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Ironia: vaccino senza controindicazioni

Cognome doppio: una vittoria sulla nobiltà


Il doppio cognome nell’immaginario di un po’ tutti è sinonimo di aristocrazia.

Per nulla desueto: a detta di alcuni torna perfino utile sul libretto universitario, presentandosi all’esame dopo l’appello.

Inoltre risulta di piacevole impatto sonoro, grazie alla musicalità della dichiarazione prolungata, tanto da dispiacertene all’idea che prima o poi l’elenco terminerà.

Infine ha il suo fascino sugli animi sensibili: evoca castelli, feudi, titoli blasonati, crociate e battaglie.

Questa ingiusta discriminante con noi mortali privi di sangue blu potrebbe avere i giorni contati, come già sentenziato a suo tempo dalla corte costituzionale.

Ben sappiamo però che un conto sono le dichiarazioni autorevoli, un altro la loro effettiva applicazione, la quale va regolamentata: ad esempio quello materno seguirà il paterno.

Ciò con buona pace per chi chiamasse il proprio figliuolo Ercole, con il cognome paterno Bove, di cui esistono in Italia ben 2250 famiglie e della madre Leone, presente in 1963 comuni italiani: ebbene, a parer mio, Ercole Forte Leone avrebbe avuto un valore aggiunto rispetto a quanto imposto dalla norma.

cognome

Doppio cognome ai figli. La legge che ancora non c’è

È il titolo di un incontro in cui si discuterà della questione, al quale spero di partecipare se gli dei mi lasceranno bastevole fiato in corpo fino ad allora.

Più che tutto perché m’incuriosisce sapere delle ipotetiche conseguenze di questa tematica, nel luminoso giorno che essa avrà un’applicazione concreta.

Ovviamente sarà una scelta facoltativa.

Provo però a chiedermi quanto influenzerà i rapporti di coppia, casomai soltanto uno dei due desiderasse allo spasimo l’attribuzione.

Ho un amico che si chiama Di Gesù e conosco parecchie persone che fanno Demaria. Ergo m’immagino la scelta del nome per la prole se mai il fato li mettesse insieme: Pio o Pia? Letizia o Gaia? Quante discussioni in casa!

Scempiaggini a parte, me lo domando qui in attesa di scoprire cosa accadrà quando la pratica prenderà piede.

Il destino della progenie con doppio cognome

Ovvio che se una nuova leva con doppio cognome procreerà con una donna con doppio cognome, oppure una coppia – entrambi con due cognomi – adotterà un bambino… dovrà cessare la felice consuetudine ereditata da babbo e da mamma.

Altrimenti il neonato avrà quattro cognomi.

Capitasse mai di farlo battezzare, a sentirli tutti in fila parrà la litania dei santi!

Lo stesso per gli appelli in classe; gli spazi da lasciare su carta d’identità, patente di guida e diplomi; perfino sopra i campanelli di casa…

E che dire della discendenza?

Nell’alveo della prassi parentale, infatti vere dignum et iustum, aequum et salutare sarebbe la salvaguardia del doppio cognome dei genitori, già dei nonni: si salirebbe a otto, e via dicendo, con esilaranti combinazioni ed estrosità.

Altro che albero genealogico: una foresta per ogni ceppo familiare!

S’intuisce che la sorte di uno dei due cognomi sarà di triste, ineluttabile scomparsa al primo vagito del nascituro.

Quale?

Un criterio sessista rimetterebbe in discussione la bontà della legge, quindi sarà su argomentazioni più pragmatiche: patrimoniali, estetiche, caratteriali…

Almeno che lo Stato non elevi il giudizio collettivo come arbitro ogni volta, chiamando in causa parenti, condomini, colleghi, passanti sulla pubblica via, oppure affidi a una moneta l’ardua sentenza.

Il sindaco potrebbe tirare a sorte.

Parentado dell’uno e dell’altra presenti. Non una mosca a fiatare. Aria tesissima.

Testa: cognome paterno; croce: materno.

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Le conseguenze dell’amore, non sempre idilliache, sul cognome

Può accadere che la vita riservi sorprese e che una coppia, pur dichiarandosi eterno amore, a un certo punto scopra delle incompatibilità o delle divergenze non appianabili.

Sequitur il divorzio.

Il figlio porterà con se il doppio cognome, per forza.

La qualcosa avrà i suoi vantaggi se la nuova compagna del padre non sarà troppo permalosa perché costretta a ricordarsi ogni santo giorno dell’esistenza della ex di lui, per via del cognome.

Nulla vieta che pure la prole della nuova coppia possa godere del cognome paterno e del proprio, anche per non far sembrare gli ultimi arrivati mutili o in difetto. E in più fungerebbe da marchio di provenienza.

Ma soprattutto… in gita scolastica l’elenco con i figli suoi e dei figliastri renderà giustizia alle malelingue: Bruno Rossi Bianchi e Bianca Rossi Verdi si distingueranno come i colori dell’arcobaleno.

La soddisfazione più grande però l’avranno i catalogatori e i classificatori, ai quali finalmente la società concederà di riprendere il lavoro che con Linneo si credeva esaurito.

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