Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Cadono, come le foglie d’autunno


La campagna referendaria sta per concludersi, e mi compiaccio che abbia lasciato sul campo meno caduti di quella napoleonica: che poi porti altrettanta gloria al suo condottiero, o lo destini all’esilio, sarà l’esito finale a rivelarcelo.

Bella, appassionante, costruttiva.

Il fronte del No era partito maluccio, a mio avviso: una schiera di intellettuali intestarditisi a guardare nel merito della riforma costituzionale ha rischiato di compromettere l’esito. Qualora fossero rimasti in campo soltanto i pensanti, ci avrebbero donato mesi e mesi di soporifere discettazioni giuridiche. Perché se – a onor loro – va premiata la coerenza di una vita, per aver evitato  di sporcarsi le mani con il vulgo usando termini comprensibili anche ai mortali, va altresì riconosciuto che nessuno di noi abbia mai ammazzato qualcuno per meritarsi ragionamenti per i quali sarebbe stato necessario l’uso della materia grigia.

È una fortuna che al fronte del No si siano poi aggregate le orde barbariche, almeno hanno colorito la propaganda, rendendola appetibile perfino alla sagra della porchetta. L’invasione di un repertorio scurrile, fantasioso, poco pertinente ha reso un servizio alla causa a modo suo, spostando l’interesse dal merito – assai tecnico ed elitario – al contorno politico dal retrogusto di gossip, di bufale, di gare a chi la spara più grossa. Ohhhh, bene. Almeno la par condicio s’è stabilità in modo spontaneo, anche là dove il far parlare i morti era l’atto meno infelice dei comizi politici dei renziani & C.

Sono stati pure altruisti, perché agli antagonisti hanno concesso  tanta trippa per gatti da renderli obesi. Infatti a coloro ai quali piace “vincere facile” è bastato attingere nel calderone delle scempiaggini populiste per farne incetta e riderci sopra. Un valore aggiunto alla campagna costosissima del PD, quella del fronte del Sì, ché quasi con quel fiume di denaro il ponte sullo stretto lo facevano loro senza far rimettere la faccia al governo in promesse altisonanti.

Promozione ottima: l’invio della lettera agli italiani all’estero ha messo parecchio di buon umore i nostri connazionali d’Oltralpe, almeno a giudicare dalle foto inviatemi da amici residenti fuori confine. Ed è un merito che va riconosciuto, non fosse che per spronare ad investire altrettanto bene pure il governo nelle campagne del fertility day, in un futuro a venire. Tanto, se prosegue nell’abolire tasse, è certo che abbiano alchimisti a regime, capaci di trasformare il piombo in oro.

Spiace che sia agli sgoccioli, perché tra tutte le promesse fatte da Renzi… sono ancora in attesa dell’eterna giovinezza, da offrirsi a tutti, e non vorrei che nella lista di priorità che il governo garantirà con la vittoria del Sì questa restasse fuori dall’elenco per colpa del tempo ormai esiguo.

L’innegabile vantaggio di questo referendum è la constatazione che le invettive professate da più parti sul ritorno all’età medievale finalmente troveranno una ragione compiuta. Perché si ha un bel dire che l’ostinazione verso i diritti delle coppie omosessuali e i mille compromessi che ne son seguiti; che l’esistenza delle sentinelle in piedi, dei medici obiettori, dei proclami di radio Maria… fossero sentori dei secoli bui riaffiorati dal passato. Sono, queste, congetture.

Invece il 4 dicembre avremo l’opportunità di rivivere una delle più eclatanti e peculiari realtà dell’alto medioevo: l’ordalia!

Il giudizio di Dio. Che si farà sentire attraverso le urne.

L’incoscienza e la quasi totale ignoranza su ciò che si andrà a votare null’altro sono che strumenti nelle mani del Padreterno, per sentenziare la giustezza o l’empietà del Renzi.

Tutto il resto è noia.

Perché – diciamocelo – che quel giorno si vada a votare sul merito non ci crede quasi nessuno. Piace sottolinearlo, perché siamo un Paese dannatamente borghese: proprio non ce la facciamo a non essere ipocriti. E dunque gli intellettuali, chi pensa e chi scrive, devono reggere il gioco, ma manco i politici, a partire proprio dal Presidente del Consiglio, ci hanno mai creduto davvero che i cittadini comuni si sarebbero interessati alla sostanza. Anche perché per farsi coinvolgere bisognava capirla, questa riforma costituzionale.

