Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

«Dagli ai bulli, dagli ai bulli»


I bulli che hanno inveito contro il professore sono stati oggetto di varie conversazioni con amici in questi giorni. E se ne è scritto anche molto. Pure a me è capitato di farmi un’idea, per quanto bislacca e meno seria di ciò che le persone pensanti hanno detto.

Il contributo di Michele Serra sulla sua Amaca ha disvelato una verità inconfutabile: si comportano così perché provengono dal ceto popolare, e poi finiscono con riempire i riformatori e le carceri.

Il bullismo sfrontato che ha l’ardire di attaccare i docenti si spiega con il contesto familiare e ambientale degradato.

Cosa che non accade per i figli di laureati che frequentano scuole di tutto rispetto.

In effetti non è che ci voglia un grande acume per capirlo: i ragazzi lasciati a se stessi, senza una mano amorevole sulle spalle capace di guidarli e istruirli su come comportarsi nella vita e verso gli altri è ovvio che si lascino andare agli istinti biechi ben più dei coetanei affinati alle buone maniere.

Non condivido le accuse di classimo a Serra. Spiace soltanto che sia l’ennesima considerazione fine a se stessa, visto che lo stesso riguarda i tossicodipendenti, i malviventi, gli analfabeti, i neet: la società prende atto che esistono, li addita come untori, li mette in un confronto impari con i coetanei di buona famiglia.

Questi invece fin da piccoli hanno avuto chi insegnava loro galateo, bon ton e savoir-faire. Crescendo han fatto esperienza nei momenti di socializzazione con gli amici di mamma e di papà,  e con i pari altrettanto bennati.

bulli

Bulli e bulli

Però, ecco, c’è un aspetto sul quale Serra mi pare sorvoli: i bulli peggiori – quelli meno biechi e volgari ma assai più incisivi – spesso provengono proprio dalle classi agiate, dalla borghesia e dagli arricchiti.

Sono quelli che si sentono in diritto di umiliare, di ferire e di distruggere le proprie vittime. Soltanto che bullizzano i coetanei e non l’autorità.

Un esempio eclatante tra tanti? Accadde ad opera di studenti del liceo del capoluogo della mia provincia, in gita a Roma. Ma la lista è purtroppo lunghissima.

Son più “scafati”, i bulli con un’educazione alle spalle.

Mi verrebbe da dire: più “vigliacchi”.

Mentre invece, nel pur deprecabile e biasimevole rituale contro il docente, c’è comunque l’ardire di chi ha tutto da perdere. C’è un coraggio, nella sfida all’autorità – distorto e condannabile – che i bulli delle classi agiate si scordano.

Quest’ultimi inveiscono sui deboli, su chi non ha strumenti per difendersi.

E non riempiranno i riformatori: i doppi cognomi, il parentado che conta, i ruoli sociali di peso della famiglia e gli avvocati a libro paga risparmiano loro l’umiliazione invece scontata per chi non può permettersi alternative.

Diamo così contro ai bulli contro l’autorità perché alimentano le nostre paure

bulliDi sicuro non sarebbero da proporre per una medaglia al merito, questi bulli sfrontati con l’insegnante, ma ho l’impressione che il furore contro cui ci si è scagliati nasconda il timore che questo esempio “in erba” possa alimentare modelli d’azione ben più incisivi.

Una paura da non sottovalutare, perché se dei ragazzi mettono così alla berlina l’autorità dietro a una cattedra… chi ci garantisce che prima o poi qualcuno non faccia altrettanto con autorità dietro lo scranno di un parlamento, la scrivania di un ufficio bancario, il pulpito di una chiesa?

La diffusione tanto celere e immediata di un video può avere un effetto domino dirompente ben più inciso di quei ridicoli e patetici appelli di discesa a Roma che periodicamente qualche istrione lancia urbi et orbi.

Qui i bulli agiscono, mica anticipano proclami a destra e manca! E torno a ribadire la mia convinzione:

«quando si vuol far davvero qualcosa, non la si preannuncia prima sui social».

Perché tutto ciò? «Eloì, Eloì, lemà sabactàni»

Al di là di Serra, le motivazioni – soprattutto quelle sempre calzanti sui social – spaziano dalla mancanza della leva obbligatoria all’assenza di sonori schiaffoni.

Prosaiche, ma non ho titoli per confutarle.

Dal canto mio, parlando solo per modestissima esperienza personale, ricordo che in aula – dalle elementari all’università –, nessuno avrebbe avuto l’ardire di dar contro a un professore.

Non perché erano altri tempi.

Manco perché non esistessero pure allora bulli ed esagitati, maleducati e aggressivi.

Semplicemente perché gli insegnanti che ho avuto, più che l’autorità hanno sempre fatto valere l’autorevolezza.

Autorevolezza, ossia una solida preparazione, la fermezza di carattere, coerenza onestà equità verso tutti.

Dinnanzi a questi monumenti in carne ed ossa del rigore, applicato prima di tutto a se stessi, neppure il più sfrontato avrebbe osato far “buh” dinnanzi al docente.

Peraltro lo stesso posso dire di casa mia, nonostante i miei non fossero laureati e neppure avessero frequentato il liceo.

Non è detto che la colpa della triste e vergognosa rappresentazione nelle scuole sia tutta – o soltanto – di questi ragazzi figli del popolo.

È che fa comodo a molti vederla così, e procedere di conseguenza.
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