Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Distillati: il senso della degustazione.


Questo articolo nasce in pieno disaccordo con quanto sto leggendo un po’ ovunque – si tratta di spazi virtuali tenuti da scrittori e da divulgatori di gran lunga più autorevoli di me – ma non lo scrivo per il gusto di fare “la mosca bianca”. Proprio per questo provo a motivare la mia posizione, per quanto personale e di certo opinabile.

Il tema sono i distillati di libri, ovvero l’edizione di romanzi noti che nella versione originale risultano parecchio corposi, adesso stampati e diffusi per un largo pubblico. Sappiamo quanto in Italia leggere sia ormai una consuetudine rara quasi come usare la propria testa; men che meno se si tratta di affrontare centinaia e centinaia di pagine. È un dato di fatto: mancanza di tempo; seduzione del web che distoglie dal cartaceo; costo dei libri; analfabetismo di ritorno o quello funzionale; pigrizia; romanzi pompati da editori ma apprezzabili soltanto dai palati fini, utili come biglietti da visita nei salotti della buona società.

Contro quest’iniziativa han preso parola un po’ tutti coloro che amano la lettura: i cosiddetti “lettori forti”, come li si definisce in ambito biblioteconomico, ma pure opinionisti sui giornali e sul web. Non escludo che abbia detto la propria anche chi non avrà mai letto per intero i tomi in corso di ristampa succinta, ma che per spirito di corpo spezza una lancia a favore delle opere monumentali contemporanee.

Perché sono in disaccordo o, meglio, perché non ritengo scandalosa questa iniziativa editoriale?

Semplice:

Sono disgustato – fino sulla punta delle orecchie – dallo snobismo imperante che domina la cultura nostrana. Condividi il Tweet

E’ raro che ci si metta nei panni di chi non legge: sono tantissimi, ma davvero tantissimi. E non mi riferisco soltanto a chi non possiede una formazione di studi elevata, perché esiste una moltitudine di universitari e di laureati che una volta terminata l’università non aprirà più un libro, neppure i romanzi da spiaggia in vacanza. Ne conosco un numero sconsiderato, ma ciascuno, dopotutto, fa come si sente, e non mi va di puntare il dito contro. Se a loro sta bene così non sarò certo io a indurli a una conversione.

Ora, domanda: chi ha letto per intero la Divina Commedia, il don Chisciotte o i Promessi Sposi? No, perché, da quanto mi risulta, a scuola le antologie, e gli stessi insegnanti – come è ovvio – ne presentano solo delle selezioni: qualcuno ha mai trovato da ridire su questi “tagli” operati su classici della letteratura riconosciuti come patrimonio universale della cultura? Quanti si son presi la briga di leggerseli per proprio conto, perché si sentivano depauperati dall’operazione selettiva? E, per giunta, vogliamo paragonare i grandi con gli scrittori d’oggi? Allora?

Certo che siamo d’accordo sul fatto che l’originale sia meglio del suo distillato, ma – pensiamoci bene – se la lettura, come si suol dire, è il cibo della mente, non è proprio partendo da una degustazione che si scopre la bontà di certi formaggi stagionati o di altre prelibatezze che altrimenti non avremmo mai conosciuto?

Chi ha avuto dei bambini piccoli di solito è andato incontro alla sfibrante impresa di educarli a mangiare ciò che si rifiutavano d’ingurgitare, credendolo veleno. Dubito – escludendo l’uso della coercizione – che si siano ottenuti risultati soddisfacenti imponendo loro un piatto intero di una certa pietanza, per quanto salutare e nutriente: l’approccio vittorioso si sarà conseguito tramite misurati assaggi, magari perfino camuffati sotto altre spoglie.

L’amore per la lettura non ha conquistato il cuore di tutti – vero – ma se adesso c’è chi prova a sedurre a piccole dosi… direi “per tentativi”, ben venga! Non lo considero un inganno: il nome stesso sottolinea la cura dimagrante del singolo romanzo. Ritengo assai peggiori gli strali dal pulpito degli acculturati, che difendono a spada tratta il purismo letterario ma si guardano dal fare qualcosa di concreto per educare alla lettura, chiusi come sono nelle proprie cerchie di sedicenti raffinati ed eletti conoscitori delle belle lettres. Capisco che sia legittimo additare l’opera completa, alla stregua di quanto sia appagante il panorama visto dalla vetta di una montagna. Ma se voglio portare fin lassù chi non si è mai inerpicato, è saggio prima abituarlo sul sentiero che conduce alla cima attraverso un percorso facilitato, che gli consenta di apprezzare il cammino e di abituarsi alla fatica. Son convinto che una volta assaporata la via breve sarà stimolato – e preparato – per ascendere fino in punta. A mio avviso fa più danno l’elitarismo – e in certi casi oserei definirlo perfino razzismo – che non la diffusione di versioni purgate : è come quegli alpinisti che ti guardano dall’alto in basso perché ti sei fermato al rifugio sottostante, quasi che un percorso ridotto non sia un’esperienza comunque degna d’essere vissuta.


