Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

A seguire la corrente finisci nella rete


Un blogger romano, che ha la bontà d’animo di seguire questo spazio virtuale, in risposta a uno dei miei ultimi articoli ha avuto la compiacenza di suggerirmi di scrivere di cartoni animati. Apprezzo il tatto per l’invito a cambiare tono, e per dimostrarmi altrettanto cortese cerco di accontentarlo… per come potrò esserne capace.

Il cartone l’ho selezionato perché lo stile riprende quelli della nostra infanzia, quindi c’è la saudade necessaria per strappare una lacrima. Invero c’è pure per il contenuto: il rimpianto nostalgico di quando si chiacchierava con qualcuno e non accadeva che ogni cinque secondi costui abbassasse lo sguardo per scrutare lo smartphone.

Pratica fastidiosa, cafona, rimarchevole. Si contano a decine coloro che non frequento più proprio per questo. Non è per “far la diva”, bensì perché gli “smanettoni” li ritrovo collegati anche in altre circostanze, senza bisogno di muovermi da casa. Per giunta con il vantaggio di poter pure tirare l’acqua dello sciacquone.

Confesso di avere un pessimo rapporto con il mondo digitale e le applicazioni social.

Le uso poco e male.

Mi è capitato di lasciare basito più di un contatto – e l’ho appurato soltanto a danno fatto – per aver messo un punto finale in una conversazione su WhatsApp. Non si fa, lo so. Viene interpretato come un atto ostile, di sommo distacco. È che a me certe regole appaiono dure da sopprimere.

Lo stesso m’accade con la chat su Messanger: non ho mai idea di quando dovrei interromperla. Pare scortese non proseguire e così, dopo i convenevoli di commiato, ci si scambia ancora le faccine delle emoticon – sentendomi il più delle volte un perfetto idiota – e soltanto dopo aver esaurito l’ultima strizzatina d’occhio sorridente penso sia opportuno dare un taglio, prima che scendano in campo quelle animate.

E Instagram? Le foto delle leccornie – che vanno per la maggiore – mi appassionerebbero di certo se fossi un cuoco, ma non sapendo cucinare scarto immagini di cibo che non ho preparato con le mie mani, con il rischio di passare per un anacoreta; nel mentre provo un misto di compassione e di stupore vedendo dal vivo gli sforzi, le fatiche e l’abnegazione di coloro che al ristorante lasciano raffreddare un piatto perché intenti a fotografarlo ad uso e consumo dell’ammirazione – o dell’invidia – dei propri follower.

Vorrei invece usare con maggior intensità Twitter. Quando si è di buon umore e si ha parecchio tempo a disposizione è coinvolgente immortalare aforismi in 140 caratteri. Una sfida, per uno prolisso come me. Purtroppo però è assai raro avere in simultanea la giusta predisposizione d’animo e il tempo per farlo.

Per giunta è richiesta un’interazione pressoché costante per ottenere una visibilità dignitosa dalle proprie perle di saggezza: tenuto conto che ho perfino disattivato le notifiche per non essere importunato… sono l’esempio in negativo di un utilizzo oculato. Qualora un vero uccellino cinguettante fosse correlato al mio profilo, proprio come l’angelo custode lo è alla mia anima, sarebbe già volato in lidi lontani.

Il mio passerotto di Twitter è imbalsamato, per capirci.

Sono una frana. M’ero inserito anni fa su LinkedIn per un’unica ragione: ero satollo degli inviti nella casella di posta elettronica apposta per attivarne l’iscrizione. Pur di non riceverne più ho compilato alla meno peggio i dati necessari per ottenere una bastevole dignità professionale, in attesa di spiccare il salto verso carriere lavorative di sicuri guadagni e svettanti successi.

Subito dopo ho abbandonato il mio vecchio indirizzo e-mail: là languiscono pro omnia saecula saeculorum coloro che lo hanno visitato; inviato proposte; compilato encomiabili dichiarazioni di merito sulle mie competenze. Non l’aggiorno dai tempi del diploma elementare. O forse poco più.

Evito di parlare dei servizi di Google+: la mia autostima è sottoposta a dura prova ogni volta che metto piede nelle mie cerchie virtuali. Il riscontro che ne deriva è pari allo scambio della pace durante la messa: non va oltre il vicino di banco.

Del social network più famoso invece è nota la mia ammirazione, non fosse perché lavora gratuitamente per conferire fama imperitura e visibilità sconfinata al mio blog, visto che non ho mai pagato per sponsorizzarne pagina o articoli. Siccome aborro gli ingrati, è giusto riconoscerne i meriti.

Certo, adesso che vanno per la maggiore le dirette, confesso di nutrire qualche perplessità sulle sue funzioni. Perché mai che mi sia capitato di seguirne una appassionante, coinvolgente, gratificante. In una parola: utile. Non perché non ce ne siano… è che me le perdo!

E siccome non mi è dato di sapere fino a quando avrò aria nei polmoni… l’idea di aver magari investito gli ultimi minuti della mia vita a guardarne ed ascoltarne una su Facebook, mentre decine di cuoricini si librano in volo dinnanzi al protagonista, non rientra tra le mie priorità.

Già, perché il cartone animato proposto la butta tutta sui mancati rapporti umani in chi diventa un navigatore compulsivo, e sul baratro in cui precipita senza avvedersene chi ne è dipendente.

Tutto vero. Ma – a parer mio – il danno perfino peggiore dell’eccessivo smanettare è un altro: lo spreco di tempo prezioso.

E chissà che non si scelga di esserne dipendenti perché ci si illude che sia illimitato.

Oppure perché non si sappia come riempire il vuoto.

O, semplicemente, non ci riflettiamo abbastanza sopra.

Il dramma è che il tempo, piaccia o meno, è irrecuperabile.

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2 Commenti

  • lucaaaa! mi fai morire!
    e so pure qual’è il blogger romano!
    io non ho capito perchè mai dovresti cambiare il tuo modo di scrivere!
    e poi oltre il fatto dei social…. ci schiaffiamo pure la tecnologia??? a me vince sempre… uffa, coi giga, o con sempre nuove funzionalità,…. che io ancora non so che vuol dire quando mi dicono grazie dello share… una volta ho risposto? guarda che io non ho fatto nulla eh… colpa di qualcun altro…
    non conosco il cartone pero…!
    sbaciuz!

    • Ignorante con stile

      Ahahah… “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!”: attenta a certe frequentazioni
      Alla fin fine per me è stata un’occasione per introdurre una tematica che sento molto. Sabato scorso son stato invitato alla presentazione di un progetto legato al nostro rapporto con il digitale, del quale tratterò a parte tra qualche settimana: il cartone animato quindi funge da premessa. Buon fine settimana e stammi bene. A presto!

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