Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Chi ben inizia…


Il 2016 inizia sotto i migliori auspici: infatti ho una figlia che quest’anno compirà diciott’anni. Il che significa che il mai abbastanza lodato governo renziano le destinerà 500 euro per bisogni culturali. Allora è proprio vero che alla Sinistra sta a cuore la cultura! La lodevole iniziativa sottolinea quanto nel nostro Paese essa sia talmente poco considerata da avvertire la necessità di elargire un bonus perché i neomaggiorenni ne facciano un più largo consumo. Speriamo non ne abusino.

A saperlo prima avrei preparato l’Infanta a quest’opportunità. Invece ho cercato di scoraggiarla con tutte le mie forze perché non crescesse “diversa”. È notorio che in Italia – oggi – essere differenti dalla massa arreca gli stessi consensi del dichiarare – in età moderna – che la terra ruoti intorno al sole.

L’ho sorpresa alcune volte – rare, per la verità – con un libro in mano. In quei casi non le ho proibito di leggere – perché negli adolescenti i divieti diventano un obbligo da infrangere – e ho soprasseduto. Poi, con il calare delle tenebre, ho tagliato con un cutter le pagine che mi sembravano le più avvincenti. Così, riaprendo il volume, l’indomani e di buonora sarebbe rimasta a digiuno di come disincantare Ducilnea del Toboso o del racconto sul viaggio di Periandro; il nulla sull’appuntamento di Albertine o circa le spassose riflessioni di Charlus; a bocca asciutta sui disastri accaduti a Tom verso Conventry, o intorno alle avventure di quel tossico di Daniel. Ha sempre funzionato: desisteva.

Adesso il governo le regalerà mezzo migliaio di euro. Vincolati alla visita di musei, alla visione di film al cinema, per assistere a un’opera teatrale, alla lettura di libri. Per quest’ultimi immagino verrà stilata una lista, perché se valessero tutti allora dovrà passare l’accezione di cultura corrente: ovvero che degustare salami, soffiare fuoco, fare piroette in aria, girare con una moto o un’auto d’epoca siano profondi, meritori, imperdibili e vitali espressioni di cultura. Anche perché, a quanto pare

oggidì basta la frase: «mi son fatto una cultura» per essere a posto. Condividi il Tweet

Poco importa se ci si è “fatti una cultura” di video di nicchia, specialistici e per pochi intenditori su un sito pornografico. Apre la mente.

Ma non vorrei sembrare saccente, anzi, ribadisco quanto sia importante restarne a digiuno. Lo recita pure il titolo del blog. Ecco perché, di questo provvedimento, mi permetto di criticare la scelta di tener fuori i figli dei non italiani, seppur residenti qui da decine d’anni. Trovo profondamente ingiusto questa disparità. Non perché il mancato bonus potrebbe invogliar loro a entrare nelle file del terrorismo: questa perla la lascio alle persone accorte, siccome immagino che i bannati faranno spallucce per l’esclusione, manco fosse l’unica e la più cocente.

Piuttosto perché creerà ancor più un divario tra loro e mia figlia e i suoi coetanei. Ne conosco, e parecchi, di ragazzi e ragazze – diversamente italiani – che frequentano scuole, università, biblioteche. Hanno una determinazione, una grinta, una forza di riscatto e una volontà di acculturarsi che buona parte dei nostri amati, vezzeggiati, coccolati rampolli se la sognano. Non saranno i cinquecento euro negati a fermarli.

Come non sarà la stessa cifra a trasformare in eruditi, amanti dell’arte, appassionati del sapere quella progenie ché manco una pistola puntata alla tempia li convincerebbe che ad aprire un libro non esplode una bomba o che ad addentrarsi in un museo non se ne esce private della virtù.

L’investimento, caro Governo sempre più simulacro ed emblema dell’apparenza, del finto, del verosimile, ardisco a pensare che andrebbe fatto anzitempo e in ben altro modo: dallo Stato, per quel che ne compete, e penso a quegli insegnanti nella scuola dell’obbligo che han messo tutto l’impegno, la determinazione e l’accanimento per far odiare visceralmente la cultura agli allievi; dalle famiglie, con un approccio attento fin dall’infanzia: se le vacanze le si è sempre programmate in villaggi turistici senza mai azzardare una visita a un sito archeologico nelle vicinanze… se il massimo dell’esplorazione son stati i parchi divertimento… se da sempre le domeniche hanno contemplato passeggiate nei centri commerciali… se in casa l’unico testo a disposizione sono le istruzioni per la playstation… se il GF è stato l’approfondimento d’obbligo nel tempo libero… ehhhhh, certo che i 500 euro ai diciottenni saranno un beneficio sicuro.

Come l’olio santo al capezzale del morente.

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7 Commenti

  • Buonasera Luca, ho appena scoperto il blog 🙂

    Bel pezzo… “asprigno” quanto basta – ogni tanto il vocabolario lo sfogliamo anche noi “Millennials”.

    Battute a parte, i dubbi sul bonus sono leciti, cinquecento euro non cambiano la mentalità; ma siamo sicuri che – almeno in qualche caso – il problema non sia l’esempio (mancato) dei genitori?

    • Luca

      Ben dici, Andrea: spesso son proprio le famiglie a non considerare la cultura una priorità. Dalle mie parti, territorio di fertili campagne e di pingui risorse agricole, quand’ero ragazzo assistevo a scelte castranti di taluni genitori per i figli, per impedire loro di farsi una cultura a vantaggio del lavoro rurale. Lo facevano in buona fede, ma intanto accadeva. Ancor peggio oggi: il modello genitoriale spesso rema contro perché è la generazione che più risente di una penuria culturale. Però proprio per questa diffusa carenza di esempi, secondo me lo Stato dovrebbe intensificare l’apporto motivazionale degli insegnanti e non ridursi a gettare il soldo nell’obolo per sgravarsi la coscienza. E – magari – per ricevere un grazie, ma non a parole: meglio con una crocetta su una scheda elettorale. Verba volant scripta manent.
      Grazie del commento e della visita al blog.

      • Frasi del tipo “Con la cultura non si mangia” dette anche da alti esponenti politici di certo non aiutano…
        I provvedimenti una tantum servono a poco.

        Buona domenica 🙂

  • Non ho visto inni leghi-nni quindi proseguo. Quanto al Don Chisciotte io avrei tagliato anche l”inizio e la fine…

    • Luca

      Ah caro Avv. sei come quelli che entrano in chiesa dopo la predica e se ne escono appena fatta la comunione!

  • Caro Luca innanzitutto buon anno.
    Con questa ennesima iniziativa di un governo cieco e sordo siamo al solito intervento sensazionalistico. “Farsi una cultura”, come scrivi tra le righe, è un lavoro lento e costante perché, come dice Renzo Piano, “la bellezza è un giardino che va frequentato fin da piccoli”.
    E nel nostro bel paese mancano all’appello molti, molti giardini.
    Ciao
    Mimma

    • Luca

      Ciao Mimma, ai giardini della cultura non basta una concimata straordinaria: solo sarchiando, ripulendo, innafiando, potando e mettendo tutori le piante crescono, fioriscono e danno frutti. Buon proseguimento d’anno, con i migliori auspici anche per la tua attività di diffusione del bello e dell’arte!

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