Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

8×1000


Non ho mai scritto qui di ciò che faccio di solito per portare un tozzo di pane a casa. Non che ci sia di che vergognarsi ma nel contempo la questione non assurge a chissà che vanto per giustificarne la menzione.

Stavolta mi permetto un’eccezione.

L’anno scorso infatti ho pubblicato il risultato di una modesta ricerca storica. Chi volesse saperne di più può ritagliarsi un po’ di tempo e addentrarsi nella lettura, magari scaricando il testo a parte:

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Avevo scoperto dell’eccidio di duecentosessanta valdesi, dei quali duecentodiciotto sotto i quindici anni – la gran parte infanti e bambini – avvenuto nel castello della mia città tra il maggio del 1686 e l’inizio della primavera dell’anno successivo.

La prima volta che rinvenni i dati, fino ad allora inediti, rimasi impressionato dalle annotazioni dell’età e dalla frequenza dei decessi. Immaginai l’atrocità delle morti: per fame e per sete; per mancanza delle più basilari norme igieniche; per il gran caldo estivo prima e per il gelo invernale dopo; per l’invivibilità, stipati com’erano nelle torri di un castello per nulla idoneo a rinchiudere duemila perseguitati per motivi religiosi.

Il dolore e la sofferenza dei genitori, il loro strazio nel veder morire figli talvolta partoriti nelle celle, talaltra arrivati appresso; famiglie strappate dalle località montane della Valle Pellice… insomma, fu un’esperienza terribile, disumana e vergognosa.

Tutto ciò accadeva nell’Età dei Lumi. In una ridente città dello Stato sabaudo immersa tra prati, campi e vigneti; una vita quotidiana rinfrescata dalla brezza della Controriforma, scandita dai rintocchi delle campane delle tante chiese e dei conventi sorti tra le protettive mura che isolavano la comunità dai nemici. Eterodossi compresi. Buoni per legna da ardere.

Questi “eretici” così assurdamente detestati hanno vissuto un passato di persecuzioni e di angherie. Ciò nonostante oggi sono una comunità vivace,  attiva, con un’apertura alle istanze della società e ai diritti civili che altre confessioni religiose non possono neppure permettersi di sognare.

Ho avuto modo di conoscere il loro impegno in ambito culturale e nella promozione della ricerca storica, capillare e sempre in divenire.

Ho sperimentato il piacere di rapporti cordiali e di una disponibilità inaspettata.

E oggi ho visto il breve video promozionale per le donazioni legate all’8×1000 alla Chiesa Valdese.

Semplice. Conciso. Esauriente.

E, ciò che più conta, di una coerenza cristallina.

Mi convinco una volta di più che sia passando dalle esperienze di sofferenza, di esclusione, di umiliazione che si possa, in seguito, palesare la propria onestà morale e intellettuale.

«Tamquam aurum in fornace probavit illos…»*.

Vale per i singoli come per le istituzioni.

D’altronde è di gran lunga più raro trovare contraddizioni e incongruenze morali in coloro che sono rimasti lontani dalle lusinghe del potere.


*Dal Libro della Sapienza, 3.6.
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