Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Con altri occhi


Sono belle giornate di primavera. Nel giardino le lucertole cominciano a scorrazzare sui muretti, crogiolandosi al sole. E proprio il tepore d’aprile induce a portare fuori le anziane, in piazza o sui viali. Respirano un po’ d’aria fresca; escono dalla penombra di casa; e sebbene siano spesso su una sedia a rotelle, finisce che venga loro pure un po’ d’appetito.

A provvedere sono soprattutto le badanti. Già.

Fino a qualche giorno addietro confesso di non aver mai speso più di uno sguardo distratto su di loro.

Perché nonostante la barba ingrigita mi conferisca un bel po’ di anni in sovrappiù, almeno al momento riesco ancora a cavarmela abbastanza da solo. Mia moglie è d’altro avviso, ma fino a quando sarò in grado di girarmi le sigarette in autonomia e di usare il cavatappi senza chiedere l’intervento altrui posso ritenermi indipendente.

Così le badanti sono rimaste esiliate nei pensieri per un domani a venire, lontano come la pensione, i pappagalli e i cateteri, le sputacchiere e gli sguardi lascivi verso chi è molto più giovane.

Insomma, il bagaglio classico di un vecchietto al quale non sarà data la saggezza del vegliardo – ché si coltiva fin da giovani e non t’arriva tutta in un colpo – ma, al massimo, la demenza senile come viatico per il tramonto.

Poi, ecco che mi capita sottocchio un articolo che mi ha indotto a vederle in ben altra ottica.

Voglio dire… in genere, quando si ascolta una conversazione che le riguardi, il tenore del discorso verte sulle loro prestazioni lavorative. Gli apprezzamenti sono rari; di solito c’è sempre qualche pretesto per biasimarle.

C’è chi si lamenta che con quel che prendono potrebbero dare ben più di una sistemata alla casa, mentre assistono nonna; o che non ci sia da fidarsi troppo – chissà che non facciano la cresta sulla spesa o sulle cibarie –; oppure che appaia assurdo tenerle perfino in regola con i contributi, dato che si limitano a far compagnia a un’anziana ammodo e senza pretese. Insomma, dovrebbero accontentarsi di una pacca sulle spalle, un sorriso di gratitudine e la classica mancia. Il fatto che l’attempata signora sia la propria madre, con la quale ci si premura di non trascorre un minuto in più del tempo minimo, sufficiente e bastevole affinché le tornino alla memoria i tratti filiali, poco importa.

Ci si confonde. Accade. Si scambia “badante” con “serva” di ottocentesca letteratura, illudendosi in buona fede che siano sinonimi. Veniva accolta a palazzo che era ragazzina… e la si commiatava ancora zitella: ci pensavano gli eredi del padrone di casa, ormai adulti, con un regalo supplementare alla liquidazione, come ricordo di un’intera esistenza passata “a servizio”.

Dopotutto esse si perdono in chiacchiere tra loro quando fanno crocchio, sedute sulle panchine; passano ore al telefono; il proprio giorno libero è più sacro del tabernacolo; vanno pure dalla pettinatrice!

Ebbene, l’articolo che ho citato sopra mi ha lasciato di stucco. Lo trovate qui e parla degli orfani bianchi, cioè dei tantissimi bambini che non sopportano il distacco dalla madre, partita apposta per farci da badante, e si suicidano.

Di bambini che muoiono come mosche è pieno il mondo e non occorre alludere all’esotico Continente nero per ricordarcene: ci pensa il nostro Mediterraneo, negli ultimi tempi. Ma non voglio fare il sentimentale. Sono figli degli altri e le loro vicende tornano utili, di quando in quando, più che tutto per rammentarci che la nostra società in un tempo lontanissimo aveva sperimentato le medesime brutture: bambini sfruttati nelle fabbriche e nelle miniere; debellati dal tifo, dalla polmonite e dalle carestie; usati dalla malavita; gasati nei campi di concentramento; mandati nei seminari.

Oggi, i pochi che abbiamo, giustamente ce li teniamo stretti, son merce rara. Tanto stretti da non far mancare nulla, risparmiando loro perfino la fatica immane di andare a scuola a piedi e di portarsi quel macigno di zaino in spalla. Non li si perde di vista, grazie ai mai abbastanza lodati cellulari, che regaliamo loro fin quasi dal battesimo al posto della collanina d’oro con la medaglietta dell’angelo custode impressa sopra. Quest’ultimo WhatsApp peraltro l’ha soppiantato egregiamente.

Però ci son diverse madri che questo lusso non possono permetterselo, perché per racimolare del denaro devono star vicino a un’anziana sconosciuta e, talvolta, sorbirsi paturnie, dritte e comandi da chi ne gestisce il portafoglio.

Non ci avevo mai riflettuto, fino ad oggi, sebbene le avessi sotto gli occhi, e passassi loro davanti di frequente.

Mi capita ben più spesso di sentire di donne – che pure mi resteranno ignote e distanti – che portano avanti gestazioni per conto terzi. In questo caso devo ringraziare lo zelo di alcune persone, che non ha eguali nel ricordarci di questa pratica. Lo fanno in difesa sia delle madri sia dei bambini.

La carità e la misericordia evidentemente riescono a vedere parecchio lontano.

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