Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Ahi biblioteca nel castello, di dolore ostello


Ero in viaggio nelle Fiandre quando mi ha raggiunto una notizia singolare: la biblioteca nel castello della mia città potrebbe essere spostata altrove.

Dove abito è raro che accadano eventi così eclatanti da scuotere il torpore in cui stiamo adagiati: l’ultimo più significativo fu – a parer mio – la sedicente apparizione di una madonna a Maria Batzella, presso la cappella di San Giuseppe.

Allora l’occasione infiammò gli animi, divisi tra chi parteggiava per la Vergine apparsa quattro secoli prima e chi caldeggiava la nuova comparsa.

Ora gli articoli sui giornali pare abbiano destato appassionate rimostranze in molti concittadini: una reazione altrettanto inaspettata, in ragione della proverbiale tranquillità dei nostri abitanti, che di norma hanno un sussulto soltanto quando una serata di festa sulla pubblica via si protrae oltre il calar del sole.

Personalmente preferirei star fuori dalla querelle, un po’ per la presuntuosa ambizione di voler spirare serenamente quando sarà il momento, un po’ perché sono un pessimo frequentatore della biblioteca. In ragione però proprio del fatto di non appartenere alla categoria di chi sceglie la biblioteca come seconda casa, mi è venuto lo sghiribizzo di palesare alcune ignoranti considerazioni.

Il pensiero di un cittadino qualunque

Lo metto nero su bianco e lo ribadisco ancora: quanto scrivo qui è solo e soltanto il punto di vista – peraltro opinabilissimo – di un comune mortale che in un sabato pomeriggio d’inizio settembre diserta i lavori in giardino per darsi al sollazzo virtuale qui sopra. Detto ciò…

«In manus tuas Domine commendo spiritum meum».

Secondo me una biblioteca va bene ovunque se non si è degli amanuensi che per ragioni pratiche necessitino di libri a pronta disposizione per ricopiarli o per avvelenare i ghiottoni del sapere proibito. Realtà che mi pare non sussista dove vivo, a meno che la mentalità medievale di parecchi giustifichi una riproposizione contemporanea di quanto accadeva negli scriptoria.

Un conto sarebbe stata la chiusura della biblioteca: in tal caso un’alzata di scudi, scioperi della fame, discese in piazza, sampietrini divelti e fatti volare sarebbero il minimo per attestare il viscerale e vitale attaccamento alla cultura della popolazione.

Attaccamento forse un po’ più tiepido nel corso dei passati decenni, allorchè nessuno ha speso un filo della propria cristallina voce, magari pure autorevole, per rimarcare la sempre più eclatante diminuzione del personale, il cambio di orari, l’assenza di un direttore, le risorse tagliate che andavano a scapito dell’acquisto di libri. Una situazione – va detto – in piena sintonia con il panorama nazionale. Anzi, qui è meno peggio che altrove!

Un silenzio da biblioteca, è il caso di dire.

Come mai questo improvviso amore per la biblioteca?

Siccome mi astengo da considerazioni politiche, lo faccio da blando frequentatore, dato che i libri preferisco comprarli.

Neppure da studente riuscii mai a concentrarmi in questa biblioteca perché l’accesso diretto agli scaffali e l’approccio corale di alcuni nelle sale mi stornavano dalle sudate carte.

Ebbene, la biblioteca nel castello, almeno per me, è vista come dispensatrice di libri “aggggratis”.

Anziché essere un luogo di fruizione del sapere, di possibilità di scambio di conoscenze, di opportunità per calarsi in una dimensione intimistica della lettura in silenzio e in pace, qui si viene in un castello – il che di suo ha già dello straordinario – e si prendono in prestito dei libri. Oppure si occupano dei tavoli per studiare testi che ci si porta da casa.

Or dunque – e mi farò molti nemici con questa affermazione – parliamoci chiaro: della biblioteca, ai più, non importa una “beata fava!”

studio in biblioteca

Una considerazione vergognosamente audace

Le prove? Allorché nel passato la biblioteca organizzò eventi di spessore culturale, ben pochi degli oriundi hanno posato i loro serafici glutei sulle poltrone della sala conferenze.

Altrettanto rare le persone del luogo che hanno nutrito le proprie conoscenze con le presentazioni di libri. E pure sulla qualità della proposta bibliografica ben pochi utenti avanzano esigenze peculiari.

E dei tantissimi universitari che hanno terminato i propri studi… quanti se ne sono rivisti, negli anni a seguire, a frequentare la biblioteca per prendersi un libro che non fosse una guida turistica, giusto per non comprarla?

Tutto legittimo, perché nessuno ha l’obbligo di perpetuare un attaccamento alla biblioteca quasi fosse un patto di sangue. Però, poi, per piacere, questo stracciarsi le vesti… consentitemi di affermare che suoni un tantino inappropriato.

Mercato del pesce al posto di una biblioteca

In un castello perfino il mercato del pesce avrebbe il suo fascino

… e sono pronto a scommettere che ci sarebbe chi protesterebbe se al suo posto si mettesse una biblioteca.

Ciò non toglie che proprio una biblioteca possa essere un valore aggiunto in un castello, perché la fruizione quotidiana di una collettività rende vivo e compartecipato tanto quella quanto questo.

Ma una biblioteca da ripensare completamente rispetto a com’è adesso.

Però qui ci si addentra nello specialistico e il titolo di questo blog è fin troppo eloquente. Desisto per carità di patria.

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