Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Che sia di buon auspicio


L’altro giorno ho incrociato un giovane amico che da quest’anno frequenta l’università all’estero.

Studia nella Legazione di Forlì, e per chi abita qui è assodato che quanto non sia incluso nei sacri confini della nostra ridente patria locale risulti per forza forestiero: laggiù era Stato pontificio, mica bazzecole!

Fatto sta che mi ha detto di aver promosso – anima bella – questo blog tra le sue nuove frequentazioni. La notizia ha accarezzato il mio malcelato narcisimo e m’ha lusingato molto.

Di lì a poco però gli anni del catechismo e quelli in collegio hanno repentinamente ridestato il senso di colpa distillatomi in copiosa sovrabbondanza in gioventù.

È così che ho deciso di scrivere, preso dai rimorsi per il troppo tempo in cui l’ignorante con stile ha bellamente disertato le proprie incombenze.

L’ardente bramosia di colmare la lacuna stava trovando un sfogo naturale nel presentare all’universo mondo il bilancio dell’anno passato, secondo una prassi di cui m’è accaduto di constatare sui social l’entusiasmante e coinvolgente altrui successo.

Nel momento preciso nel quale il fuoco ardente dell’ispirazione bruciava in me come il rogo di un eretico ho realizzato che i lettori, già satolli di ben più rimarchevoli resoconti su quanto galvanizzante sia stato il 2019 per molti figli d’Adamo, avrebbero sprecato il proprio tempo inutilmente. Mai vorrei cominciare quello nuovo con una citazione in giudizio per aver sottratto al prossimo l’occasione di praticare attività di gran lunga più meritevoli e appaganti.

L’indole testarda che da sempre mi causa non pochi problemi premeva perché non desistessi, ponendomi dinnanzi il gran bene che la lettura del bilancio del mio anno trascorso arrecherebbe ai più: i dodici mesi lasciati alle spalle infatti brillano per monotonia e ordinarietà in quasi tutto il loro abitudinario procedere e quindi chiunque, pure il pessimista più incallito, facendone un raffronto con la propria esperienza avrebbe tirato un sospiro di sollievo, ringraziando gli dei perché c’è chi ha vissuto in modo alquanto più abitudinario di lui.

Infine la Ragione m’ha convinto a desistere, non fosse che per dignità personale.

A ragione di tutto ciò va detto – e credo sia giusto ammetterlo – che per una felice congiuntura del destino ho realizzato, dopo decenni di ricerca, il modesto sogno di trovare un luogo d’esilio, una sorta di eremo sperso tra i boschi, un ricetto isolato nella campagna: l’Oblio, così l’ho chiamato, dove ha sfogo la vitale necessità di rinvenire me stesso, nel totale silenzio, lontano dai maneggi del mondo.

Questo spiega pure la lunga defezione da qui: appena ho l’opportunità per cimentarmi in prosaici e villici lavori agresti, in ossequio alla geoponica, mi butto a capofitto, con una conseguente stanchezza serale che compromette qualsivoglia attività di pensiero e di scrittura, oltre la mia già risicata vita mondana.

Confido comunque di maturare una dignitosa resistenza alla fatica, con il giusto allenamento, e quindi di poter condividere le modeste riflessioni e gli stati d’animo che il contatto con la natura stimola, peraltro ben oltre le suggestioni della realtà quotidiana e delle vicissitudini politiche e sociali dalle quali, allo stato attuale, mi sento attratto quanto un astemio da una cantina vinicola.

Nel ringraziare le tante e i tanti lettori per la pazienza e per l’attaccamento, anche umano, che dimostrano a questo ignorante, vi auguro un buon proseguimento d’anno: che sia foriero di grandi soddisfazioni per tutti.

A presto!

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