Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Come t’invito a messa lasciandoti di stucco


A messa si va per svariate ragioni, talvolta perfino se acattolici, ma a quanto pare l’iniziativa di chi ha promosso questo manifesto voleva persuadere senza andar troppo per le lunghe.

Un po’ come se un’agenzia matrimoniale pubblicasse un’inserzione del tipo: «fa la proposta adesso, non attendere che t’inviino le partecipazioni di nozze».

L’affissione odora di bufala: non è specificata la parrocchia che l’ha promossa e neppure la fonte certa della foto. Questo non toglie che una sortita analoga sia comunque avvenuta, qualora si voglia dar credito all’articolo postato qui.

In ogni qual modo ciò fa pensare alla situazione attuale delle parrocchie.

Senza perderci il sonno, perché non sono un pastore d’anime.

Chiunque può constatare a qual punto la diminuzione dei fedeli risulti tangibile, anche levando banchi dalle navate o togliendo sedie negli anfiteatri delle chiese moderne. A crescere è soltanto l’età anagrafica.

Sono tra coloro che disertano le funzioni, eccetto i funerali di persone care: vado per vicinanza a chi vive questo delicato frangente di dolore.

Ciascuno, tra i miscredenti della mia risma, avrà le sue ragioni. Le mie vanno oltre la prassi sacramentaria, ma sarebbe troppo oneroso dilungarmi a spiegarle. Peraltro dubito che incontrerebbero l’interesse di chi legge.

Rispetto chi va a messa perché credente.

È un modo per far parte della comunità ecclesiale, per vivere la propria fede, per compartecipare all’Eucarestia.

Non ho idea a quale percentuale ammontino e neppure bramo di saperlo: bisognerebbe entrare nelle altrui coscienze e non mi pare proprio il caso.

Ho già fin troppo da fare con la mia.

M’incuriosiscono invece coloro che ci vanno soltanto di quando in quando.

Ma d’andare a messa chi ve lo fa fare?

Me lo chiedo spesso. Fermo restando che ciascuno abbia il sacrosanto diritto d’investire il proprio tempo come meglio gli pare, trovo singolare che delle persone frequentino la messa più o meno saltuariamente.

Un conto, appunto, sono i credenti che rispettano un precetto; un altro i non praticanti.

In chiesa la funzione è sempre uguale: stessi rituali; medesime formule inveterate nei decenni; canti aggiornati di rado; prediche sovente strascicate da una buona fetta di sacerdoti – non tutti, Deo gratias – che per primi palesano noncuranza nel prepararle.

Quella in latino almeno era ammantata di mistero e di sacralità; i pontificali solenni venivano accompagnati da perosiane musiche d’organo; turibolate d’incenso e sfavillio di paramenti ricamati in oro impreziosivano l’ambiente.

Lo so che queste manifestazioni estrinseche appagano soprattutto i sensi, ma nel contempo mi pare che allo spirito, in tanta aridità liturgica, ben poco giovi la monotonia delle odierne funzioni. Quando addirittura non subisce lo strazio dei cori stonati; il tedio di omelie scontante e banali; l’onta di celebrazioni asettiche.

Tornare alla messa tridentina?

messa

Avrebbe un suo perché, visto che l’odierna società si sta trasformando in una struttura piramidale.

I cittadini, nel secolo, vengono poco a poco abituati alla sottomissione al potere: la crescente perdita di diritti elettorali, lavorativi, nel welfare è sotto gli occhi di tutti, e pertanto la messa tridentina aiuterebbe non poco a conformare pure i fedeli al sistema gerarchico già tanto caro alla Chiesa nelle epoche che furono.

Gioverebbe quindi usare una lingua antica sconosciuta ai più – non però inintelleggibile come quella di Dante – e adottare rituali di ossequio verso l’autorità: velo nero in testa per le fedeli; inchini a ogni piè sospinto; genuflessione in entrata e in uscita; inginocchiati per ricevere la Comunione in bocca, solo dal presbitero; separazione rigorosa degli spazi sacri: celebranti in alto, popolo in basso, e uomini da una parte, donne dall’altra.

La chicca: prediche rivolte a «voi, peccatori…» dalla sommità del pulpito.

Non è la riproduzione di quanto sta avvenendo nella società?

Sostituiamo l’apparato liturgico con quello politico e si ha la medesima celebrazione. Condividi il Tweet

Eppure nessuno dotato di senno ritornerebbe alla messa di Pio V di veneranda memoria, ma l’impostazione dei rituali – sebbene profani – li stiamo accettando, a quanto sembra.

Senza manco salvarci l’anima: oltre al danno la beffa!

Dunque?

«Introibo ad altare Dei. Ad Deum qui laetifacat iuventutem meam» o magari ci si decide per un’alternativa: riportare spontaneità, passione e coerenza?

Nella messa, per chi crede; nella politica, per tutti.

Altrimenti davvero si finirà per non entrarci più… in chiesa o nei seggi elettorali.

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