Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Del come ci vedono dall’altra sponda


Non penso sia una rarità essere stimolati nella fantasia partendo da un accidente che non c’entri nulla o quasi con i pensieri che poi frulleranno in testa.

L’altro ieri, in pausa pranzo, mi è capitato di leggere una rivelazione di un amico sul suo profilo di facebook:

come si arguisce, lui di mestiere fa il commerciante, e di sicuro questo non sarà l’unico episodio che l’ha stupito il giusto. Non saprei se tra i suoi contatti ci sia pure un prete, ma in tal caso potrebbe esclamare tra sé e sé: «eheheh… dilettante, fossi al mio posto a confessare sapresti che questo è soltanto l’abc».

Comunque, l’uscita della reverenda sorella mi ha involontariamente spinto a immaginarmi in fila davanti al bancone che frequento il sabato mattina, e a domandarmi chissà che idea si può fare, osservandoci, colui che sta dietro.

Molte delle persone sagge e sapienti – e pure una miriade di frasi fatte e di aforismi giornalmente postati sui social – affermano che non ci deve importare nulla di cosa pensino gli altri di noi.

Eppure perfino il Messia in persona ci teneva a conoscere che idea avessero gli altri di lui, se arrivò a domandare ai suoi discepoli cosa ne pensassero:

«Vos vero quem me dicitis esse?».

Non è il caso di vivere con l’ansia di far combaciare ciò che trasmettiamo di noi agli altri con le loro impressioni.

Anche perché spesso è pure fatica sprecata.

Mi capitano tra i suggerimenti d’amicizia delle signorine, a me sconosciute, con l’ambizione di mostrare la generosità della Natura… o quanto siano brave con photoshop.

Può essere che dal loro punto di vista l’ostentare un gluteo liscio come un marmo del Canova, oppure un petto procace, sia un genuino omaggio al famoso scultore, o l’esaltazione di Afrodite in ossequio alle allegorie della dea.

L’impressione che invece ne ricavo io, forse per mancanza di sensibilità o per eccesso di puritanesimo, non è proprio di stima per la divulgatrice dell’arte o per la cultrice della mitologia antica. Può non mancare l’apprezzamento, ma nasce e procede da impellenze più prosaiche.

Ben inteso: bene fanno costoro a perseverare, ci mancherebbe. Soltanto… ritengo – almeno per me – che sia buona norma mettere in conto l’eventualità di essere valutati all’opposto ogni qual volta ci  si rapporta con i consimili senza che ci conoscano di persona.

A volte è intenzionale non mostrarsi per quel che si è. Se sul lavoro dovessi presentarmi per l’ignorante che in effetti sono… a quest’ora mi ritroverei nella mendicità più nera a chieder l’elemosina, con un cane al fianco e questo cartello in bella vista:

Non si tratta di fingere o d’essere ipocriti, bensì di adeguarsi al contesto.

Diversamente potrebbe succedere come all’università, stando a quello che ci raccontava un professore. Il venerando docente ci disse, ormai verso la fine del suo corso, che sorrideva constatando gli sforzi di certi suoi studenti per apparire ciò che non erano.

Dall’altra parte del tavolo, dopo decenni d’esperienza, a lui bastavano due domande e pochi minuti per farsi tutta un’altra idea di costoro. E rivederli all’appello successivo.

La percezione altrui è davvero un’incognita: quando mi capita di essere fermato dai carabinieri, mentre guido in macchina, son solito agitarmi come se nel bagagliaio tenessi un arsenale; nei sedili chili di droga; in corpo un’intera distilleria. Eppure ne son sempre uscito incolume, e non certo per un’innata capacità alla simulazione.

I militari, con buona probabilità, hanno bastevole conoscenza della tipologia umana di chi controllano da farsi subito un’idea del soggetto, riuscendo così a distinguere un delinquente da un deficiente, per quanto l’assonanza sia simile.

E allora fantastico su tutte le volte che a scuola m’illudevo d’aver gabbato l’insegnante adottando artefici che con il senno di poi risultano patetici, credendo di averlo convinto che stessi seguendo la lezione o non copiassi spudoratamente. Chi ha sperimentato la visuale che si scorge dall’alto di una cattedra si rende subito conto di quanto muti la prospettiva d’osservazione, e con questa la differente idea che ci si fa di chi sta sotto.

È un po’ come quei politici che ritengono basti indorare la pillola, accarezzare una bestiola, fare i simpaticoni, per instillare in chi li osserva la convinzione di essere i migliori in assoluto. Non è proprio così: il campo delle impressioni, delle valutazioni non per forza razionali, dell’emotività e delle suggestioni individuali è talmente vasto che, senza nemmeno rendercene conto, chi sta dall’altra sponda si fa un’idea magari diametralmente opposta.

Metterlo in conto, alla fin fine, può lasciarci indifferenti, ma a me piace pensare che comunque sia un’opportunità per conoscere meglio noi stessi… e gli altri.