Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Abbraccialo. Stringila. Diglielo.


Mi riesce difficile comprendere il perché, nella nostra società, chi più chi meno – crescendo – tenda a perdere la confidenza e l’approccio fisico che tutti avevamo in giovane età, almeno di non aver vissuto in un grigio orfanotrofio privati di qualsivoglia stimolo emozionale, come un David Copperfield qualunque.

Non mi risulta ci sia una legge che vieti di abbracciarci reciprocamente; di stringerci forte; di palesare l’affetto per chi abbiamo vicino che non siano i nostri cari, verso i quali è naturale esternare i comuni sentimenti, come lo è a favore dell’anziana prozia prima di farla entrare dal notaio, secondo una prassi scontata e raccomandabile.

Neppure – mi pare – esistano al momento attuale tasse o balzelli da versare per ogni dimostrazione empatica che vada oltre una stretta di mano in strada o lo scambio della pace durante la messa. Per ora: mai porre limiti all’intraprendenza dei governi!

Non di meno, man mano che trascorrono gli anni, in noi aumenta il senso del pudore.

Nelle situazioni reali, certo.

Sui social network invece, per una qualche non ben chiara macchinazione del destino, perfino troppi lo perdono non appena si apre la home di Facebook, come accade per la verginità alle sposine… la prima notte di nozze.

Il pudore. Già. In questo caso non mi riferisco alle gote infuocate della giovane messa a disagio da una frase detta con esagerata spontaneità, di cui non s’era valutato l’effetto imbarazzante. Oppure al biancore improvviso di colui che, senza impegno o sforzo, ha liberato dell’aria corporea proprio nell’unico momento di silenzio durante un’affollata funzione religiosa.

Neppure alludo, di contro, a coloro che con eccessiva disinvoltura allungano sonore paccate sulle spalle altrui, ché verrebbe l’istinto di mozzar loro gli arti, se solo si potesse agire senza incappare in processi lunghi, costosi e dagli esiti incerti.

Piuttosto il mio è un rimando alle condizioni di forte empatia; alle circostanze nelle quali un caloroso, avvolgente, sentito abbraccio avrebbe il potere di lenire un dolore; di rinsaldare un’amicizia; di sigillare un momento catartico. E invece, proprio per pudore, si teme d’essere giudicati male; di essere fraintesi; di dare fastidio… e si desiste.

Dispiace. Molto. Perché è in quell’unico, irripetibile, magico frangente – quando dentro di noi sentiamo la spinta a stringere forte l’altro, e percepiamo che pure chi abbiamo dinnanzi provi questa singolare pulsione – che dovremmo superare la timidezza, l’amor proprio o il rispetto umano. E lanciarci a braccia aperte, senza esitazione.

Chi lo sperimenta conosce qual è la natura pura e interiore dell’impagabile calore emanato da un abbraccio, se calibrato abbastanza da non stritolare l’altro come le spire di un’anaconda farebbero con la preda, s’intende.

E lo stesso pudore lo riserviamo alle parole. Gli innumerevoli “non detti” caduti nel vuoto, che avrebbero fatto la differenza in un rapporto d’amicizia. Quasi che l’idea di esternare a chi frequentiamo i nostri sentimenti; l’ammirazione più sentita; la gioia di poter passare del tempo insieme debba per forza coincidere con una dichiarazione d’amore. Oppure ci tratteggi come deboli, sentimentali, poco virili.

Si direbbe che far conoscere a un amico il nostro piacere di essere tali possa concretizzarsi soltanto andando in vacanza o trascorrendo il Capodanno insieme; condividendo cene pantagrueliche con conseguenti, indimenticabili, epiche sbornie; trascorrendo infinite ore a far da confessore, consigliere e analista degli altrui crucci. Oppure rinunciando a sedurre la di lui fidanzata.

A mio avviso voler bene a qualcuno è importante, ma farglielo sapere è ancora meglio. E ciò senza per forza fare appello alla retorica o all’enfasi, oppure attendendo la situazione eccezionale: il passaggio di una cometa, l’elezione di un papa, una frase sincera di Renzi, o eventi di pari rarità.

Perché, poi, non sempre ci sarà dato di rimediare: talvolta infatti la vita riserva sorprese capaci, purtroppo, di scombinare i nostri progetti.

E il rimpianto è sempre più struggente e logorante del rimorso.

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Photo by Etheriel

 

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