Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Della giusta pastura per far abboccare i pesci


Evito la pesca perché non sono versato nel passare ore e ore in assoluto silenzio con una canna in mano. Certo, ho amici che maneggiano canne, però – per la verità – ridono assai ed è intuibile – ahimè – che non prendano pesci; come ne conosco altri che – sì – amano stare in totale silenzio… ma soltanto perché sono astemi.

Comunque tra i cultori della materia è risaputo che una delle tecniche più proficue della pesca sia la preparazione e la somministrazione della pastura: se fatta ad arte è garanzia di successo.

Dopo il referendum anglosassone, ma a ben vedere già dalle presidenziali americane con Donald Trump in corsa, fino alle recenti amministrative nel Bel Paese… ho avuto l’impressione che giornalisti e opinionisti gettassero a piene mani una loro stuzzicante pastura nelle chiare, fresche e dolci acque della coscienza civile: quanto sarà efficace ancora non è dato constatare, occorre tempo per diffondersi a dovere.

Ho scritto impressione e come tale va considerata: non è una conoscenza e neppure una certezza, un po’ come gli sguardi che possiamo ricevere al tavolo di un bar da un’ignota persona seduta poco più in là. Potrebbe essere interessata a noialtri; magari è incuriosita dal nostro abbigliamento o dalla pettinatura; forse è soltanto miope e ci ha scambiati per attori di fama o per politici di grido… però si suppone che stia osservandoci.

Quest’impressione nasce dalle congetture sul diritto di voto; su quanto sia opportuno che lo esercitino davvero tutti; sui danni che una maggioranza inconsapevole e inadeguata può arrecare a scapito di una minoranza cosciente e motivata.

Esiste un tabù perfino più intoccabile del sesto comandamento: è la rappresentabilità democratica. Condividi il Tweet

Per una sorta di pudore si lambisce il tema più o meno come si guardano le vergogne altrui in una spiaggia di nudisti, la prima volta a cui s’accede: con costruita disinvoltura e un pizzico d’imbarazzo nel timore d’esser fraintesi.

Gli articoli si direbbe che fungano da apripista: se l’argomento troverà riscontro, e se inizieranno a girare sui social improponibili frasi attribuite a Pertini o al Che contro la partecipazione allargata, nonché immagini ad effetto o bufale per demonizzare il voto di chiunque e tutto ciò susciterà entusiastiche condivisioni… allora la questione assurgerà a dogma di fede. Si tirerà l’amo e si riempiranno i panieri.

Le colpe sono imputabili ai vecchi – e a proposito s’è perso per strada perfino il politicamente corretto “anziani”, giusto per rincarare la dose con l’epiteto denigratorio –; alla consorteria degli ignoranti; agli squattrinati che – chi l’avrebbe mai detto! – pare siano un numero sterminato. A seconda dei grafici e delle statistiche messe in campo, uno o tutti i gruppi in questione sarebbero responsabili dello scisma del nuovo millennio, dalle bianche scogliere di Dover a salire verso le fredde lande del Nord.

A farne le spese sono e saranno i giovani – che per la verità si sono astenuti in grandissima parte, ma soltanto Enrico Letta se n’é accorto –; i laureati, lasciando ad intendere che siano pure intelligenti – almeno s’inaugura un nuovo sinonimo, sebbene l’attendibilità sia tutta da dimostrare – e i benestanti, ai quali la vita riserva sempre e soltanto amare sorprese.

Certo… come non si può non concordare che la sciatteria, il disinteresse, l’ignoranza condizionino in modo pesante la vita di tutti noi? Soprattutto quando si va a votare. Ma non soltanto, purtroppo.

Gli unici a dissentire presumo siano i renziani, ai quali sta bene il premio di maggioranza esageratamente alto – e pericoloso – previsto nella nuova legge elettorale, convinti che alle urne andrà il fior fiore, la crème de la crème, dei cittadini informati e pensanti. I quali – ça va sans dire – voteranno il suo partito.

Che gli dei dell’Olimpo ci assistano!

Mi son fatto l’idea che non sia l’età o il grado culturale o ancora il tenore di vita a condizionare gli esiti di un qualsivoglia referendum o votazione, bensì la sfiducia verso la classe dirigente del Paese; la fuga a gambe levate dalla compartecipazione politica per non intaccare la propria onorabilità; il vuoto mentale creato ad arte nei cittadini da qualche decennio a questa parte. L’ho sperimentato di persona raccogliendo firme per l’abrogazione di parte dell’Italicum.

Il rimedio più immediato lo suggerisce, a parer mio, l’articolo leggibile qui, che riassumo di seguito sperando che non me voglia l’Autore per l’estrema sintesi:

1)      possedere competenze minime necessarie per esprimere un voto consapevole, relative all’ordinamento costituzionale e parlamentare e alla vita politica, da certificarsi previo superamento di un test d’idoneità;

2)      avere un comportamento morale, per cui ne sarebbero esclusi i rei: né eletti né elettori.

Sarebbe auspicabile una rinascita della passione politica in tutti, senza pretendere la calca ai seggi elettorali o l’imbarazzo nella scelta per i troppi, e validi, candidati. Diciamo che ci si accontenterebbe già della distinzione tra Destra e Sinistra, tanto per arrivare all’osso, ma – da ciò che ci tocca spesso constatare – pare che la confusione non regni soltanto negli elettori.

Le mie impressioni sono fugaci, magari inattendibili, però la vicinanza al referendum autunnale che alcuni definiscono “epocale” e in odor d’Apocalisse mi rende un tantino prevenuto. Giusto ‘na punta.

Spero insomma che dopo la pastura non scendano le reti.

 

 

 

 

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