Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Dio ti vede ma il mio scatto fa di più: la spia


«Chi fa la spia non è figlio di Maria,

non è figlio di Gesù.

Quando muore va laggiù,

va laggiù da quell’ometto

che sia chiama diavoletto».

 

Filastrocca rispolverata tra i ricordi d’infanzia. Era la cantilena che mia madre ci metteva in testa ogni volta che qualcuno tra i figli aveva fatto il delatore in casa.

A far la spia si brucerà tra le fiamme dell’inferno. Una volta passati nell’aldilà.

Ma anche stando di qua non è che agli spioni vada meglio: un bel marchio d’infamia non glielo si nega di certo!

Modelli ne abbiamo, da Giuda in avanti, passando per l’odioso compagno di banco che non mancava di riportare ogni dettaglio alla maestra, fino al collega che per mettersi in mostra fa di tutto per inficiare il reo.

La spia si fa per denaro, per protagonismo, per invidia, per vendetta o per il gusto di rovinare qualcuno.

 

La spia che si camuffa da reporter

È la nuova tendenza primavera/estate, grazie alla relativa facilità di accedere ai social e di ritagliarsi il proprio posto al sole, ora che di tanto in tanto fa capolino tra le nubi grigie.

Accade così che chiunque può improvvisarsi giornalista d’assalto – basta aver peli sullo stomaco per farlo – pronto a carpire lo scoop originale: il mitico cattura la scena di un’infrazione con una foto, dopo la posta su facebook.

Non sul proprio profilo, però! Eh già: lì i like scarseggiano, e al massimo elemosinerebbe qualche “mi piace” per carità cristiana dai quattro gatti che lo seguono.

Lo fa su un gruppo dove prevede – l’eroe– che la “denuncia” diventerà di pubblico dominio.

L’accompagna con una premessa di vaga ascendenza gramelliniana, però svolta come l’imitazione di un’imitazione di una sintesi del riassunto del compendio del pensiero del sommo moralista sabaudo.

Bingo! Partono i commenti, a decine. Lievitano… superano il centinaio.

È giusto così peraltro; dopotutto dire la propria è la funzione primaria di un gruppo su un social.

Chi con garbo, chi con spavalderia, chi con rabbia; altri in sostegno o in opposizione; taluni per strappare una risata, talaltri per rincarare la dose. Certi colgono l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe oppure per far passare messaggi alternativi.

Il problema non sono costoro, che in fin dei conti interpretano il proprio ruolo di membri attivi, sollecitati da un post.

Il problema è lui: la spia

Lo è perché si cala in ruoli che non gli competono, innanzitutto. E così questa tipologia di narratori non autorizzati dei fatti altrui si autonomina cronista o poliziotto, censore o giudice, a seconda del momento.

Ruba il mestiere a chi lo fa per professione e di norma – si spera – con competenza, cimentandosi da dilettante: è più pericoloso di quanto si pensi.

Non è davvero da sottovalutare, il giustizie di quartiere, il delatore di provincia, la spia della porta accanto.

C’è in questa missione umanitaria la convinzione di credersi migliori rispetto agli altri: la spia non sbaglia mai; non infrange nessuna norma; non transige su alcun divieto.

Ma questa astensione dall’errore, invece tipico di noi mortali, non è detto che sgorghi da un nobile senso etico: spesso si verifica soltanto perché non si hanno i mezzi, le possibilità o le occasioni per commetterlo.

C’è un’odiosa vigliaccheria di fondo: in quei frangenti, se davvero costoro sentissero impellente il senso del dovere, perché non lo fanno presente direttamente a chi sta compiendo l’errore, o non chiamano chi di dovere affinché provveda al suo posto?

Scusate lo sfogo contro chi fa la spia (in fondo in fondo che c’è di male?) però…

Lo ammetto, mi sento un tantino toccato perché oggi un mio fan, uno dei tantissimi accaniti lettori, stava imbrattando un muro su un viale panoramico – ed è reato, giova ricordarlo – per indurre i passanti a condividere gli articoli del blog.

Proprio lo scatto impietoso di un cittadino modello lo ha immortalato con la bomboletta fumante in mano e, da brava spia, si è ripromesso di pubblicarlo sui social, addirittura sponsorizzando il post a pagamento.

Ecco, la cosa mi ha dato fastidio, non fosse perché il suo intervento ha vanificato lo sforzo del mio adepto, che non ha più potuto terminare la frase…

… con stile  😉

 

spia

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