Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Acta est fabula


 foto barbari

 

Mi trovo ai limiti del deserto mosaico, affacciato su un mare cristallino gremito di ogni qualità di pesci, eccezion fatta per il Leviathan. Almeno, qui, da queste parti, non s’annida nessun mostro, dei dell’Olimpo permettendo. L’intenzione comunque era, fino ad ora, di limitarmi a una breve vacanza, una sorta di temporaneo esilio volontario. Adesso invece cercherò di unire l’utile al dilettevole, ovvero, mentre mi concedo una pausa vedrò di appurare come ottenere la cittadinanza in questo luogo ameno. Stamattina mi ha raggiunto la notizia dell’espulsione di un figuro che nella mia città ha provocato ingenti danni all’arredo urbano, e non mi riferisco a progettazioni azzardate di spazi pubblici, ché quelle si subiscono senza colpo ferire, bensì alla distruzione barbara di vetrine espositive; non pago, ha assalito anche un’anziana signora; infine ha importunato diversi passanti più di quanto avrebbero potuto i raccoglitori di firme per le liste elettorali, nelle settimane antecedenti. Il mostro ha seminato terrore, paura, sconcerto, tanto che c’è stato chi, rispolverando le reminiscenze scolastiche, lo ha paragonato agli unni. Un novello Leone lo ha fermato, senza mostrare crocefissi ma la carta bollata delle norme legislative. Eh, i vantaggi di vivere nel progesso!

L’episodio mi ha molto sorpreso e trovo abbia dei risvolti positivi: innanzitutto la tanto vituperata burocrazia e gli odiosi burocrati dello Stato spesso additati come inefficienti e inconcludenti hanno dimostrato l’inconsistenza di certa demagogia spicciola e approssimativa. In un battibaleno infatti sono state fornite risposte chiare e efficaci. In secondo luogo il primo cittadino, ancora fresco d’insediamento, ha sbaragliato le prefiche ignare che le esequie dei propri cari fossero ormai concluse, continuando i loro lamenti, strazi e urla. Poi c’è da dire che la folla, atterrita e barricata nelle proprie abitazioni per evitare di subire ferini attacchi, ha lanciato il suo grido di dolore e questo è stato ascoltato. Prevenendo il linciaggio che di qui a poco sarebbe avvenuto. Pollice verso, popolo fremente, la Lex trionfante: la nuova Pax Augusta inaugura l’età aurea sotto i migliori auspici.

Ho appreso che il barbaro è stato spedito in esilio, tra le lande desolate dell’Illiria da dove proveniva. Spiace che non gli abbiano cavato gli occhi: caso mai pensasse di ritornare non avrebbe trovato la retta via. Perché potrebbe tornare. Qualsiasi persona assennata non lo farebbe mai dato che, anziché essere curato, lo si è espulso come un grumo tumorale, un’escrescenza cancrenosa che avrebbe contaminato l’organismo sano e florido di questa comunità ospitale e umana. Roba da inorridire, umanamente parlando. Ma lui sano non lo è, altrimenti non si sarebbe comportato così. Poteva rovinare intere famiglie, distruggere la vita di molte persone, ma per farlo senza colpo ferire gli sarebbe toccata una giacca e cravatta, una posizione di rilievo in un’azienda o in una banca, il potere di licenziare, di rivendicare il pagamento di un’ipoteca, di alzare i tassi di un mutuo. Essere, insomma, un cittadino sano di mente, esemplare e stimato da tutti. Un pazzo invece rompe vetrine, assale delle anziane e spaventa cittadini. Lui lo si può cancellare dalla vista e riprendere sogni tranquilli, ché esseri pericolosi di rovinarci per sempre non si vedono in giro. No. Li identificheremmo subito. Sicuro!

Ah, dicevo all’inizio, mi piacerebbe ottenere la cittadinanza qui, a مرسى علم, in questo parco naturale splendido. Capitasse mai che al ritorno, complice un’insolazione capace di peggiorare la mia già mal inclinata natura, perdessi il senno sulla luna, accetterei di buon grado pure io un foglio di via. Lontano dalla gente per bene, ai limes del deserto assolato e inabitato.

Una relegatio, tanto in auge e cara al Pater Patriae di antica memoria.

Vale.

 

 

L’immagine è di Joseph-Noë Sylvestre, Barbari che saccheggiano Roma, 1890

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