Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Cimitero che vai, usanze che trovi…


Uguaglianza

Il vantaggio dei cimiteri è di abitare in tanti, l’uno vicino all’altro, senza la scocciatura delle riunioni condominiali; in aggiunta c’è l’opportunità, una volta all’anno, di vederli trasformati in meravigliosi spazi colorati. Profumi che solleticano l’olfatto… decorazioni che appagano la vista… composizioni che elevano al bello. In effetti non si sottolinea mai abbastanza quanto i cimiteri educhino alla bellezza, sotto le feste degli Ognissanti. Purtroppo c’è il serio rischio che con la crisi sia arduo scegliere se spendere i sudati risparmi per un vaso di crisantemi anziché per una grattatina di tartufo sull’uovo in padella. Il dramma è scendere al ribasso optando per il mazzo reciso e rinunciando al pane bianco. Chi beneficia di ottanta euro in più sulla busta paga parte indubbiamente avvantaggiato, ma non è il caso di dilungarsi e d’innescare guerre fratricide che porterebbero soltanto a incrementare i fin troppo stipati luoghi di riposo eterno.

L’evento accade una volta all’anno, e dunque ci si auspica che l’allestimento floreale al camposanto non finisca relegato nella lista dei tagli draconiani, come tocca fare per la quattordicesima alla domestica, per le mance allo chauffeur o per il giro di perle all’amante. Economie che più o meno tutti siamo chiamati a fare in questi tempi di magra. Immagino che ci sarà comunque un ridimensionamento forzato per non dare troppo nell’occhio. Chissà infatti che la Guardia di Finanza non si faccia una passeggiata tra tombe monumentali e mausolei. Là dove vegetano le foreste tropicali con tripudi di orchidee, il minimo per onorare la venerata memoria del caro defunto. L’avo dal quale si aveva ereditato lo studio professionale ben avviato che però adesso pare faccia acqua dappertutto a giudicare dalla dichiarazione dei redditi.

Come se non bastasse, possedere un’aiuola cimiteriale o un loculo oggi è un lusso sempre più esclusivo. Ormai c’è chi in alternativa investe nei resort ai Caraibi. Ne avanza ancora.

Ma siamo ottimisti, ce lo chiede il governo: chissà che in un futuro non troppo remoto, grazie alla cremazione, si potranno subaffittare i loculi; se ci sta una bara… figuriamoci quante urne cinerarie! Un modo per arrotondare le sempre più effimere entrate domestiche. Tra l’altro, oltre al risparmio di spesa nell’infiorare le tombe, ci sarebbe pure l’economia di preci, perché chi prega per un defunto automaticamente lo farebbe per i coinquilini. L’ideale per velocizzare l’agognato transito dal purgatorio al paradiso, saltando gli oneri delle messe per i morti, per non parlare delle “gregoriane” per le quali bisogna indebitarsi con gli usurai da quando le banche non concedono più mutui. D’altra parte è prassi pure in chiesa. Si paga per il suffragio di un’anima però poi la medesima finisce in elenchi collettivi tanto lunghi che talvolta pare di ascoltare la lista dei caduti della Grande Guerra o quella dei deputati assenteisti in parlamento.

Personalmente non porto fiori al cimitero. Penso che con l’esalazione dell’ultimo respiro l’intelligenza, alias lo spirito vitale, il karma, l’anima, ecc. – almeno per chi ha avuto la fortuna di averla avuta in dono da Madre Natura – si spenga come tutto l’organismo. È una tragedia lancinante per coloro che l’hanno conservata intonsa, senza mai usarla, se malauguratamente se ne dovessero accorgere fuori tempo massimo. Eppure accade, sotto lo sguardo indolente della società.

Dopo di che, a far festa, restano soltanto i vermi, che banchetteranno allegramente. Explicit.

Ciò che si conserva all’interno di una tomba o nella fossa in terra sono ossa, destinate anch’esse alla decomposizione. Non vedo perché dovrei portare dei fiori a delle ossa. O a una fotografia. Non le porto neppure più all’attrice di grido dopo la prima teatrale. Naturalmente mi guardo bene dal giudicare le scelte altrui: è sacrosanto infatti che ciascuno si comporti secondo le proprie convinzioni.

Ciò non significa che non nutra rispetto per coloro “che più non sono”. Anzi, l’esatto contrario: ho per chi è morto – e mi è stato caro in vita – una grande considerazione. Soltanto la riservo al di lui ricordo, a ciò che ha contato nella mia esistenza. Ha senso, a parer mio, vivere in questo mondo con la massima intensità proprio nella consapevolezza che tutto finirà. Non ci sono prove inconfutabili dell’esistenza di un’altra vita e, men che meno, di tetre sale d’aspetto in attesa di accedere ai banchetti eterni o di scendere tra le fiamme inestinguibili e lo stridor di denti. Non a caso per credere in tutto ciò ci vuole fede totale e incondizionata, oltre beninteso una vita irreprensibile per guadagnarsi il premio celeste o, al contrario, per meritarsi il castigo divino. Io difetto sia per l’una sia nell’altra. Ma son sempre pronto a ricredermi, il giorno in cui qualcuno che ho visto seppellire ritornasse a farsi una bevuta con me o a fumarsi una sigaretta in compagnia, seduti appresso un tavolo.

Quanto più la permanenza su questa terra è stata vissuta pienamente, in mutuo soccorso con gli altri mortali, maggiore sarà la possibilità di non dissolverci con la cenere, perché l’unica prospettiva di continuità è nella memoria e nel ricordo che lasceremo di noi agli altri.

E se c’è un posto dove non mi riesce di ricordare al meglio chi ho amato e da cui son stato amato quello è proprio il cimitero.

L’immagine è di Claude Verlinde, L’uguaglianza, 1989.
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2 Commenti

  • Luca Bedino

    Beh, polizia e carabinieri hanno il loro da fare con i tombaroli avvolti nel silenzio cimiteriale, di questi tempi. Finirà che i festaioli disturbatori saranno accusati di essere i mandanti, apposta per stornare l’attenzione delle forze dell’ordine!

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    Beh…per quanto riguarda il “vicinato” almeno non dovrebbe esserci il rischio di sentirsi suonare i carabinieri alla porta per schiamazzi notturni nee…. Per il resto, ricordiamoci che le morte ci “sorveglia” – gioir nei prati o fra i muri di calce come crescere il gran guarda il villano finchè non sia maturo per la falce – Quindi meglio cercare di vivere in coscienza, per quel che mi riguarda, mi piace pensare ad una bella canzone dei “bee gees” – started a joke – mi piace immaginare che il gioco cominci poi…

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Commenti chiusi.

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