Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

A caval donato non si guarda in bocca


Il regalo è giunto imprevisto, inaspettato. Non a me, peraltro, ma a mia figlia appena maggiorenne, che ne è all’oscuro perché è via, in montagna, per qualche giorno ancora. E il vecchio adagio del titolo vuol essere la reinterpretazione della sortita con cui chi di dovere ieri ha trasmesso il dono.

Ero passato in municipio. Stavo transitando nell’atrio al primo piano quando mi son sentito chiamare dall’addetta alle notifiche. Per usare il termine politicamente corretto dovrei dire che la messa s’è rivolta a me per nome, ma si capisce quanto possa generare fraintendimenti l’uso del termine declinato al femminile.

La sua scrivania è collocata in un ambiente piuttosto austero: di fronte c’è l’ingresso all’ufficio del sindaco, dove – da un lato – il busto ad altezza d’uomo, in bronzo, di un suo predecessore ha la funzione di incutere un timore reverenziale, e dall’altro un’enorme teca dorata – un tempo era una specchiera – adesso conserva il gonfalone secolare, disteso in verticale, in tutta la sua opulenza di vessillo ricamato e bordato di passamaneria.

Accanto alla scrivania, su un possente piedistallo in marmo, troneggia una statua a grandezza quasi naturale, anch’essa in marmo chiaro, allegoria della Città, con elmo, corazza, spada. Giusto per dar ad intendere l’animo battagliero, almeno in un lontano tempo che fu, della comunità locale.

Ebbene, l’impiegata, impettita nella sua divisa blu scuro, mi consegna un presente per mia figlia. Accompagna la busta con una battuta che immagino fosse dettata dall’intenzione di divertirmi: «È la tessera elettorale… chissà quanto sarà contenta; non aspettava altro, vero?».

Forse avrei dovuto sorridere. La mia mancata reazione l’ha indotta a ripetere la chicca. Magari a quel punto era convinta che mi sarei sbellicato, sganasciato, finanche smascellato dalle risate.

Ed io? Anziché reagire almeno con un accenno – uno spiraglio insomma – di gaiezza in faccia, mi sono oscurato in volto.

Son fatto così. Mal fatto, di sicuro. Non so prendere alla leggera certe situazioni.

Eppure è indubbio che non vi fosse malanimo in cuor suo: era una battuta, innocua, e in virtù della reciproca conoscenza; quasi di certo neppure editata per l’occasione. L’avrà collaudata da tempo e poi sperimentata con un numero indefinito di genitori. Non faccio fatica neppure a ipotizzare la sequela di risposte.

Invece mi sono corrucciato. Con il viso scurito dal sole e la barba lunga so d’infierire sugli animi sensibili, in special modo quando, aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, m’incupisco.

No – perché – dico… va bene scherzare, ci sta. Ma con i tempi che corrono… una scheda elettorale… ovvero il diritto di votare… ebbè: come si fa a prenderla alla leggera! Una diciottenne, una tra le tante del nostro bistrattato Paese, quest’autunno potrà dire la sua. Potranno, lei e i suoi coetanei, fare la differenza.

Io proprio non ce la faccio a passarci sopra, a riderci su. È più forte di me: è una reazione istintiva, di stizza, di rabbia perfino.

Non possiamo più permetterci di scherzare, di fare battutine; di buttare tutto in farsa.

Mi chiedo se sia l’unico a vederla così – in tal caso dovrei cominciare a preoccuparmi per la mia sanità mentale, che di suo già non eccelle – oppure se la stiamo vivendo in tanti… questa situazione sia di spaesamento sia di timore per quel che potrà accadere di qui a qualche mese.

Così… per capire.

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L’immagine è di Markéta Machová, blogger su http://makyorel.blog.cz/

 

 

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