Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Alla gogna


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I quotidiani prima e il solerte social network facebookiano poi hanno diffuso in questi giorni la notizia di un’imponente impresa editoriale, uno di quegli sforzi titanici nell’ambito della carta stampata sempre più rari al giorno d’oggi, un po’ per le spese di realizzo, un po’ per il pubblico di lettori ormai refrattario alla carta. D’altra parte l’indole sensibile che anima ciascuno di noi, pur di non consentire il disboscamento globale per farne pagine, preferisce non leggere più o, al massimo, farlo sul video. Una protesta silenziosa e assai diffusa nelle cosiddette civiltà evolute.

La collana che ha avuto i natali in questa estate bislacca è improntata allo stile di vita attuale: sobria. Nessuna coperta in marocchino rosso, perché il governo si è impegnato a scacciare dalle spiagge gli omonimi in carne ed ossa e sarebbe inopportuno riproporne una versione di lusso in vendita; niente dorsi dorati, dato che l’oro oggidì si può ostentare soltanto sulla Madonna di Pompei; neppure cofanetti con borchie e punzonature, visto che perfino le bare da morto si son fatte modeste in questi tempi di magra. Ciò che conta è il contenuto, come le riforme del governo.

In questo caso l’editore ha avuto la geniale idea di concedere all’italico popolo, provato da un periodo non proprio di felicità e di giocondità, un’occasione per stare allegri senza prendersi la cirrosi epatica. Non ha stampato dei biglietti aerei di sola andata lontano dall’Italia, come affrettatamente si potrebbe pensare. Ha edito un libro di barzellette. Le barzellette stanno ai discorsi degli italiani come il Pater noster alle conversazioni delle suore con l’amato Sposo. Colui che sa raccontarle ha l’ammirazione della collettività; c’è perfino chi è riuscito a salire al governo e a restarci per vent’anni grazie – anche – alla persuasiva capacità di far ridere gli elettori con edificanti barzellette. Per farcene una ragione basterebbe leggersi Il motto di spirito di Freud, che è un saggio che nessuna persona bennata dovrebbe ignorare, prima di cimentarsi nell’esporre le proprie chicche al pubblico rapito. Certo è un’arte: non basta che una barzelletta sia bella per far ridere. Molto ci fa l’oratoria, la capacità espressiva, il contesto e l’uditorio. Come non è sufficiente essere una “gran gnocca” per piacere: certune appena aprono bocca inducono immediatamente alla catarsi gli istinti primordiali di chi sulle prime è rimasto suggestionato.

Il volume uscito dai torchi è sui gay. Ne sentivamo assolutamente la necessità. Quelle su Pierino sono datate: raccontarne una equivale a palesare l’era paleontologica a cui appartieni, e in una società che fa dell’eterna giovinezza l’undicesimo comandamento è oltremodo controproducente. La sterminata letteratura sui carabinieri non fa praticamente più ridere perché è ormai notoria: fin da piccoli non c’è stata festa di compleanno, gita di classe, viaggi organizzati per la promozione di pentolame, pellegrinaggi a santuari vari, fino agli aperitivi al bar… in cui non siamo stati edotti sull’intelligenza e sulle eroiche imprese della Benemerita. Per paradosso si può quasi sostenere che i carabinieri, rispetto ad altri corpi armati, riusciamo a sentirli come una presenza amicale pure in virtù delle barzellette, che li hanno resi più umani. Le barzellette esplicitamente spinte sono un genere di nicchia: finché in casa esistevano i fumoirs gli uomini si appartavano tra loro e davano la stura a irrefrenabili facezie volgari, reputandole un emblema di indiscussa virilità; ma ormai fumare è bandito quasi ovunque e non basterebbe una barzelletta sporca a lenire il danno del fumo passivo in compagnia. Ci sono poi le barzellette sui generis raccontate dai docenti universitari durante le lezioni, dai primari nelle corsie, dai dirigenti in riunione: quasi sempre sono o disgustose o criptiche ma è assolutamente obbligatorio ridere, pena la perdita di credito, con le immaginabili, deleterie conseguenze su ambiziose carriere accademiche, professionali o lavorative. Più che barzellette sono richieste di proscinèṡi belle e buone.

Quelle sui gay sono le benvenute. Ci mancavano davvero. La loro utilità sociale è sconfinata. Innanzitutto permettono a un gay poco o per nulla incline al fatto che si sappia in giro che lo è sul serio, di fare il gradasso, raccontandone a iosa aggiungendovi una punta di scherno: tutti ammiccheranno compiaciuti non solo al divertimento bensì alla smentita pubblica delle insinuazioni e delle maldicenze girate sul conto del loro conoscente. È una soluzione meno faticosa e più economica del trovarsi una fidanzata. In secondo luogo le barzellette sui gay permetteranno di scovare chi, nella cerchia di amici, lo è ma si guarda di dichiararlo: basterà avere l’accortezza di fissare ben bene negli occhi gli astanti. Un minimo cenno di stizza, un apparente moto di disapprovazione, un gesto d’insofferenza saranno fatali! Per non parlare di un improvviso arrossamento delle gote, ancora più clamoroso. Questo consentirà di smascherare l’essere contaminato dal nefando vizio e di procedere secondo le massime d’igiene pubblica e la morale più accreditata. Come è evidente, questo genere di barzellette offre l’opportunità di scovare i gay senza costringere le persone sane a indire sfibranti caccie alle streghe, con il rischio di penalizzare un poveretto solo perché effemminato.

Un terzo vantaggio sarà quello di mostravi alquanto aperti tra amici gay, se ne avete. Oggi va molto di moda annoverare tra la cerchia dei propri sodali dei gay, perfino più della tigre siberiana in salotto davanti al camino come tappeto o della Treccani completa in rassegna nella libreria di mogano. Ebbene, sfornare all’occorrenza delle barzellette su di loro, meglio dopo qualche bevutina piuttosto maggiorata, vi presenterà come audaci, coraggiosi, intrepidi. Alla stregua almeno dei politici che mutano casacca a ogni cambio di governo. L’ammirazione dei presenti sarà garantita.

Mi si dirà che la comunità omosessuale si è indignata per questo libretto. È vero. Perché lo ha fatto? C’è chi sostiene che nessun carabiniere, nessuna marito tradito, nessun Pierino hanno mai alzato un polverone del genere. Loro invece stanno protestando come “delle isteriche”.

Beh, il motivo, almeno dal mio modesto punto di vista, è ben differente da quello che potremmo valutare dal di fuori.

Un giorno feci una filippica non da poco a mia figlia: mi raccontò – in buona fede, ne son certo – una barzelletta sugli ebrei. Non riuscii a ridere e la rimproverai con vigore. Motivandole il perché. In sostanza chi è vittima di persecuzioni, di pregiudizi, di scherni, di razzismo – sebbene siano da porre su due piani ben differenti le parti in causa – patite nel passato o vissute quotidianamente, sul lavoro, tra amici, nelle mura domestiche, in giro per la città conosce il peso e il dolore dell’affronto.

Riderci sopra, metterli alla gogna, è l’ennesima pugnalata, solo all’apparenza meno cruente.

Puritani osservano un reo alla gogna, incisione, seconda metà del sec. XIX.
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2 Commenti

  • Notai in edicola questo capolavoro dell’italica editoria e fui quasi tentato di comprarne una copia. Alla fine rinunciai perché non riuscii a capire quale fosse l’allegato delle “barzallette”.

  • Notai in edicola questo capolavoro dell’italica editoria e fui quasi tentato di comprarne una copia. Alla fine rinunciai perché non riuscii a capire quale fosse l’allegato delle “barzallette”.

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