Immagine tratta da: it.123rf.com › distillato
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11 Commenti

  • Articolo interessante e discussione di alto livello e di educazione esemplare. Vi ammiro. Luca, la tua è una voce fuori dal coro che non ha in sé intento polemico, ma una volontà forte di vedere opportunità anche in operazioni di dubbio valore culturale. D’altra parte, lo snobismo è una carenza, che allontana e isola. Senza portare cambiamenti effettivi.

    Per onestà, ti confesso che alla vista dello spot dei distillati, mi è venuto da piangere. E fatico a vederla come una mano tesa. Rimane, nel mio sentire profondo, una marchetta, come sostiene anche Mimma. Ma chi può dire che non andrà, anche suo malgrado, oltre questa dimensione?

    • Luca Bedino

      Grazie, Emma, per il tuo contributo. E’ un’operazione commerciale e non certo filantropia per rendere edotte le masse. Mi piace sperare che pur nella bieca legge del mercato si possa rinvenire un’opportunità di riscatto per qualche lettore. Intanto son convinto che nessun cultore delle buone letture scenderà a questo compromesso, né che si smetterà di stampare edizioni originali. Per gli altri, se ne troveranno giovamento, non ci sarà che da rallegrarcene; diversamente… capita spesso di avere una gamba del tavolo che balla 😉

  • Caro Luca, bello in confronto tra persone che hanno i piedi ben piantati per terra (anche se con un occhio rivolto alle stelle). Io non mi scandalizzo di di tanto di questa operazione commerciale. Aspettiamo, diamo, come dici tu, la possibilità di capire e interpretare.
    Buona giornata
    m

  • Luca

    Cara Mimma, come ben saprai da un po’ di tempo a questa parte vengono proposte delle produzioni documentarie che narrano di opere artistiche o della storia di certi musei. Sono filmati ad alta qualità, girati con stili che fanno l’occhiolino a generi cinematografici d’effetto, integrati da grafiche accattivanti. Tutto subito l’iniziativa mi ha inorridito: all’epoca in cui frequentavo corsi di museologia in università ci si divideva sull’opportunità di conservare un’opera in uno spazio espositivo, sebbene di prestigio, anziché nella sede originaria per la quale il capolavoro fu concepito, per poter apprezzarne in pieno il suo valore all’interno del contesto naturale. Figuriamoci dunque, adesso, assistere a questa operazione di marketing – in certi casi pure di pubblicizzazione del singolo museo – in cui il prodotto (culturale) è proposto virtualmente: ha dello scandaloso. Invece, a ben pensarci – ma ribadisco la stessa posizione dell’analogia con i “distillati: è puro parere personale – per molti che non abbiano l’opportunità di muoversi o le conoscenze per godere di un’opera, il filmato diventa un’opportunità altrimenti negata. Certo, come per i romanzi completi, non sarà mai e poi mai la medesima esperienza arricchente, ma è pur meglio di nulla. E chissà che, muovendosi in giro per il mondo, vedendo il determinato museo – o una biblioteca o una libreria – non nasca l’impulso di farci un salto o di allungare il braccio, mossi dal ricordo positivo del surrogato visto – o letto – a suo tempo.
    Circa l’essere romantici… se ti può consolare sei in buona compagnia: non sono così ingenuo da non riconoscere che si tratti di una mera e calcolata operazione commerciale, ma per inclinazione mi piace leggervi anche un’opportunità di aiuto per riscoprire il piacere della lettura. Per la bellezza… ovvio che non la si ritrovi in un’opera mutila. Lo sa bene chi ha avuto l’opportunità di assaporarla appieno. Sempre più pochi, purtroppo, e non lo ritengo giusto.

