Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Come avrai seminato, così mieterai.


Mi guardo intorno con un certo smarrimento addosso.

C’è nell’aria un’atmosfera solfurea.

Vedo gente con la bava alla bocca.

Negli ultimi giorni mi ero assentato dai social network e pure dall’informazione televisiva.

Tra l’altro lo spettacolo offerto dalla politica nelle recenti settimane non faceva per me. Avevo già bastevoli gioie su altri versanti, non abbisognavo di esaltarmi sulle sorti del Paese, anche perché la mia euforia non avrebbe mutato i destini patri.

Inoltre trovavo inutile addentrarmi in vicende destinate a cambiare in fretta: troppo sforzo mandare a memoria nomi di canditati vocati all’oblio prima che il gallo cantasse tre volte.

Non riesco a ricordarmi la lista della spesa che mi commissiona mia moglie, figuriamoci le generalità e il curriculum vitae altrui.

Adesso che mi sono timidamente riaffacciato sulla scena, assisto a un tripudio di discussioni dotte ed erudite, infarcite di termini giuridici: è tutto un discettare su diritto costituzionale, su ruoli e competenze, su complotti e tradimenti.

Una nuova età dei lumi(ni)

Conoscenti e taluni amici di fb disquisiscono sulle prerogative e sulle funzioni presidenziali come mia mamma e le sue amiche farebbero intorno alla farcitura di un fagiano al forno.

Solo che quelli ci mettono più convinzione, quasi che la Costituzione l’avessero ingurgitata con il latte materno.

Buon per loro, ci mancherebbe. Anzi, trovo che sia positiva la recente passione dimostrata dai miei connazionali per le vicende politiche. C’è apertura mentale: per fortuna il mondo non è fatto soltanto di vaccini, di terremoti provocati ad arte, di scie chimiche e di combutte pluto-giudaico-massoniche.

Personalmente mi lascio sopraffare da una certa indolenza: dopo le batoste delle ultime elezioni ancora sto a leccarmi le ferite. E in aggiunta sono un timido: ho il blocco del commento.

Pare sia curabile. Occorre tempo.

come girano le voci

La conoscenza dev’essere di tutti

Da quando le biblioteche son diventate pubbliche; le scuole obbligatorie e gratuite; l’istruzione non è più appannaggio dei nobili e del clero… è giusto che ciascuno contribuisca con il proprio bagaglio culturale al progresso dell’umanità.

Trovo che l’apporto di chi nella vita si occupa di tutt’altro sia perfino meritorio: offre un punto di vista differente, sul quale di sicuro gli specialisti non hanno mai preso posizione perché non sarebbe passato loro manco per l’anticamera del cervello.

Concittadini e compatrioti, fatevi avanti, rompete gli indugi (oltre il resto, che vien da sé)!

Di professione sei un accenditore di lampioni a gas? Ebbene, avere da te un parere sull’interpretazione discordante delle prerogative presidenziali intorno all’accettazione o al rifiuto della lista di ministri sottoposti dal neo nominato Presidente del Consiglio è di sicuro illuminante, e potrebbe mutare il corso degli eventi.

Di lavoro fai la lavandaia presso le fonti di paese? Quale beneficio otterrebbe la Nazione nell’apprendere un tuo giudizio sulla fondatezza della messa in accusa del nostro Presidente della Repubblica, ché lavar l’onta è un dovere!

Fino ad arrivare a quelli con maggior perizia, senza per forza esondare nello specialistico: un arrotino farebbe bene a dire la sua su quanto sarebbe congeniale una ghigliottina davanti a Montecitorio, rispetto a protrarre i tempi in consessi inutili; un ciabattino – non fosse che per tornaconto – non dovrebbe esitare nel dare un parere sull’opportunità di una marcia su Roma il 2 giugno, meglio se partendo a piedi dalle Alpi e dalle Dolomiti.

L’importante è sbraitare

Un consulto gratuito, disinteressato e altruistico offerto da chi non ne capisce nulla, non ci azzecca niente e neppure possiede la pur lontana ombra di conoscenza sul tema, è ancor più gradito se passa con strepito.

Diversamente rischia di non essere apprezzato per quanto vale.

Non è un caso che ad annunciare le sacre funzioni occorrano sonore campane in bronzo e non il tintinnio sui bicchieri di cristallo.

Maggiore è l’ignoranza più alte siano le grida. È il lasciapassare dei tempi odierni: funziona quanto il roboante urlo d’assalto dei nostri antenati con clava e pelle d’orso.

E siccome la consuetudine sta diventando corale, abbattendo una volta per tutte quei limiti all’agire umano chiamati decenza e pudore, il vociare sia iracondo, arrogante e distruttivo, altrimenti si potrebbe pensare che un barlume di civiltà ancora alberghi in questa valle di lacrime.

Infine… buon raccolto:

 “ut sementem feceris, ita metes”.

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