Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

A ciascuno il suo Natale


la coppia

Sono giorni frenetici questi, per me. In un ritardo senza precedenti nel fare i regali: è la tipica situazione in cui invidio al nostro Presidente del Consiglio la miriade di idee che mette in porto. Dal canto mio sono più a digiuno di un mendicante, che pur di non portare tagliandini alla Caritas per beni di prima necessità si tiene il vuoto nello stomaco. Non uno straccio d’ispirazione e neppure l’opportunità di lamentarmi. Sarebbe di pessimo gusto: ho la tredicesima, mentre c’è chi non ha neppure uno straccio di lavoro, manco precario. Non che con il mio tesoretto possa fare il grandioso, ma almeno qualcosa della lista di Babbo Natale dovrei concretizzarla, se solo conoscessi il contenuto delle letterine.

Adesso mi tocca pure accontentare degli amici che volevano leggere qualcosa sul Natale. Insistenti fino allo spasimo, insensibili al fatto che scrivere sotto commissione è fastidioso come salutare chi sei certo che non ti contraccambierà, almeno fino a quando non sarai reputato un’autorità come s’illude d’esserlo lui. Lo hanno preteso come dono da mettere sotto l’albero. Il fatto è che più ci penso e meno mi viene da parlarne. Perché è una ricorrenza talmente personale… un momento di fede così unico: rinasce il Salvatore del mondo, per la 2014ma volta. Instancabilmente, ogni anno, lo stesso identico giorno, con una puntualità svizzera. Ciascuno lo vive secondo la propria sensibilità: cosa si può dire? Che i più frettolosi, coloro che non hanno pazienza sufficiente, mettono il Bambin Gesù nella capanna quando fanno il presepe. Altri, a mio avviso più assennati, attendono dopo la mezzanotte del 24. Capisco l’imbarazzo di lasciare asino e bue accanto alla mangiatoia senza nessuno dentro, per giorni e giorni. Ma tutto sommato non è poi così assurdo che due bestie se ne stiano lì a far passare il tempo. Ruminano e soffiano su un cesto di paglia, troppo lontano dalla loro portata per potersela mangiare. Certo, la processione di pecorelle, di pastori, di artigiani, già tutti in cammino verso la grotta, potrebbe far sorgere qualche dubbio sul loro buon senso: cosa sono… dei veggenti? Beh, è gente che fatica, mica dipendenti pubblici, ergo si può benissimo supporre che si stiano portando avanti con il lavoro: alla Vigilia saranno già sull’uscio della capanna. Sono l’Italia che produce e che non si aspetta la manna dal cielo. Al massimo una cometa. Da parte mia non faccio il presepe perché se metto il muschio in casa poi l’abitazione si riempie di insetti fuori stagione e l’ambiente s’impregna di odor di muffa. Inoltre le statuine di plastica le trovo poco congeniali a rappresentare la natività: fornai, ciabattini, arrotini, cuochi con pentoloni, filatrici che se ne stanno in bilico sulle rocce di carta mi ricordano più una sagra paesana che non la sacra natività. Non capisco perché manchino i giocatori delle campanelle, chi tira a dadi o il venditore di zucchero filato: sarebbero elementi congeniali nel contesto fieristico. Faccio l’albero. Possiedo un abete sintetico che ha più o meno un quarto di secolo. A volte penso che sia d’amianto o di qualche altra sostanza tossica che andava alla grande all’epoca in cui lo comprai. Una volta addobbato e illuminato, ci mettiamo i regali sotto. Una montagnola che si accresce poco a poco e causa una curiosità pruriginosa in casa, perché i pacchi dicono poco, all’esterno. Un gioco sadico di attesa: non riportano biglietti e dunque non se ne conosce il destinatario. Siccome da noi si ha l’abitudine di farci pure dei regali per se stessi – tanto per spacchettare qualcosa di cui si avrà la certezza di non restare delusi – il cumulo di sorprese non garantisce che siano equamente suddivisi tra i componenti del bizzarro nucleo familiare.

Da stamattina, approfittando dei giorni di vacanza, gironzolo per la città in cerca d’ispirazione. Non pretendo di cadere da cavallo sulla via di Damasco, eppure non disdegnerei una folgorazione. Anche soltanto leggera. In più, come se non bastasse il deserto delle idee, a frenare la predisposizione mistica a ricevere la grazia sopraggiungono mille distrazioni, a cominciare dallo scambio degli auguri con tutti coloro con cui ci s’imbatte. Per carità, è positivo: rispetto a non trovare una frase di commiato per congedarsi da una conversazione, quella degli auguri è una soluzione fantastica. Fa sempre piacere e chiude ogni spiraglio successivo. Si dovrebbe incentivare la salutare consuetudine di fare gli auguri senza aspettare soltanto Natale: auguri di buona digestione dopo i pasti; di felice copulazione con il calar del sole; di tante belle cose quando t’imbatti con qualcuno con un curriculum in mano, o auguri di ogni bene se lo incroci nei pressi di un bancomat. Infine, in questi giorni, abbiamo l’opportunità di ascoltare, nolenti o volenti, le musiche natalizie. Credo non vi sia nulla capace di farci apprezzare l’incommensurabile valore del silenzio come le pastorali e le nenie del santo, bianco o celeste Natal!

A questo punto dell’articolo, per non smentirmi, sopraggiungono gli auguri di liete e felici feste natalizie.

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