Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Asinus asinum fricat


Non l’hanno ancora abolito del tutto il latino, purtroppo, ma il calo d’iscrizioni nelle scuole in cui viene insegnato, nonché la crisi dei corsi universitari d’indirizzo umanistico, fanno ben sperare. Perfino la traduzione delle encicliche papali – una prassi ormai consolidata da decenni per renderle dei best seller alla portata di tutti – è un segnale di buon auspicio. Non resta che attendere con pazienza ancora qualche annetto.

Il solo pensare al latino, oltre a far venire l’emicrania ricordando le versioni adolescenziali, evoca l’età classica, con ciò che ha rappresentato: le opere cosiddette d’arte, le quali non facevano che riprodurre la natura e l’uomo come li vediamo dal vivo, quindi – in sostanza – copie in marmo inutili al pari di una fotografia senza filtri accattivanti, correttivi e polarizzatori; la filosofia, che ha senso soltanto se scremata dalle lungaggini per poterne fare aforismi d’impatto, condivisibili sui social; lo stile di vita immorale e scostumato degli antichi: ammettiamolo… non è stata usata abbastanza cicuta quand’era necessario farlo.

Il latino – e la cultura umanistica – è l’ultima propaggine di un mondo fuori tempo massimo. Taluni difensori della lingua morta hanno sostenuto che servisse ad aprire le menti. Un esempio per tutti? L’onorevole Salvini ha fatto il classico al Manzoni di Milano. Explicit.

Ma siccome generalizzare è quanto di più scellerato si possa fare, mi tocca ammettere che la formazione classica e la cultura “umanista” [cit. Renzi] potrebbe favorire l’apertura mentale. Plaudo quindi al processo di ridimensionamento perché formare menti emancipate e con spirito critico equivale a firmare una condanna all’isolamento, alla solitudine, all’esilio dal ridente e pacioso consorzio umano attuale.

La civiltà del nuovo millennio abbisogna di tecnocrati. È buona norma educare già in tenera età i pargoletti a infilare la monetina nel porcellino di ceramica: saranno ottimi bancari, economisti e promotori finanziari nel futuro. Necessitiamo di giornalisti, opinionisti, divulgatori cresciuti su wikipedia e grazie ai copia-incolla del web, anziché di pensatori che ci rubano il mestiere di tuttologi.

Come sarebbe il mondo virtuale se non si veicolassero gattini e micetti a man bassa? Che noia scorrere bacheche svuotate di bufale; senza più un invito a giocare on line; prive di commenti scritti rigorosamente d’istinto, magari senza neppur aver letto il post soprastante.

Soprattutto, abbiamo un endemico, viscerale, assoluto bisogno di una massa addomesticabile e influenzabile. Quindi d’ora innanzi impariamo a guardare di traverso chi propugna il latino e le belles lettres. Più o meno come si dovrebbe fare con le mosche bianche non allineate alla massa.

Tra l’altro… l’altro giorno ho ascoltato un brano eseguito da uno di quei giovani delle nuove generazioni che si danno al rap. Capisco se un brivido adesso vi attraversa la schiena al sol pensiero: le persone ammodo non ascoltano certe esibizioni. Ebbene, a riprova di quanto ho asserito sopra, vi giro questo link:

Per inciso, il brano di Francesco Costantino, alias JD Kobra, studente universitario di giurisprudenza alla Federico II di Napoli, il 5 maggio ha ricevuto una menzione da P. Anelli del Centrus Latinitatis Europae, un organismo internazionale finalizzato alla promozione degli studi e delle ricerche per la valorizzazione della lingua latina.


Per approfondimenti sulla tematica, vi rimando alle recenti considerazioni di Giampiero Marchi, in https://grecolatinovivo.wordpress.com/2015/10/08/perche-studiare-il-latino-ed-il-greco/

«A cosa serve, dunque, studiare latino e greco? A leggere la realtà con occhi più critici, con sguardo più lucido. Sono dunque così inutili le lingue classiche? Credo che, nei tempi in cui viviamo, siano forse quanto di più utile ci possa essere offerto».

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5 Commenti

  • Salve, ritorno sull’argomento per segnalare che la storia ha avuto un seguito.
    Se vorrà leggere, ne sarò lieto: https://raffrag.wordpress.com/2015/12/15/ipse-dixit/. Mi astengo da ulteriori commenti e colgo l’occasione per augurarle buone feste. Raffaele Ragone

  • Nel ringraziarla, anche per aver gradito il mio articoletto, riconosco la validità del suo punto di vista. Leggendo queste mie ulteriori considerazioni – https://raffrag.wordpress.com/2015/10/21/lingue-dei-vivi-e-lingue-dei-morti-ii/ – alle quali mi permetto di rimandarla, spero possa comprendere le mie ragioni.

    • Luca Bedino

      Mi ha fatto molto piacere l’opportunità di una visione più ampia, in riferimento alle sue posizioni. Per il poco che può valere, sappia che mi trova pienamente d’accordo intorno alla supponenza di taluni “hommes des lettres”, e lo scrivo con la consapevolezza di chi spesso ne ha a che fare. Spiace perché è in palese contraddizione con quella sensibilità che proprio la cultura umanistica – non soltanto essa, ben inteso – dovrebbe sviluppare nell’animo umano. Ma son consapevole che questo sia un argomento che svia dal tema principale.

      PS. complimenti per la “verve” dialettica dei suoi articoli: dotti ma scorrevoli, con quell’accenno misurato d’ironia assai godevole.

  • Luca Bedino

    Terribilmente “tranchant” ma più che legittimo quanto sostiene. Mi sia permesso però di avanzare una seppur timida osservazione e non me ne voglia se utilizzo un detto popolare: dal mio punto di vista è un eccesso di zelo “gettare il bambino con l’acqua sporca”.

    La ringrazio per il suo commento: ce ne fossero di lettori tanto attenti!
    Mi scuso inoltre per non averlo pubblicato tempestivamente; quello suo reiterato ma identico non l’ho più postato.

  • Ho letto l’articolo corrispondente al link al quale lei rimanda alla fine delle sue considerazioni. Purtroppo, credo che non faccia bene alla causa del latino e della cultura umanistica. Tralascio le mie considerazioni e vengo ai fatti. Uno per tutti, come lo leggo al sesto capoverso: “Quando mi sono iniziato ad interessare…”. Le pare che si possa dare un sia pur minimo credito a chi si esprime in tal modo?

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