Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

A ciascuno la sua maschera


«Diciamocelo, francamente: che passi in fretta questa legge sui pari diritti per le unioni civili, tutta o in parte, ché ormai siamo stufi di sentirne parlare».

Più o meno è questo il succo dei discorsi ascoltati da chi di quando in quando legge un giornale o vede un notiziario, mentre una bella fetta di persone manco sa chi sia la Cirinnà. Pare impossibile soltanto perché, seguendo le vicende del decreto, ci si fa coinvolgere, e di conseguenza si tende a credere che l’universo mondo sia infervorato al pari. Non è così. Non oggigiorno, dove al massimo sono le notizie di cronaca nera a mantenersi vive. Un infelice ossimoro. Il rimanente viene a noia, come gli spaghetti al tonno per un universitario fuori sede; oppure dà fastidio al pari dell’annuncio reiterato dell’abbonamento Rai nelle bollette della luce.

Dunque noi… sposati e accasati… perché dovremmo ancora perder il sonno o l’appetito per le unioni civili?

Perché farmi coinvolgere? Beh, perché fino a un certo punto la questione rende: fa curriculum impegnarsi in una battaglia sociale. Inoltre, rispetto a difendere i panda dall’estinzione o i ghiacciai dallo scioglimento… in cuor tuo speri sempre che qualche amico gay si sdebiti con un aperitivo.

Fino a un certo punto – dico – perché oltre si rischia di passare per uno di loro: e allora vada la solidarietà, ma non il fraintendimento. Un po’ come per i profughi: l’importante è non averci a che fare direttamente. L’ideale è un’adozione a distanza: metti la coscienza a posto e fai del bene a casa loro. Un ragionamento verde come l’erba della Padania. Nel mio caso, che già son scuro di carnagione, finisco per essere scambiato per uno di loro: dopo chi m’inviterà più ai vernissage!

In aggiunta va detto che mia figlia quest’anno sarà maggiorenne, quindi neppure la questione di farla adottare da un ipotetico partner, qualora le congiunture della vita mi portassero a “unirmi” con qualcuno, mi toccherebbe. Non vede l’ora di essere indipendente. Ora poi che pure la stepchild adoption è stata stralciata, decade un’ulteriore motivazione.

Dico di più: ho ormai un’età che mi pone fuori tempo massimo se mai accadesse di svoltare in modo così drastico, perché immagino che con la calvizie, la pancetta, la barba grigia, il russare di notte… faticherei a trovare perfino un’altra compagna, figuriamoci un compagno. E con il passare degli anni il carattere peggiora, e so d’essere tutto tranne una persona amabile. Squattrinato e somigliante ad Adone come il giorno alla notte, perché mai dovrei scaldarmi troppo per i pari diritti alle coppie omosessuali? Non ne avrei alcun tornaconto. Anzi, eliminando l’obbligo della fedeltà – recente e salutare trovata dei nostri politici –  avrei soltanto da perderci. L’unico guadagno, lontani come si è dalla somiglianza con il matrimonio, sarebbe il risparmio nelle bomboniere e per l’abito degli sposi.

Perché, sia chiaro, per chiunque è fondamentale calcolare i vantaggi personali: se non ci sono, non ha senso impegnare energie, idee, tempo per il sostegno morale alle unioni civili. Il proprio “particulare” in senso positivo è esistito soltanto nella testa del Guicciardini*.

Beh, certo, mi si dirà che l’indifferenza per le sorti altrui alla lunga penalizza ognuno di noi, come canta Christy Moore in Yellow Triangle:

«… Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi.

Quando vennero per gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi.

Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, gli utopisti, i ballerini, distolsi gli occhi.

E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno…»,

ma è scontato. O dovrebbe esserlo, insomma.

Invece, se provo a rimuovere il mio notorio cinismo, ecco che c’è un aspetto che mi convince a sostenere questa battaglia di civiltà, di cui dovremmo essere tutti grati ai movimenti LGBTI.

