Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Ape volontaria vs formica obbligata


L’ Ape volontaria è il decreto del governo che concede ai lavoratori di andarsene prima del tempo in pensione, ma restando vivi.

Non gratis, ovvio, ché in questo mondo c’è un prezzo per tutto.

È comunque un ottimo alibi per evitare di offrire la classica cena di fine carriera: nessuno avrebbe il coraggio di pretenderla da chi s’è indebitato per qualche anno in più di libertà.

Inoltre, anziché regalare il solito orologio, sarà di gran lunga benaccetta la busta con i soldi, per appesantire di un poco la leggerezza di quella da ritirare mensilmente in coda alla Posta.

Un sollievo per i colleghi incaricati del dono di commiato.

Già, l’agognata quiescenza: ovvero il meritato riposo che parte delle generazioni più vecchie ha goduto prematuramente.

Per le nuove invece corrisponde a una vacanza ad Atlantide, a un soggiorno nell’Iperborea, o a prendere residenza nel Paese di Cuccagna.

Le pensioni sono un peso per l’INPS e questa soluzione un poco allevia. Già.

Bisogna considerare che con il blocco degli arrivi dei migranti non possiamo aspettarci che a pagarcele siano loro.

 

L’ Ape si può richiedere una volta compiuti i 63 anni; con 3 anni e 7 mesi di distanza massima dalla pensione di vecchiaia; previo versamento dei contributi da due decenni.

L’età  è congrua: se spostata più avanti non sarebbe legale per parecchi.

Tocca loro stipulare contratti, ma la demenza senile purtroppo non è ancora stata debellata.

Ma attendiamo fiduciosi i progressi.

Pure l’arco d’intervallo che la separa da quella di vecchiaia è razionale: tre anni, più sei mesi, più trenta giorni sono abbastanza per godersi una manciata d’autonomia supplementare, perfino se si avesse la sventura d’incappare in qualche malanno, che – ahimè – resta un’eventualità non trascurabile.

Non lo scrivo per un’inclinazione all’infausto: è sufficiente buttare un occhio sulle affissioni mortuarie.

Le aspettative di una terza – anzi, che dico? di una quarta… quinta… sesta – età della vita invece sono affidabili, ci mancherebbe!

Lo attestano addirittura le pubblicità televisive: dentiere dalla tenuta ineccepibile; incontinenze guarite miracolosamente; multivitaminici che ridonano vigore adolescenziale; pillole blu che ridestano virilità inattese; apparecchi acustici che rendono «Effatà, apriti» una battuta da bar, al confronto.

 

Ape

Ape: quanta poesia!

L’acronimo è magistrale: commuove immaginarsi l’Ape operaia che dopo aver raccolto polline in lungo e in largo potrà mettersi a riposo prima della fine stagione.

Vabbè, nell’arnia riceverà una razione ridotta della refezione ma avrà la soddisfazione di andarsene a crepare in un prato fiorito.

L’avessero denominato FORMICA (Finanziamento Oneroso Retroattivo Morituri Italiani Castigati Adeguatamente), anziché Ape, sarebbe stato svilente.

Almeno verso chi fa la cicala da una vita: i celebri “bamboccioni” o gli sfaticati che pur di non sudare evitano le partite a calcetto.

Nel Decreto del Presidente del Consiglio l’ Ape è volontario.

Un altro termine dall’assonanza dolce, suadente, carezzevole.

Ci si sta abituando talmente a leggere e sentir dire «volontario» che pagare le rate per vent’anni sembrerà un’azione meritoria verso la società, al pari del servire la collettività per il bene di tutti.

Ciò detto, per me è un’ottima iniziativa, che sottoscriverei all’istante, intanto mangiar leggero e tirare la cinghia allunga la vita.

 

Si sta allungando talmente che mi chiedo fino a quando l’ Ape potrà definirsi volontaria in futuro.

Diverrà un “obbligo mascherato” per consentire ai desideri di avverarsi.

Magari quelli inconfessabili, espressi soffiando sulle cento candeline della torta di compleanno.