Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Come ti smonto un’attività professionale in pochi minuti


Ogni attività professionale è costellata di alti e bassi: lo sa bene una nutrita parte di chi non beneficerà del reddito di cittadinanza.

Si fa la propria gavetta, forse in una nuova città, e poco a poco si fidelizzano i clienti.

Talvolta occorre pianificare una buona campagna pubblicitaria; talaltra basta il passaparola dei clienti, una felice posizione commerciale, una specialità di nicchia senza concorrenza.

Un’attività professionale non sempre accontenta tutti

Spesso ci si aspetta che la risposta alle nostre esigenze sia di gran lunga più ampia del dovuto: un medico che diagnostica la patologia ma si dimostra freddo e distaccato può piacere meno di un dottore affabile, sorridente, empatico, che però resta sul vago e invita a rivolgersi a uno specialista.

Lo stesso può accadere con – chessò? – un idraulico, magari veloce e preciso a sturare una latrina, ma indisposto a fermarsi oltre per lenire la solitudine di chi sta tutto il giorno in casa. Invece può lasciare una migliore impressione chi si trattiene tra le mura domestiche, e poco conta se farà lievitare la parcella finale per il tempo aggiuntivo passato lì.

Simpatia o antipatia, distacco o coinvolgimento supplementare per alcuni fanno la differenza nella valutazione, sebbene non abbiano a che fare con l’attività professionale.

In più ci sono gli onnipresenti “tuttologi” che da un professionista si aspettano la conferma di ciò che vogliono sentirsi dire, e ogni conclusione diversa è vista con sospetto.

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M’impegno, investo, faccio il possibile ma basta un attimo per volatizzare tutto

Capita di constatare un fenomeno curioso. Nei gruppi sui social network legati a realtà locali arriva la fatidica domanda:

«Qualcuno mi può consigliare un bravo erpetologo (o qualsivoglia altra esigenza)…? Grazie».

Quesito comprensibile e accettabile. Si può essere nuovi nei paraggi e non avere idea a chi rivolgersi per una determinata prestazione professionale, come può succedere che fino ad ora non sia mai servita una consulenza professionale specifica e di conseguenza non si sappia da chi andare.

Fin qui tutto bene.

È ciò che di lì a poco segue che sconcerta.

Mentre alcuni lasciano in commento un nome, quindi non fanno che rispondere garbatamente alla richiesta, altri al nome fanno seguire un attributo: «bravissimo»; «il migliore»; «ineguagliabile».

Oppure uno stato d’animo: «mi son trovata davvero soddisfatta»; «esci appagato come non mai»; ecc. ecc.

È umano: specificare d’essersi trovati bene funge da garanzia.

Lo si fa in buona fede.

Il destinatario di questi commenti, che li legga o meno, viene premiato.

Nello stesso tempo però parte avvantaggiato perché ha la fortuna di avere dei clienti su quel gruppo.

Non è detto che uno con la stessa attività professionale non sia bravo al pari o di più di costui, però la sua cerchia di clienti potrebbe non stare sui social, oppure non seguire quel gruppo o semplicemente essere timida e poco propensa a lasciare una dichiarazione.

Gioco forza che maggiori saranno i complimenti a indirizzo di un’attività professionale rispetto a un’altra magari nemmeno nominata, più è plausibile che si venga influenzati nella scelta.

Sui social infatti viene istintivo – capita per qualunque argomento, purtroppo – dare valore ai commenti maggioritari, sebbene la quantità non corrisponda necessariamente alla qualità.

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Il peggio deve ancora venire

Ed è quando i commenti virano al degrado. Fenomeno tutt’altro che insolito.

Le risposte propongono un’attività professionale ma nel contempo ne screditano un’altra.

Si lambisce il confine della querela. Talvolta lo si oltrepassa pure.

Il giudizio diventa puntuale e negativo: «da quello mi son trovata malissimo»; «te lo sconsiglio»; «è un incapace» e via dicendo. Un incendio che divampa.

Se nel caso precedente un’attività professionale beneficia di pubblicità positiva e un’ipotetica altra ne risente perché innominata, qui la concorrenza è distrutta, abbattuta, rovinata.

Basta quindi che, per un puro accidente del destino, in quel gruppo ci siano tre-quattro membri insoddisfatti di una prestazione professionale che remino contro, e il soggetto in causa passerà per incompetente, per inadeguato, addirittura per un furfante.

I tre o quattro potrebbero essere un’esigua minoranza rispetto alle centinaia di soddisfatti, ma lì – in quel momento e in quel posto virtuale – ci sono loro!

Una manciata di utenti fa la differenza.

Chi legge tende a non raffrontarsi con il reale – dopotutto sta navigando sul web –, bensì resta coinvolto nella condizione del momento, che a questo punto va a tutto svantaggio del malcapitato citato senza remore.

Nessuna possibilità di replica, perché non tutti sono iscritti sui social, né comunque potrebbero monitorare ventiquattrore su ventiquattro quanto di loro si sta scrivendo.

Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te

È un adagio vecchio come il mondo che nel possibile mi sforzo di adottare.

Quando mi capita di leggere di queste esternazioni provo a mettermi nei panni di chi ne subisce il danno, sia d’immagine sia economico.

Ecco, non vorrei trovarmi al suo posto, perché l’insoddisfazione di alcuni non per forza nasce dall’incompetenza di chi svolge una certa attività professionale, ma a pagarne le conseguenze sarà di certo costui.

E almeno a me pare una vigliaccata bella e buona.

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