  • Caro Luca, non sono convinta che i “distillati” di cultura siano la soluzione giusta per far leggere chi non ha tempo e si spaventa dinanzi a grossi tomi di romanzi d’altri tempi. Credo fermamente che la LETTURA sia un piacere e una necessità. Si può imparare ad amare questa pratica affannosa e spesso priva di risultati immediati. Esistono diverse strade per arrivare ai libri e tortuosi percorsi fanno i libri per arrivare a te. Sì, perché capita anche che inaspettatamente un certo libro arrivi a te. Ma questa è magia, è il mistero tra lettore-autore-personaggio. Dunque sono contro questa che, a mio avviso, è solo l’ennesima trovata commerciale (da vedere anche i titoli coinvolti in questa operazione). In questi giorni leggo lettori sconvolti, vesti strappate e parole indignate. Io sono tranquilla, perché sarà il “mercato” a decretare o meno la fine di questa marchetta. Ma se successo sarà allora dobbiamo tutti farcene una ragione, fare i conti con mondo che è cambiato.
    Lo scorso anno ho avuto la fortuna di ascoltare al Teatro San Carlo “Tristano e Isotta” il dramma musicale di Richard Wagner. È un’opera che dura ben 4 ore. Ti assicuro che non si potrebbe distillare, non si potrebbe distillare nemmeno una pausa, l’intensità è tale che (almeno io) non ho potuto trattenere le lacrime.
    Ecco, Luca, cultura è anche questo, emozionarsi e piangere sulle pagine di romanzi, di racconti, restare sconvolti dinanzi a un’opera d’arte. Distilleranno anche la Cappella Sistina perché troppe ‘figure’ da guardare?
    La bellezza, la bellezza, è questo che andrebbe insegnato, la ricerca dell’inaspettato e delle emozioni.
    Forse sono romantica, d’altri tempi, ma ho imparato da sola ad amare tutto quello che l’arte poteva darmi, che può darmi ancora e ancora per il resto della mia vita.
    Un abbraccio
    mr

  • Luca

    Dunque, cerco di risponderti dallo smartphone in viaggio sul treno, quindi forse non riuscirò ad essere puntuale nel seguire l’ordine delle tue riflessioni. Se del caso ti chiedo la cortesia di farmelo presente e ci ritornerò sopra là dove ho omesso spiegazioni.
    Innanzitutto mi riferisco alle opere corpose perché sono l’oggetto di questa “distillazione” alchemica. Non cito i romanzi brevi o i racconti lunghi perché non necessitano di cure dimagranti. Va da sé che si potrebbero leggere quelli ma il nodo centrale della mia argomentazione è la tipologia del potenziale (non) lettore. Ovvero di persone che neppure sanno dell’esistenza della vasta produzione letteraria, o non lo ricordano più. Guardo a loro e alla possibilità di accostarsi a grandi scrittori con la cautela necessaria per non spaventarli. Perché spesso di questo si tratta: non solo per mole cartacea ma per la difficoltà di addentrarsi in tutta la complessità di un romanzo impegnato. Ci vuole allenamento, mica tutti hanno gli strumenti per poterlo fare. E offrire loro una degustazione trovo sia un modo tra tanti (anche la desclamazione o la trasposizione cinematografica non mi scandalizzano).
    Parli del tempo. Ma nel mio articolo lo cito tra sei concause. Non gli tributo un peso così preponderante. Ho letto che sarebbe il motivo principe per la casa editrice ma non per me. A mio avviso la discriminante maggiore è la fatica di leggere, in se stessa, proprio come il camminare in montagna: è un tirocinio che si pratica gradualmente. Così come è arduo far accettare di mangiare un intero piatto di squisita minestra con fagioli a un bimbo di quattro anni, ma quando si riuscirà a fargli intendere che un cucchiaio non sarà la morte, ci saranno possibilità che decida di finirla tutta e magari pure di chiedere il bis.
    Il rimando alla scuola è solo per sottolineare quanto ci si strappi le vesti per la selezione su Paolo Giordano ma nessuno ha mai avuto da ridire sulle edizioni alleggerite dei Promessi Sposi (giustamente). Che poi i brani vengano approfonditi con note, glosse, critiche ed esegesi non toglie che sempre di un distillato si tratti, vivaddio.
    Soprattutto non voglio convincere chi già legge ad optare per i “distillati”: equivalerebbe a dissuadere le visite ai musei perché intanto ci sono i cataloghi con belle foto. Ribadisco che la mia difesa di questo sottoprodotto non è un invito a disertare le opere complete: sarebbe in totale contraddizione con la mia natura. Bensì è un sostegno, pure caloroso, a uno strumento che ritengo utile per recuperare alla lettura, sebbene parziale e dunque sminuita, di opere altrimenti destinate ai sempre più esigui lettori forti. L’amore per la lettura deve essere lo sprono, e là dove ha fallito la scuola, la famiglia, l’indole del singolo potrebbe forse farcela l’edizione distillata di ottimi autori.
    Spero di essere stato esauriente.

