Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

5 giorni per prenotare l’Inferno. In vita o nell’aldilà, dipende dalla scelta.


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L’annuncio è di questi giorni e riguarda una larga fetta della progenie d’Adamo e di Eva. Innanzitutto il variegato universo femminile. A sommi capi sono meno coinvolte soltanto le donne lavoratrici con stipendi di tutto rispetto; le mogli che hanno avuto il buon senso di accasarsi con mariti facoltosi, oppure quelle che al doppio cognome e al sedicente titolo nobiliare fanno corrispondere sul serio e non di facciata pure un cospicuo patrimonio; anche le madri di famiglia di rigorosa osservanza cattolica. Costoro saranno: a) meno interessate, nella migliore delle ipotesi; b) agguerrite antagoniste, come spesso accade a chi si ritrova in quelle onorevoli condizioni e fa fatica a mettersi nei panni altrui.

Il restante gineceo si suddividerà tra le indifferenti – nubili per scelta o rassegnate o, ancora, zitelle radicali, perpetue dei parroci, religiose consacrate – e quelle potenzialmente coinvolte. Ovvero donne e ragazze che potranno usufruire dell’EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, senza ricetta del ginecologo, senza test di gravidanza preventivo e – auguro a loro di cuore – senza sensi di colpa. L’ha stabilito l’Europa, madre della nostra identità collettiva, che è nei pensieri, nei sogni e sulle labbra di ciascuno di noi in questi giorni.

La casistica è varia: adolescenti e giovani; donne raggirate contro voglia, se non addirittura violentate; mogli in cerca di evasione o di una comprensibile relazione d’amore passionale, per quanto fugace e nascosta; educate signore della buona borghesia, magari con lodevoli coinvolgimenti nella militanza parrocchiale o nell’associazionismo devoto, cadute nolenti in tentazione in virtù del vecchio adagio “lo spirito è forte ma la carne è debole”. Oppure femmes fatales che a tutto pensavano, mentre coglievano l’inebriante piacere del momento, tranne di rischiare di restare incinte. Capita.

Ma anche uomini. Già, perché si tende sempre a non considerare l’apporto – eppure indispensabile e ovvio – di chi alla fin fine passa dalle parole ai fatti, cosicché verbum caro factum est. Tireranno un bel sospiro pure loro. Il compagno di classe infoiato, che a una festa riesce finalmente a dimostrare a se stesso, prima che alla ragazza che ci è stata, di essere uomo; il fidanzato accorato ma incauto, il quale, seppur con le migliori e tenere intenzioni, si è lasciato trasportare più del dovuto dalla foga. Magari con l’ingenuità del credere che fossero davvero le cicogne a consegnare pargoli avvolti in un tovagliolo a scacchi, mica la sua virilità fin troppo provata dalle quotidiane esperienze in solitudine. Ne gioverà l’amante, che nell’illudere la compagna d’avventure avrebbe rischiato di far pagare lo scotto delle sue scappatelle per sempre. O lo spiantato dal fascino irresistibile ma dall’assoluta incapacità di sostenere il peso di una paternità futura.

Le considerazioni, insieme alle scontate invettive, stanno fiorendo sui giornali e sul web, quindi è inutile riprenderle nel dettaglio, visto che non tocca a me fare informazione.

Dall’ala cattolica, giusto per citare Avvenire, la testata dal titolo più autoironico del panorama giornalistico, nulla di nuovo: la loro preoccupazione etica è trasbordante. Una serie di “distinguo” ammirevoli: se soltanto dai cavilli morali ci si spostasse, una volta tanto, nel mondo reale, nella quotidianità vissuta dalla gente strangolata dai bisogni primari, dalle incertezze sul futuro, dalle pressioni familiari e dal giudizio altrui, forse si acquisirebbe un’ottica differente. Bisognerebbe però entrare nelle umili vesti dei comuni mortali, e di chi vive l’angoscia di una potenziale gravidanza, con i mille travagli a seguire. Non guasterebbe tentare d’immaginarsi la vita e il futuro di un figlio non previsto e non desiderato, che grazie a questa pillola non ha neppure il tempo di formarsi. Invece gli strali nel preconizzare la banalizzazione dell’aborto si son fatti subito sentire. Eppure, rispetto alle altre pillole, in questo caso ci sono cinque giorni di tempo per rifletterci sopra: un vantaggio che la Chiesa potrebbe cogliere. Di solito sono incidenti tipici del giovedì o del venerdì sera, al massimo al sabato. Tutte le imprese che infine appagano richiedono un certo dispendio di energie e questa non fa eccezione: è piuttosto raro intraprenderle ad inizio settimana, almeno qui in Italia. Quindi nelle appassionanti e coinvolgenti omelie domenicali si potrebbe sfruttare l’oceanica compartecipazione alle messe per mettere in guardia i diretti interessati, quand’anche fosse l’ultimo giorno utile!

Mi si osserverà che sarebbe vano perché costoro non le frequentano, e chi va a messa di sicuro le pratiche turpi, prima o fuori dal matrimonio, evita di farle. C’è l’inferno in palio.

Allora – verrebbe da chiedersi – perché tanto clamore?

L'immagine è di Andrè Goncalves, L'Inferno, prima metà del sec. XVIII.
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