Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Analfabetismo emotivo: si può debellare


Di analfabetismo sentiamo parlare un po’ tutti, da quello “di ritorno” al “funzionale”.

Il primo è tipico di chi crede che un giornale serva per impacchettare le uova, o che aprire un libro equivalga a far saltare un detonatore. In questo caso, dopo la costrizione di sofferti e tormentati anni scolastici, leggere è ritenuta l’attività più odiata e inutile di questo mondo.

Il secondo invece è un curioso fenomeno di costume. Assomiglia alle “corna” inconsapevolmente portate in testa: un trofeo di cui si è ciecamente convinti che spetti soltanto agli altri.

L’analfabetismo emotivo c’è e si vede

Esiste pure l’analfabetismo emotivo, ovvero l’alexitimia. Con il garbo che la contraddistingue, un’amica di rara sensibilità, in una nota sul suo profilo fb ha postato una riflessione di Maria Prisco che fa pensare:

 

analfabetismo emotivo

Oggi, in pronto soccorso, ho incontrato questa donna, Ahilimi, con il suo bambino, Bilal. Lei non parlava l’italiano, ma lo comprendeva. Ha atteso circa 3 ore prima di essere visitata, ha assistito ad un personale che l’ha accolta dicendo: “questa non capisce nulla “, poi a persone che giudicavano le gambe sporche del bambino, sofferente per una caduta; a uomini che parlavano di lei in sua presenza, come se non esistesse, offendendola prima come donna e poi come madre.

Bilal, ad un certo punto ha cominciato a piangere, ha detto una parola tipo: “mella”. Mi sono avvicinata a Bilal e ho detto : “volevi la caramella? Non piangere. Ne ho di vari gusti, non so come ti piacciono”. Bilal non so cosa abbia capito, ma ha preso le caramelle, mi ha dato un bacio sul braccio ; ne ha mangiate 3 tutte insieme e si è addormentato, tra le braccia di una madre con lo sguardo umiliato e rassegnato ad un mondo che sta diventando disumano.

Ci affanniamo a voler risolvere il problema dell’analfabetismo selettivo, ma secondo me molto più grave, è l’analfabetismo emotivo che sembra aver colto come un’epidemia tante persone. E quello lo si combatte leggendo poesie, romanzi, educando alla bellezza e all’empatia. Si combatte amando i bambini sin da piccoli e insegnandogli ad Amare.

Posso accettare le idee politiche altrui, ma non accetterò mai, in nessun luogo, che di fronte alla sofferenza dell’Altro ci sia il livello di indifferenza, di odio, di paura ingiustificata che ho trovato oggi in quel pronto soccorso.

Ah si, comunque Bilal, prima che andassimo via, mi ha portato una caramella e ha detto: “anche tu”.

Bisognerebbe educare il mondo all’amore, a quell’anche tu…

Buona sera a voi….

Talvolta si pensa che per ravvivare la nostra attitudine a “leggere con il cuore” occorrano gesti eclatanti: un lascito testamentario, la donazione dell’8xMille, l’obolo a un’associazione benefica.

Opere encomiabili, di certo, ma è nella quotidianità che

piccole scelte, all’apparenza insignificanti, possono fare la differenza. Condividi il Tweet

Basta davvero pochissimo, al pari del recuperare l’alfabetizzazione leggendo i bugiardini delle medicine.

Verso chi si considera una nullità, o ha questa percezione dall’esterno, è sufficiente cederle il passo in un passaggio stretto lungo la strada per farla sentire “una persona con una dignità”; lo stesso aprirle la porta mentre esce dal panettiere; o dando del “lei” quando invece troppi gli si rivolgono con il “tu” senza avere confidenza perché non lo si ritiene degno di sufficiente rispetto.

A me è accaduto di vedere brillare gli occhi a certi per aver ricevuto di questi modesti trattamenti.

contro l

Dovrebbero essere scontati ma a quanto pare tali non sono

Eppure non occorre chissà che allenamento: sono gli stessi rituali che di norma parecchi eseguono d’istinto, allorché davanti a loro gli si para qualcuno considerato “importante”.

Un “qualcuno” al quale, tra l’altro, non si dovrebbe far mancare lo stesso ossequioso rispetto dopo che ha perso il ruolo di comando; ha lasciato la poltrona per anzianità; ha dovuto cedere il posto di potere ad altri.

Tra costoro infatti potrebbe esserci un’esigua minoranza a cui niente farebbe più piacere e procurerebbe maggior consolazione del ricevere un saluto con un cenno d’inchino, quando ormai non si conta più nulla di nulla, e la gran parte della gente li ignora senza pietà.

Un atto deferente può significare ben oltre a quanto possiamo immaginarci noi mortali, abituati alla schiettezza, al cameratismo o all’amicizia genuina.

Mettiamola così: nella lotta contro l’analfabetismo emotivo arrivare a tanto equivale – nel corrispondente analfabetismo di ritorno – ad aver letto Proust.

Scusate se è poco!

 

1 Commento

  • Ignorante con stile

    Il testo originale di Maria Prisco, in parte differente da quello postato sul profilo fb del contatto a cui mi riferisco nell’articolo, è il seguente:
    «Oggi, in pronto soccorso, ho incontrato questa donna, Ahilimi, con il suo bambino, Bilal. Lei non parlava l’italiano, ma lo comprendeva. Ha atteso circa 3 ore prima di essere visitata, ha assistito ad un personale che l’ha accolta dicendo : “aeeee chest nun capisc, fall aspettà la e po s ver” ; a persone che giudicavano le gambe sporche del bambino, sofferente per una caduta; a uomini che parlavano di lei in sua presenza, come se non esistesse, offendendola prima come donna e poi come madre.
    Bilal, ad un certo punto ha cominciato a piangere, ha detto una parola tipo: “mella”. Non ho visto mio padre per alcuni minuti, finché non si è avvicinato a Bilal e ha detto : “volevi la caramella? Non piangere. Te le ho prese di vari gusti, non so come ti piacciono”.
    Bilal non so cosa abbia capito, ma ha preso le caramelle, ha dato un bacio sul braccio a mio padre; ne ha mangiate 3 tutte insieme e si è addormentato, tra le braccia di una madre con lo sguardo umiliato e rassegnato ad un mondo che sta diventando disumano.
    Ci affanniamo a voler risolvere il problema dell’analfabetismo selettivo, ma secondo me molto più grave, é l’analfabetismo emotivo che sembra aver colto come un’epidemia tante persone. E quello lo si combatte leggendo poesie, romanzi, educando alla bellezza e all’empatia. Si combatte amando i bambini sin da piccoli e insegnandogli ad Amare. Posso accettare le idee politiche altrui, ma non accetterò mai, in nessun luogo, che di fronte alla sofferenza dell’Altro ci sia il livello di indifferenza, di odio, di paura ingiustificata che ho trovato oggi in quel pronto soccorso.
    Ah si, comunque Bilal, prima che andassimo via, ha portato una caramella a mio padre e ha detto: “anche tu”.
    Bisognerebbe educare il mondo all’amore, a quell’anche tu».
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