  • Ti stimo molto, mi piace il tuo blog sia nei contenuti che nella veste grafica, lo premetto doverosamente prima di esprimere spero civilmente il mio totale dissenso (beh quasi totale, sul tuo disgusto non posso dir nulla, come dicono i romani de-degustibus non disputandum…).
    Tu mi pari partire da diversi assiomi che in particolare non mi convincono:
    1) A legger te, mi pare si debba dar per assunto che TUTTI i romanzi di TUTTI i tempi siano solo polpettoni da oltre ottocento pagine; e Yoshimoto? Cronache di una morte annunciata? Tre uomini in barca? Dove sta scritto che questi poveri diavoli senza il tempo di leggere, debbano per forza scegliere romanzi lunghi? E la sterminata letteratura di racconti? Non vale la pena leggerla?
    2) La metafora della montagna che usi è splendida, ma dà per scontato che il tempo sia elastico; se non hai tempo di salire su una collinetta, non mi pare logico presumere che troverai il tempo di scalare l’Everest solo perché qualcuno ti ha fatto salire al secondo piano di un condominio fatiscente… E venendo all’alimentazione dei figli (ho bestemmiato anche io in tutte le lingue del mondo al riguardo) io non prendo una zucca da otto kili per farla alla julienne; mi limito a prendere un singolo fagiolino e provo a farglielo mangiare intero (torniamo al discorso sub 1, se non hai tempo per 1000 pagine, leggine 100, o 10, ci sono romanzi per tutti i tempi).
    3) Dai per scontato che il tempo da dedicare a un romanzo sia proporzionale alle sue pagine. Se davvero la pensi così (non è esplicito il tuo pensiero sul punto, ma mi pare presupposto di tutto quel che dici), a me pare un vizio logico notevole. Il tempo da dedicare alle pagine dipende dal loro peso, non dal numero, mi pare. Feyman ha scritto un libricino di 40 pagine. Si chiama “Sei pezzi facili”. Ti sfido pubblicamente a finirlo capendoci qualcosa prima che io finisca l’intera collana dei Libri della Jungla. Okay, mi dirai che non è un romanzo, ma credo tu abbia capito il senso. Leggere una pagina di Umberto Eco non richiede lo stesso tempo di una pagina di Fabio Volo, non fosse altro per tutte le volte che devi aprire Wikipedia…
    4) Dai per scontato che a scuola i professori ci facessero leggere solo l’escerto, le due righe della Divina Commedia. Per quanto mi ricordi, accanto alle due righe di Manzoni, ci leggevamo anche ottocento pagine di Russo che ce lo spiegava, e di tempo su quei testi ne abbiam passato sicuro infinitamente più del tempo che ci sarebbe occorso a leggerlo tutto. Mi pare tu stia confrontando mele (brani che si inseriscano in un piano didattico lungo 5 anni) con pere (un sunto che se va bene ti dirà qualcosa dell’autore su una quarta di copertina, in venti righe). Ammetto che tu abbia argomentato logicamente e con arguzia la metafora, però mi pare non onesta intellettualmente parlando.
    Sono apertissimo al dialogo, non dico che quanto sopra sia la verità, e sarei ben lieto se riuscissi a convincermi che mi sbaglio su tutta la linea; non avrei problemi ad ammettere di aver preso un grosso abbaglio e a cominciare a leggere tutti i distillati del mondo, che pure io, di tempo, onestamente, non ne ho molto, eppure qualche libretto l’ho letto.
    Con stima e simpatia!

  • Sonia Bertinat 14 Gennaio 2016 at 17:10

    Ti ringrazio per il tuo post contro corrente. Io sono una di quelli ‘contro’ i distillati ma il tuo ragionamento mi ha convinto 🙂

    • Luca

      Fa parte di un apprendistato: dai distillati passerò alla vendita di enciclopedie porta a porta. Battute a parte, anche’io ero su posizioni simili alle tue perché è imprescindibile il valore di un testo originale e completo. Ma è riflettendo sull’opportunità di offrire comunque un approccio alla lettura di qualità, sebbene mutila, a chi non ha gli strumenti per arrivare alla fonte che mi son persuaso di una validità del prodotto. Certo, testa la speranza che sia un primo passo verso la vetta.

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