentari, standosene comodamente sprofondati nella poltrona del soggiorno. Evitano altresì l’incognita dei vaccini, ché a detta di chi la sa lunga pare siano deleteri.

Dinnanzi al “vorrei, ma non posso…” ci sono sempre più escamotages. Condividi il Tweet

Chi è disoccupato può darsi al volontariato: resta impegnato tutto il giorno; segue degli orari; si affatica proprio come se fosse un lavoro. Vabbè, non è retribuito, ma la musica è la stessa!

Non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.

A qualche accomodamento tocca scendere: sia benedetta la società che riesce a offrire opportunità verosimili, come sarà divertirsi in piazza concorrendo nel silenzio contro il più austero dei cimiteri.

Perché pretendere l’originale se l’imitazione è somigliante?

Facebook ne è un esempio lampante: perfino il più timido dei mortali; il più asociale degli uomini; un orso inveterato… può vantare centinaia di amici che nella vita di tutti i giorni si sognerebbe. E anche i like ai propri commenti possono sostituire gli apprezzamenti reali, per chi smania di ricevere la quotidiana dose di consensi. Ché poi siano adulatori, opportunistici, di comodo… poco importa.

 

Il silent party sarebbe piaciuto a Orazio

 

Già, perché il poeta invitava a perseguire la dorata moderazione fonte di sicurezza:

«Chiunque ama l’aurea via di mezzo, sicuro sta lontano dallo squallore d’una casa troppo vecchia, sobrio sta lontano da una reggia oggetto d’invidia…».

In medio stat virtus.

La virtù è tra i due estremi: da una parte un concerto, con ragazzi che interagiscono mentre la musica aleggia nell’aere e altri giovani si prodigano su un palco a suonare… dall’altra il silenzio tombale di una città che si potrebbe credere appestata se non si conoscesse la sua essenza dinamica, aperta, emancipata, ma – ahimè – alquanto pudica nel mostrarsi.

Il silent party è la sentenza di Salomone fattasi concreta.

I saggi s’auspicano che questo approccio abbia a radicarsi sempre più nella società.

Nel mio caso ho sempre sognato di suonare in chiesa: non un modesto harmonium bensì un organo a due-tremila canne, ché sulla questione è sempre melius abundare quam deficere.

Siccome sono afferrato nella musica quanto certuni nella politica… finora mi sono astenuto.

Però il giorno radioso e splendido in cui saranno adottate le cuffie pure per ascoltare la messa – e almeno celestiali cori polifonici sopperiranno allo strazio dei rari fedeli che azzardano un canto – potrò propormi come organista, calandomi nel ruolo senza dover pigiare la tastiera e schiacciare la pedaliera realmente.

Cuffie a parte, è “il metodo” che ci si augura sorga e c’illumini ben prima del sol dell’avvenir.

silent party

Una flebile speranza già c’è: quest’anno girava voce che nella mia città non ci sarebbe stata la Fussan da bar – una Via Crucis in bicicletta che alle stazioni verso il Calvario anteponeva bar e locali – per ragioni legate alla sicurezza, alla quiete pubblica, al decoro urbano, al degrado morale, all’impennata delle natalità nove mesi dopo, all’impronta anarchica dell’evento, all’invidia degli astemi e via discorrendo.

Ebbene, secondo certi rumores – come avrebbe scritto Marziale – pare che taluni stiano contattando delle palestre per avere in affitto spazi idonei, apposta per organizzarla secondo lo spirito simile al silent party.

Tutti a pedalare sulle cyclettes, guardando un video che proietta i bar aderenti all’iniziativa; nel mentre si sorseggiano sciroppi di tamarindo o all’amarena, nell’illusione che siano cocktail alcolici.

E tanto tè, perché anche l’imitazione della birra ha la sua dignità.