Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

A proposito dei miei amanti: “si dice il peccato ma non il peccatore”


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Sono stato prescelto per partecipare a una catena di sant’Antonio. Non sono né il primo né l’ultimo, ça va sans dire. Il problema è che sono insofferente alle catene.

Non me ne si voglia: non ho nulla da eccepire su chi vi partecipa, su chi si fa legare e nemmeno su chi si fa frustare. Il problema è tutto personale e la colpa sta in questa mia stramaledetta manìa di dare un peso alle parole, che non sono mai casuali; hanno un loro perché, pur se velato: in questo caso “catena” mi fa pensare al diventar schiavi… qualunque cosa sottintenda. Basti dire che non ho neppure mai indossato quella d’oro della prima Comunione. Ciò non toglie che mi faccia piacere l’inclusione, perché la interpreto come il frutto di una selezione. Però declino l’invito, consapevole di apparire un misantropo, oltre che incauto perché spezzo la catena. Ai promotori a monte potrà essere di consolazione sapere che, così facendo, carico sulle mie spalle tutta la sfiga, la ièlla, le disgrazie che il gesto scellerato comporta. Ciascuno deve accollarsi le responsabilità delle proprie scelte e delle conseguenze che ne deriveranno, sennò è uno sprovveduto. O un vigliacco. Interrompere una catena di sant’Antonio equivale a firmare un abbonamento di disgrazie più consistente dell’invio di enciclopedie al proprio domicilio. Già… lo dicono in tanti e, da che mondo è mondo, il parere e il consenso dei più pare sia garanzia di giustezza. Perfino i politici ne fanno una ragione di governo. Peraltro una dose di malasorte supplementare in questi ultimi mesi non farà neppure la differenza: in fin dei conti – di peggio – potrei solamente ricevere un avanzamento di carriera.

La catena in questione richiedeva di rendere pubblici i nomi dei propri amanti. Il fatto è che sono più pudico di quel che sembra e l’idea di palesare all’universo mondo non le generalità delle fortunate o sfortunate – bisognerebbe sentire la loro versione – che hanno condiviso avventure galanti con me in un passato alquanto remoto, bensì degli amanti – perché è d’obbligo declinarlo al maschile – mi costa fatica. Insomma, non me la sento. La lista dovrebbe includerne dieci e qui sorge la prima difficoltà. In base a che criterio annoverarli? Quelli che mi hanno coinvolto di più? Oppure quelli che sul momento richiedono un approccio con i guanti di velluto? Quelli che fin da subito t’irretano per fascino però temi di affrontarli perché pensi di non essere all’altezza? Oltretutto dieci sono davvero pochi: ne ho amati parecchi di più. Questo sì, lo ammetto con la malcelata modestia che si addice a un cultore del genere. Ne ho tuttora, con buona pace per i moralisti. Alcuni li ho scelti io; con altri è stata attrazione a prima vista quando sono comparsi all’improvviso, inaspettatamente, e mi hanno sedotto. Spesso si sono rivelati la sorpresa più gratificante. Certuni li ho desiderati follemente ma, a causa degli impegni della vita o perché richiedevano del tempo che non avevo, ho dovuto attendere un bel po’ prima di farli miei. In particolare ve n’erano che sapevo essere molto esigenti e ho avuto modo di appagarmi di loro approfittando dei periodi estivi: ne ricordo uno, il classico “vissuto” di vecchia data, talmente seducente ma altrettanto “sulle sue” che divenne il mio amore estivo per tre anni. Era di quelli che non si concedono facilmente, anzi. Ogni anno si presentava con una prosecuzione di sé fatta di tante personalità distinte ma collegate, al punto che credevo fosse tempo perduto seguirlo, mentre invece ogni volta risultava ritrovato, non appena si riprendeva il rapporto, estate dopo estate. E mi seguiva dappertutto, pure nei viaggi più lontani. Potevo approfittare della sua presenza in vacanza: un amore proibito, difficile, ostico ma proprio per questo ancor più desiderabile. Ne ricordo un altro che mi fece perdere la testa tanto da influenzarmi perfino nell’approccio alla vita, rendendomela diversa da com’era prima: le mie battaglie contro i mulini a vento acquisirono un valore aggiunto rispetto al passato. Di uno rammento – ah… il solo pensarlo mi rievoca sensazioni profonde – che mi lasciò un segno indelebile: era un vero gentiluomo, la cui vita e opinioni mi entrarono nel cuore, condizionandomi come solo a chi si ama visceralmente glielo si può concedere.

Non mi hanno mai tradito o deluso – loro – ma non ne renderò pubblici i nomi perché, al contrario, io li ho cornificati con caparbia disinvoltura. Niente da fare, quando si è libertini fino al midollo non ci si può trattenere, nonostante i rischi del caso, come diceva un ben più accanito seduttore e conoscitore del genere, monsieur Molière: «Libri e matrimonio non vanno d’accordo».

 

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