Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Chi di spada ferisce…


Rivolta

La mia amena cittadina ha avuto l’onore della visita di una troupe televisiva. Nientemeno che da Studio Aperto: l’evento in effetti era di gran lunga più eccezionale di una nuova love story tra una soubrette e un calciatore o la morte misteriosa di un ragno in una soffitta o, ancora, le performances dell’ennesimo bambino talentuoso che emette rutti parlando in aramaico in simultanea. QUI è scesa la neve. Un avvenimento prodigioso ai pendii delle Alpi, sotto il Monviso. Da Mediaset devono essersene accorti navigando su facebook perché già di buon’ora solerti cittadini postavano foto, increduli che dal cielo potesse scendere qualcosa che non fosse la consueta manna. In un attimo la notizia è diventata virale, al punto che appariva superfluo affacciarsi alla finestra: a decine e decine ci aggiornavano sull’inconsueto portento della Natura. Non oso immaginare che accadrà il giorno che giungerà l’afa, magari addirittura in estate! Son già trepidante.

Il sindaco della città nel frattempo ha aggiornato il suo profilo pubblico, palesando che le scuole resteranno aperte. Pochi si rendono conto che questo genere di comunicazione informale non è un atto dovuto ma un gesto apprezzabile, fatto apposta per mantenere un contatto diretto. Costoro si comportano un po’ come quelli ai quali si dà la mano, e di contro ti prendono il braccio.

Il risultato è stata una fiumana di proteste. Siccome non sono un politico in carica posso leggerle con il distacco di chi vede questo tripudio di gioia dall’esterno, e devo ammettere che – a parer mio – alcune sono pure esilaranti. Si tratta, manco a dirlo, in special modo degli interventi degli studenti o dei loro genitori, inviperiti per la disparità di trattamento rispetto alle città limitrofe. Ne esce fuori – all’apparenza – una solidarietà che mai avrei immaginato verso i compagni pendolari: li si commisera per le traversie che dovranno affrontare nel tragitto in treno o sugli autobus di linea. Commuove. Oppure c’è chi ne fa una questione didattica: prevedibilmente pochi alunni dunque programmi fermi, insegnanti scorati… insomma, ore buttate via. Alcuni almeno dimostrano un’encomiabile autoironia: si lamentano perché per l’indomani è prevista un’interrogazione, e allora supplicano un atto di grazia. Un po’ come i condannati verso l’imperatore. Ma il dito resta verso. Eppure proprio l’altra settimana alcuni di loro – sentiti con le mie orecchie – si compiacevano per l’intervento del sindaco a favore di una festa con oltre mille ragazzi, che si terrà sabato sera, promossa da studenti di una scuola superiore. Mi viene in mente il Macchiavelli quando asseriva: «… delli uomini si può dire questo generalmente: che siano ingrati, volubili, simulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno e mentre fai loro bene, sono tutti tuoi, offerenti il sangue, la roba, la vita, i figlioli, come di sopra dissi quando el bisogno é discosto, ma quando ti si appressa, si rivoltano…»*.

Insomma, finché si trattava di patrocinare e sostenere l’organizzazione di un evento serale… un grande! Nel momento in cui il medesimo decide un provvedimento impopolare ma con un alto valore educativo, oltre che di buon senso, visto che qui spaventarsi per la neve è un po’ come inorridire dinnanzi alla bagna cauda** o rifiutarsi ‘d pié ‘n tôc d’ mëssa*** alla domenica… ecco che s’indignano.

La maggior parte delle critiche è incentrata sulla pericolosità delle strade, sulle potenzialità dei pericoli, fino al monito di caricarsi sulla coscienza eventuali disgrazie. Mi pare giusto sottolinearlo con tanta pervicacia.

 «Non c’è neve più bella di quella del sabato sera. Somiglia a piume di ali angeliche»****. Chissà – mi viene da dire – se gli stessi tanto solerti nel prevenire incidenti sulle strade, di giorno, la penseranno allo stesso modo sabato, quando svariate navette e mezzi porteranno oltre un migliaio di studenti alla festa nel Palazzetto dello Sport. Di notte, con le strade ghiacciate.

Non tocca a me consigliare loro di restare a casa: c’é chi – a parole – ha dimostrato di non essere secondo a nessuno nel rivendicare la sacralità della salute. Ergo, cosa sarà mai una festa… rispetto ai pericoli del mettersi in viaggio con le strade innevate!

*Macchiavelli [a cura di L. Firpo], Il Principe, Einaudi, Torino, 1961, p. 61.

** Salsa piemontese a base di acciughe, olio e aglio cotto.

*** lett.: di prendere un pezzo di messa; espressione dialettale per indicare la partecipazione alla funzione festiva. Un tempo nelle campagne molti uomini restavano a chiacchierare sul sacrato ed entravano in chiesa dopo la predica, prima della consacrazione, partecipando così solo in parte al rito eucaristico.

**** Agnon, Il torto diventerà diritto, Bompiani, Milano 1966, (prefazione).

L’immagine raffigura “L’assalto al Palazzo del Governo”, stampa milanese del 1898.
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