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Ironia: vaccino senza controindicazioni

Ci pensa san Chiaffredo: tanto tuonò che piovve


San Chiaffredo è il protettore di Saluzzo, un’affascinante città d’impianto medievale posta sotto le Alpi, non lontana da dove abito, già capitale di un antico marchesato.

In questi giorni il parroco della cattedrale ha finalmente messo in pratica una soluzione che si attendeva da tempo.

Meglio tardi che mai, insomma.

Il reverendo ha esposto in duomo il busto in argento contenente le ossa del santo, affinché i devoti possano pregarlo d’intercedere per ottenere l’agognata pioggia.

L’iniziativa è lodevole oltre ogni misura.

Un conto infatti è implorarlo da casa, un altro in chiesa.

Non che non valgano le preci domestiche, ma è facile arguire quanto conti fare un po’ di pressione direttamente sulle reliquie: san Chiaffredo, appagato dalla visibilità, grato di potersi sgranchire le ossa, sarà più spronato nel darsi da fare.

Dopotutto chiunque sa bene la differenza che intercorre tra presentare un’istanza con il telefonino rispetto a recarsi allo sportello, colloquiando amorevolmente vis-à-vis con chi di dovere.

Non avendo la minima idea di come funzionino queste faccende nell’aldilà provo a immaginarmi la situazione, grato se qualcuno – ben più addentrato nei misteri della fede – ci darà lumi con maggior dovizia.

San Chiaffredo all’opera

«Ciao Pietro, tutto bene? Bel taglio di barba. Ah… così,  per dire… il parroco del duomo di Saluzzo mi ha tirato fuori e messo in mostra».

«Grazie Chiaffredo. Un po’ hipster… m’adeguo ai tempi. Perché questa sortita? Un colpo di sole?».

«No, no. È per la pioggia».

«Di solito se piove ci si ritira dentro, non si sta fuori. Senza offesa… ma le tue ossa hanno una certa età: è un attimo risentire di reumatismi. Alla risurrezione dei corpi ti voglio proprio vedere… tutto acciaccato».

«Il fatto è che non piove proprio. Il Po e i torrenti son quasi secchi da quelle parti. Sai… son zone di coltivatori: frutta. Frutta come se non ci fosse un domani!».

«E tu che c’entri?».

«Sono il loro patrono. E mi stimano per una certa passione per la meteorologia. Voglio dire… nella vita facevo il soldato, ma – sai – son di quegli hobbies che coltivi a tempo perso, ecco…».

«Va beh, ma io mi occupo di aprire le porte del Paradiso, mica le cateratte dal cielo: quella è competenza del Padreterno. Suvvia Chiaffredo: Genesi… rileggitela».

«Già, ma cercavo un aiutino. Sai com’è! C’è la fila, di là, nella stanza dei bottoni. E a me… chi mi degna? Manco sanno che esisto: con il fatto che eravamo martiri di un’intera legione romana qui ci conoscono per tebani, neppure di persona».

«Non se ne parla proprio. Questa storia delle raccomandazioni è faccenda vostra: i fedeli si raccomandano ai santi, i santi a Dio… spesso poi neppure un minimo di riconoscenza a grazia ottenuta. Già mi sta stretta la faccenda dell’obolo a nome mio… ché è meglio se taccio. No! cercati un santo italiano: loro sono professionisti in questo… e a dirtela tutta: là sotto, a forza di farsi raccomandare, ci han preso l’abitudine pure nella vita di tutti i giorni, tanto che è tutto uno schifo!».

 

San Chiaffredo in cielo

San Chiaffredo non demorde

«Vergine Beatissima… hai un minuto?».

«Hai voglia… un’eternità!».

«Bisogna far piovere a Saluzzo, sennò sarà una figuraccia barbina. Anzi, la faccia ce la rimettiamo un po’ tutti, ché pare si stia qui a far nulla, quando invece i coltivatori rischiano danni apocalittici. È meglio non farceli nemici – quelli – che sono ancora tra i pochi caritatevoli: danno lavoro a tanti miserabili di colore, e hanno pure un occhio di riguardo per il dialetto locale».

«Costanzo… Domineddio non s’impiccia più di ‘ste cose! Segue la finanza mondiale: brutta bestia».

«Chiaffredo».

«?».

«Son Chiaffredo. Costanzo è il mio compagno».

«Compagno? Stai a scherzare? Tuoni e fulmini… se lo scopre Lui!».

«Volevo dire… nel senso che mi fa compagnia in cattedrale.  A Saluzzo piacciono le simmetrie: uno da una parte e uno dall’altra».

«Ah, già sto più rilassata».

Il santo, corrucciato, si prende un attimo di riflessione.

Perché – a ben pensarci – se bastasse fare coming out per scatenare il diluvio celeste… quasi quasi…

Dopotutto le sentinelle in piedi, là sotto, quelle rare volte che si son fatte vedere in giro a Saluzzo, erano quattro gatti.

E poi… agli altri fedeli… importerà più questo o il beneficio delle saette e dell’acqua torrenziale?

 * * *

Mah, stiamo un po’ a vedere se dopo ci scapperà pure l’arcobaleno…

 

San Chiaffreso fa coming out

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