Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei


Tra una decina di giorni un amico blogger, che è anche scrittore, verrà nel castello dove lavoro a presentare il suo ultimo romanzo. A quanto pare dovrebbe essere la storia piuttosto travagliata e assai torbida di un bibliotecario: Sono solo io. Storia di uno strano. L’ha ispirato proprio la Civica che condivide gli spazi con l’archivio storico.

Presuppongo non gli faccia difetto la fantasia, perché mi riesce arduo immaginare cosa potrebbe scalfire l’ordinaria e piatta vita di chi si occupa di libri. Forse sarà perché proietto il mio lavoro in quello di un ipotetico collega bibliotecario, e lo faccio per malcelata invidia e per plurisecolare concorrenza tra “topi di vecchie carte”.

Sta di fatto che ancora il suo libro non compare sugli scaffali del servizio di prestito, per ovvie ragioni: non è il caso di rovinare la sorpresa ai lettori anzitempo, prima cioè della presentazione ufficiale.

Oggi, appena uscito dalla torre che mi dà ricovero, percorrevo il consueto tragitto che dalle scale a chiocciola scende ai saloni stipati di volumi, quando ho visto seduta a uno dei tavoli una giovane amica.

Studiava. Attività insolita per gli universitari, che non di rado si portano appresso dei libri come scusante tra una pausa caffè e una per le sigarette. L’ho arguito perché il video del portatile rimandava a una pagina bianca, e l’attività sulla testiera non era veloce come quando si chatta.

Mi ha sorriso, da lontano, e siccome mi avrebbe atteso di lì a poco il colloquio con gli insegnanti di mia figlia, necessitavo di rinfrancarmi l’animo prima dell’incontro al liceo, e dunque sono andato a salutarla.

«La sventurata rispose».

Con sommo stupore, sul piano di lavoro aveva in bella vista il libro di una blogger che stimo molto, la quale, tra le mille attività, fa la ricercatrice all’Accademia della Crusca: Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi).

Singolare coincidenza, questa tra blogger nella mia biblioteca!

La mia stima è fondata sul suo impegno nella divulgazione delle buone pratiche linguistiche, anche nell’ambiente digitale, e sappiamo quanto ce ne sia bisogno oggidì! E così m’è venuta la smania di domandare all’universitaria cosa stesse facendo, e lei, con serafica rassegnazione, m’ha rivelato tutto il consueto e tipico travaglio che assilla chi è in procinto di compilare la tesi di laurea.

Massima solidarietà.

Si è data a un progetto interessante, tanto più se si considera che lei, non italiana di origine, sta cimentandosi sull’uso del linguaggio nei social. Forse sarebbe più appropriato definirlo “coraggioso”, considerato il genere di ricerca che le è toccata d’intraprendere.

Nella breve pausa che ci siam concessi m’ha disvelato un mondo su cui avevo riflettuto soltanto da un punto di vista comportamentale. Ovvero, finora mi son limitato a considerare talune esternazioni, spesso pure sgrammaticate, come inopportune per ciò che si sarebbe voluto dire, e non per la forma in se stessa.

Lei invece analizza le abbreviazioni, la punteggiatura, le faccine, gli errori di sintassi e di grammatica sui social network, e le valuta in base alle fasce generazionali, sociali, di provenienza geografica e, dove possibile, culturali. Impresa non scontata, soprattutto quando taluni profili attestano studi in università di sommo rispetto – nel mio caso vanto perfino amicizie virtuali laureate a Oxford, noblesse oblige – ma con un approccio nei commenti alquanto disinibito. Saranno gli anglicismi che fregano. O le intramontabili licenze poetiche… vatti a sapere!

Di fare errori nello scrivere capita a tutti, nessuno escluso.

Beh, parlo per me, che dopo aver scritto leggo e rileggo e pur ricorreggendo lascio spesso errori. Insomma, non vorrei offendere nessuno.

Ma c’è chi non ha proprio dimestichezza alcuna con la sintassi.

Certi casi è ingiusto biasimarli, perché nessuno “nasce imparato”, e non si può pretendere l’arte dello scrivere in chiunque. Anzi, è necessario perfino un doveroso rispetto, perché si vede che costoro fanno quel che possono pur di comunicare ciò che pensano.

In altri però errare – e son la buona parte – è una costante che denota testardaggine, come se abbreviare le lettere fosse una questione economica di notevole risparmio per chi scrive e per chi leggerà, o sostituire con le “k” ogni “c” rientrasse in una licenza fonetica per le consonanti quando si trasformano in lettere su un foglio.

Puntualmente qualcuno lo fa presente, tra i commenti. Con più o meno tatto, dipende dallo spirito che anima il novello maestro o dall’acredine che punta sul tallone d’Achille dello scrivente.

Non mi è mai accaduto – mai una volta – eppure i casi sono molto frequenti, di leggere delle scuse da chi era stato redarguito. Men che meno, dunque, un grazie per l’osservazione.

Piuttosto ne è seguita una controffensiva da far invidia alla celebre contraerei britannica della II Guerra mondiale. Con tanto di rinforzi addirittura da coloro che fino a quel momento stavano acquattati come il gatto con il topo.

Delitto di lesa maestà: un’onta da lavare nel sangue, se soltanto i duelli fossero ancora permessi.

Nessuno di costoro ha provato imbarazzo, vergogna, disagio.

Nell’epoca in cui si è sdoganata ogni sorta di inverecondia anche gli asini rivendicano un ruolo, con il risentito orgoglio di chi ritiene il proprio raglio soave quanto il canto dell’usignolo.

E a rammaricartene vieni bollato come snob, quasi che sia un dover patrio tacere sul fallimento eclatante della scuola dell’obbligo.

Ci ripensavo stasera: una bella gatta da pelare, le è toccata alla mia giovane amica.

Ironia della sorte… non è neppure madrelingua!

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5 Commenti

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    Pot molto bello che fa riflettere su una cosa: io, che forse sono snob per davvero, mi concentrerei non solo sugli errori in sé, ma anche sull’essere analfabeti funzionali … che girano comunque sui social, non riuscendo a comprendere battute, evidenti bufale ecc ecc 🙂

    Moz-

    • Ignorante con stile

      Beh, Moz, tocchi un nervo scoperto! Sto finendo un saggio di Ferraris che s’intitola “L’imbecillità è una cosa seria”. Assai eloquente, in proposito.

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    ma pensa tu… è che tutti oramai pensano di essere bravissimi a scrivere e di poter diventare scrittori per il semplice fatto di scrivere da qualsiasi parte… quasi quasi mi metto a scrivere anche io… emh!!! 😀
    peccato non potere essere li con voi alla presentazione di Telemaco… Quanto mi piacerebbe!!!

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    Se mai verrà pubblicata o pubblicherà un articolo ti prego di segnalarlo perché terrei davvero molto a leggerlo 🙂

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