Infatti le dinamiche che investono, corrompono, ammorbano la discussione in parlamento disvelano la bassezza, la mediocrità, l’ipocrisia della classe politica ben più delle tangenti e delle corruzioni; dei complottismi e dei tornaconti faziosi; dell’incongruenza tra le dichiarazioni pubbliche e l’effettiva dimostrazione di buona volontà di cui son soliti farsi belli i nostri rappresentanti.

Qui è lampante la servile sudditanza morale e ideologica alle gerarchie d’Oltre Tevere. Almeno ai miei occhi, sebbene miopi.

Perché i finanziamenti alla scuola privata alla fin fine ci commuovono: vorremmo mica che i pupilli della buona società si mescolino con i nostri figli!Giammai. Né siamo senza cuore al punto di costringere gli insegnanti di religione a patire lo stress di un concorso pubblico, visto che s’accontentano del magro stipendio da docente qualsiasi, ed è svilente di suo. Non vale la pena nemmeno indignarsi se le salme imbalsamate dei santi girino a spese della collettività in lungo e in largo per l’Italia. Lo Stato dopotutto concede l’opportunità a cittadini ormai defunti di transitare nel Bel Paese anziché marcire sotto terra… è un servizio unico al mondo. Quale nazione è tanto progredita? Ce la invidiano tutti una pratica sì benevola e originale! E se dell’8 per mille pure una parte non destinata espressamente a favore della Chiesa finisce comunque nelle sue tasche… ehhhhh… chi non ha visto le pubblicità strappalacrime? Facciamo spallucce e comprendiamo: ci son pochi preti e meno suorine, che diritto avremmo di sottrarre loro dei fondi per il sostentamento?

Ora, grazie al decreto Cirinnà, ciascuno svela il volto dietro la propria maschera. E dobbiamo essere riconoscenti ai “diversi”: senza di loro non l’avremmo capito tanto chiaramente. Adesso sta a noi assistere omertosi o lottare verso le prossime sorprese che una buona parte dei politici – membri di una nobiltà nera pure finta e farlocca – ci riserveranno: non aspettiamoci però che in futuro, tanto per citare un’altra questione etica, i malati terminali riusciranno a richiamare l’attenzione come hanno fatto gli omosessuali. Questi chiedono di vivere in pace, e giustamente alzano la voce; quelli di morire in pace, e vorrebbero non sentire altre voci che quelle della propria coscienza, a fine vita. In entrambi i casi senza togliere diritti agli altri. Ma persa questa battaglia etica, che è di tutti proprio per la sua essenza di difesa della laicità, non sarò affatto fiducioso per le successive.

Magari alla stragrande maggioranza del Paese sta bene così. In tal caso:«Ite, Missa est».

Però a questo punto, negli anni a venire spero che gli omertosi, i disinteressati, gli apatici, chi è scocciato … abbia la coerenza di rispondere: «Deo gratias».

Nulla di più, nulla di meno.


Per approfondimenti, ricerche, aggiornamenti:

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è un punto di riferimento nell’ambito dell’attivismo LGBTI.

 

 

 


 

 

* GUICCIARDINI, FRANCESCO, Ricordi, Mursia, Milano 1994, pp. 16-17.

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2 Commenti

  • Luca, i miei più sinceri complimenti.
    Un articolo stupendo, non posso fare altro che condividerlo nella nostra community adotta1blogger.
    Nella speranza che venga letto da molti.

    • Luca Bedino

      Grazie, come ben sai ammiro il tuo saper narrare, quindi l’apprezzamento è ancora più gradito. E’ svilente constatare quanto questo Paese, che ama definirsi civile, sia ancora ostaggio di una mentalità anacronistica e vassallatica così lontana dal progresso e dalle istanze della nostra epoca. Speravo, in cuor mio, che i tempi e la Ragione fossero maturi, invece temo che la condizione attuale sia perfino più anacronistica di quanto sembri.

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