Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Cavar sangue dalle rape


Estrarre il sangue dalle rape pare sia un’impresa piuttosto ostica: farselo togliere in un centro di trasfusioni invece è assai più semplice di quanto s’immagini.

Un mesetto fa sono stato a donare il mio, come m’accade periodicamente. Quest’ultima volta però mi ha colpito il ristretto tempo d’attesa. Di solito infatti tocca arrivare molto presto e, come in ogni sala d’aspetto che si rispetti, la rassegna di riviste a disposizione non offre grandi diversivi per ammazzare il tempo. Stavolta mi sono bastate due chiacchiere con la volontaria che assiste i donatori, la quale m’ha raccontato che in effetti c’è un certo qual calo, da un po’ a questa parte.

Non possiedo la stoffa del convertitore di masse, però…

Ovvio che ciascuno sia ben libero di fare ciò che vuole del proprio sangue, e non ho la pretesa d’indurre nessuno a donarlo, se non ne avesse l’intenzione.

Spesso però, più che un comunque legittimo desiderio di tenerselo tutto per sé, l’astenersi dal donarlo succede perché non si pensa ai benefici; insomma… non ci si pone manco la questione. Mica per egoismo o per indolenza: è soltanto perché non passa per la mente.

I vantaggi del donare il sangue

Innanzitutto ci si libera del sangue cattivo: di questi tristi tempi è facile farselo venire. Spese sempre più consistenti; stipendi fermi da tempo immemore; carrierismi e successi immeritati di chi ci sta intorno; scioglimento dei ghiacci; contravvenzioni inaspettate… ciascuno ha una miriade di occasioni per farsi il sangue amaro. Va da sé che togliersene un poco non può che giovare.

Personalmente capita che mi vada il sangue alla testa: è un fenomeno di cui noto la frequenza con il passare degli anni, e constato che rilasciarne una parte allevi il ribollire nelle vene.

donazione del sangue

Chiunque può farsi salassare

C’è la tendenza a credere che non a tutti sia possibile dare il sangue. Tra costoro viene annoverata una categoria ben precisa, quella degli avari. Infatti un’inveterata tradizione attribuisce loro l’incapacità di togliersi del proprio per gli altri. Basta invece riflettere un attimo e si può chiaramente determinare che proprio gli spilorci sarebbero i primi ad avvantaggiarsene, e questo perché per poco sangue concesso a beneficio della collettività otterranno in cambio sia gli esami gratuiti – il guadagno è palese – , sia l’opportunità di smentire pubblicamente la loro appartenenza all’infelice setta dei taccagni.

Ci sono poi i credenti di determinate confessioni religiose, ai quali è fatto divieto di accettare sangue altrui; dunque, si presume, neppure di concederne a chicchessia. In questo caso sembrerebbe che la Natura abbia determinato da sola la loro estinzione, qualora mai abbisognassero di sangue o di plasma: contenti loro! Fa solo ribrezzo pensare che a farne le spese possano esserci dei minori inconsapevoli, ma vivaddio la società ha saputo porre dei rimedi a tanto zelo!

Le credenze da sfatare

Dare il sangue se si è dei buoni bevitori non è fattibile: beh, non sono un medico, ma perfino mio nonno mi sollecitava da adolescente a bere un bicchiere di nebiolo, sottolineando: «il vino fa buon sangue».

Il mio, a questo punto, potrebbe vantarsi della DocG.

Come per tutte le cose, è sufficiente non esagerare nei giorni antecedenti, giusto perché nelle sacche di sangue non sono previsti gli zuccherini sotto spirito.

Così pure non sarà certo compilare il modulo in cui, ogni volta, si dichiara che non ci si dà a rapporti promiscui, orgie, riti satanici o a piacevolezze di equivoca moralità… ad affliggerci maggiormente perché conduciamo una vita monotona: si può passare la propria esistenza più che egregiamente e con soddisfazione usando precauzioni, o astenendosi se non si ha la vocazione a farsi del male.

Tra l’altro non mi risulta che il modulo venga poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; inoltre nessuno si ritroverà mai i cani antidroga sotto casa.

trasfusione di sangue

Quel motivo in più per dare il sangue

L’approccio al tema è stato leggero, ma c’è un aspetto più intimo che sento il bisogno di esternare sul blog.

Fino a qualche anno addietro donavo il sangue pensando che servisse per le operazioni chirurgiche e per compensare le perdite dopo gli incidenti gravi. Certo è così.

Ma serve pure per altro, e l’ho sperimentato con mio papà, allorché era malato terminale.

Più volte alla settimana riceveva delle sacche di sangue: dapprima si recava lui per le trasfusioni all’ambulatorio; in seguito le somministravano a casa. Ogni volta che riceveva il sangue di qualche ignoto donatore papà pareva ringiovanire: era davvero un altro!

Sorrideva, si muoveva… aveva un’energia che reputavamo altrimenti del tutto scomparsa.

Nei mesi della malattia l’infusione di sangue consentiva – a lui e a noi – attimi di vicinanza, e l’opportunità di godere per un poco di tempo in più della sua presenza. Senza il sangue avrebbe vissuto molto meno.

Doniamo il sangue: non si ha idea di quanto giovamento possa dare alle persone malate e a coloro che li affiancano.

Non esitiamo: le rape posso aspettare; chi soffre no!

Per le info, quelle serie: https://www.avis.it/

e per chi è della mia città invito a visitare il sito dell’AVIS locale:

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