Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Converrà star fuori di casa, di qui a poco


L’altra sera sono uscito di casa per far due passi.
Ho la fortuna di abitare in una zona non lontana dal centro storico ma che sta a ridosso del parco fluviale.
Una strada divide l’area urbana dal pendio di là dal quale i prati sottostanti, e la boscaglia a seguire, preannunciano gli spazi naturali che costeggiano il fiume. In questo periodo è tutto un gracidare di raganelle; un gorgheggiare d’uccelli; uno sfavillio intermittente di lucciole.

L’altra sera m’incamminavo a piedi lungo il percorso, nella calda atmosfera dell’imbrunire, allorché mi si è parata davanti una scena inconsueta.
La sorpresa è stata improvvisa perché il costone di un avvallamento, ricoperto di acacie e di arbusti, maschera la vista della via in salita, per cui non si ha una percezione di cosa transiti dal basso fino a quando non oltrepasserà l’ostacolo naturale.
La totale assenza di uno specchio parabolico all’incrocio verso la città credo sia voluta apposta per valorizzare l’incognita: un’accortezza poetica per chi passa di lì.

Non era un’apparizione celeste

Una fila di mezzi militari ha sfilato davanti ai miei occhi, lunga e lenta.
Autocarri con soldati in mimetica, una blindo con tanto di torretta, veicoli bellici: non conosco tipologia e modelli quindi mi si perdoni la descrizione approssimativa e magari scorretta.
Esiste un’area per le esercitazioni, più avanti, dove gli artiglieri hanno trascorso la giornata in simulazioni di contesti derivanti da calamità naturali.

Nulla a che vedere con qualche missione di pace. Men che meno  erano allenamenti preventivi, qualora un domani si dovesse mai esportare democrazia anche da noi.
La vista dell’esercito in un contesto così ameno aveva un che d’inquietante.
Una reazione emotiva, lo riconosco.
In dialetto s’usa dire: «sôn venime ij granät»: mi ha fatto impressione.
Ovvio che non ci fosse nulla da temere, anzi, dovrebbe essere motivo d’orgoglio sapere che i militari si cimentano in esercitazioni, sotto il sole cocente e con la calura estiva, per affinare la propria preparazione.
A me però le armi fanno questo effetto: è irrazionale, certo, ma tant’é.
Una canna che spari un proiettile mi sgomenta ben più di quella con un amo e un’esca, o delle altre il cui fumo non fuoriesce per uno sparo.

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La prospettiva di un’arma in casa

La cronaca recente ha riportato in auge la possibilità per gli italiani di ottenere più garanzie sulla legittima difesa.

Si potrà tenere in casa una pistola, un fucile, magari una balestra per chi fosse più incline a un passato lontano, per usarla con maggior tutele.
Un’iniziativa perfino peggiore alle tante già ventilate.
La sparata più letale, per restare in tema.
Ho alcuni amici e parenti che posseggono armi: per la caccia o per tutela personale. Sono persone assennate, con le quali passo volentieri del tempo insieme.
Nel contempo però conosco un numero inversamente proporzionale di individui sui quali non metterei mai la mano sul fuoco circa la loro lucidità, se mai avessero un’arma in mano, tra le mura di casa.
Eppure nella vita quotidiana sono rispettabilissimi cittadini. Almeno quelli che non usano i social.

La difesa dei sacri confini della proprietà privata

Costoro nel proprio ambiente domestico si rivelano di ben altra natura.

Difendono i confini al di qua dell’aiuola – e magari il tesoretto “in nero” celato negli anfratti di casa – con un accanimento patologico.
Non mi stupirei se sparassero anche soltanto per aver suonato loro per sbaglio il campanello d’ingresso.
Soprattutto nella stagione estiva, quando il caldo mette a dura prova i nervi di chiunque; il sole batte più forte sulla testa; la fobia dei ladri si acutizza.
Poco mi rassicura sapere di visite dallo psicologo, e non perché non nutra fiducia nella professione, bensì perché ne ho ben poca negli enti preposti a riguardo della selezione del personale o degli incarichi esterni.

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Le persone “dabbene” a cui Salvini vuol garantire più legittima difesa

Basta sperimentare le visite mediche per lavoro, per il rinnovo della patente, per la concessione di invalidità per avere un saggio della perizia con cui taluni – non tutti per fortuna – rilasciano con disinvoltura autorizzazioni e permessi.
Ne basterà uno solo che autorizzi a cuor leggero, per far danni.
Lavoratori con più certificati di malattia delle lauree di un accademico, però freschi come rose quando non sono in servizio.
Anziani ancora alla guida, dei quali s’arguisce la prontezza di riflessi osservandoli scendere dalla macchina.
Invalidi che calcano i notiziari per imprese miracolose che manco il Nazareno avrebbe saputo far rivivere loro con maggior prontezza.
Mi riesce difficile dunque pensare che a taluni lo psicologo d’ufficio – o chi per esso poco zelante, timido, alle prime armi – potrebbe dire di no, dopo un’eventuale legge così favorevole.
Vorrei avere torto, ma proprio torto marcio.

Ne ferisce più la lingua della spada

Vero, e spesso le esternazioni verbali o scritte di parecchi sono ben più taglienti di una sciabolata.

L’arma da fuoco però può uccidere. Sapere che moltissimi, i quali magari tirano di scherma a parole, potranno presto farlo al bersaglio, con tanto di proiettili, è una prospettiva poco allietante.

Una moltitudine di italiani dotati di armi. Le terranno sempre e soltanto in casa?

Ne siamo proprio sicuri?

A questo punto speriamo di cavarcela usando più ponderatezza nell’accettare inviti in casa altrui.

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