Quindi, da una parte, la difesa dell’apparenza. Ché non sia mai che i chiamati a renderci edotti non fossero capaci di spiegarla a fondo, in modo intelligibile all’universo mondo.

Dall’altra la gran parte dei figli d’Adamo, che se andranno a votare lo faranno per premiare o cassare il governo in carica.

Si ritorna all’acclamazione del condottiero. Un novello Alessandro Magno.

O alla destituzione senza troppi giri di parole: basta un No. Un’alternativa meno cruenta della lama di una ghigliottina, capace però di far saltare la testa, con rullio di tamburi e schiamazzi del popolino di contorno.

Siamo stati oliati, coccolati, accarezzati dalle promesse più allettanti. In più questo governo ha già fatto riforme i cui esiti stupefacenti sono sotto gli occhi di tutti. Vabbé… non è stata restituita la vista ai ciechi, ma soltanto perché l’INPS premeva per favorire altre invalidità, e nell’italico compromesso si è addivenuti a rimandare in prossimità delle elezioni politiche la scelta capace di accontentare più gente possibile. Questione di tempo.

Inoltre non è educativo dare tutto subito.

I primi vantaggi li vedremo dopo il 4 dicembre. Gli esiti compiuti non appena si rinnoverà il parlamento.

Siamo fiduciosi: a quanto pare basta un Sì. Come a un matrimonio. Poi tutti “vissero felici e contenti”.

Nel frattempo, in questo freddo autunno, cadono le foglie.

E non son solo quelle.

3 Commenti

  • A me piace pensare che si usi lo strumento del referendum popolare per dare un minimo di legittimazione popolare alla modifica o non modifica della carta costituzionale.
    Si sa benissimo che rivolgendosi alle masse non voteranno saggi costituzionalisti per nulla faziosi, ma il problema dove sarebbe?

    • Ignorante con stile

      Il problema non è certo nel referendum in sé, quanto nell’ambiguità che si porta appresso questa consultazione del 4 dicembre: fin da subito la personalizzazione a favore o contro il Presidente del Consiglio ha fatto sì che il motivo principale per votare Sì o No fosse appoggiare o destituire Renzi, e non la bontà o la gravità della riforma, la cui interpretazione e comprensione è rimasta appannaggio di pochi. La gran parte di coloro con cui mi sono confrontato non ha compreso cosa voterà, ma ha afferrato l’idea che il voto determinerà la convalida del governo o la sua fine. E la mia personalissima delusione sta proprio in questo: sarà – lo ribadisco con la dovuta ironia – un’ordalia. Ma non perché si chiamino alle urne i cittadini – ci mancherebbe – bensì perché la campagna d’informazione non ha perseguito in maniera compiuta l’obiettivo di rendere edotto la collettività, non soltanto chi possiede gli strumenti per comprenderne la sostanza. E a contribuire a questa disinformazione siamo responsabili un po’ tutti: partiti, movimenti, opinionisti e ciascuno di noi che non si sia preso la briga di approfondire il dovuto, pur nelle legittime, personali posizioni.

      • Capisco perfettamente il tuo punto di vista però non vedo molte altre soluzioni. Per informarsi correttamente uno dovrebbe averne la voglia e i mezzi, se invece lasci che ad influenzarti siano i dibattiti a porta a porta, allora…
        Molti non si informano più o meno consapevolmente e così entrambe le fazioni sfruttano ciò. (Ma a torto poi? Dopotutto l’obiettivo è vincere, non spiegare la riforma nel merito).
        Certo, potrebbero anche spiegarla la riforma ai cittadini, oppure potrebbero più facilmente dirgli “che fa schifo e basta mandiamoli a casa” o “meglio cambiare e ridurre i politici” che sono gli unici argomenti che si capiscono senza dover spremere troppo i neuroni.
        Dopotutto se si finisce a consultare le masse, come è sempre stato, non ha mica senso lamentarsi se il dibattito diventa rozzo e fazioso.

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