Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

E adesso spogliati come sai fare tu


Era una canzone di Cocciante in voga ai miei tempi: “Bella senz’anima“.

Ehhhhhhhh… tiro un lungo sospiro. Spiace per lei, ma proprio non ce n’é. Non ce n’è cosa? Beh, di “trippa per gatti”, anzi… per micie, micette e sornione di varia natura.

La figliuola – di bell’aspetto e di giovine età – m’aveva chiesto l’amicizia alcuni giorni addietro. Sono una persona socievole e di solito la concedo senza fare troppo il difficile, previa una verifica sommaria.
Diciamo che mi basta non vedere fazzoletti verdi, elmi, corni e ammennicoli padani o allusioni a “quando c’era Lui si stava meglio”, e rispondo in modo affermativo.
Mi riprometto in seguito di appurare se sia un fake. Tanto non c’è alcunché di privato o di troppo sensibile sul mio profilo. Anche perché, pure con la migliore volontà, faticherei a inserirvi qualcosa di compromettente, almeno di scadere nella finzione.
Quando è arrivato il suo messaggio ho notato che aveva frequentato la “scquola…”: l’errore poteva annoverarsi tra le perle dell’autoironia, alla stregua di coloro che dichiarano su fb d’essersi laureati a Cambridge, Harvard, Torino senza essere andati oltre un corso professionale.
Comunque – sia chiaro – pur sempre più meritevoli di quelli che le lauree le hanno comprate a suon di quattrini soltanto per farsi chiamare “dottore”.
M’ha scritto mentre ero sul lavoro. Siccome molti contatti professionali usano il mio numero personale – talvolta con una libertà perfino dirompente – ho risposto da incauto, come la monaca di Monza, al suo 
– ciao com stai
Era una domanda con punto interrogativo opzionale: una quisquilia che di norma m’indispone alla pari di chi telefona senza presentarsi; invece sulla troncatura al “come” ho sorvolato perché agli avari son abituato.
Ciao, bene grazie… almeno per essere lunedì 😉 purtroppo al lavoro e pure con l’acqua alla gola 🙁
L’emoticon che strizza l’occhio voleva stemperare la franchezza con la quale cercavo di farle intendere – inutilmente – che se non si fosse trattato di faccende lavorative avevo ben altro di cui occuparmi. Niente. La fanciulla in fiore prosegue:
– Sono Fossano e tu ?
Beh, a questo punto stavo interloquendo con la Città in persona! Chiamato in causa come immeritato custode delle memorie patrie, le rispondo:
– Io pure. Ma ancor più sono incuriosito dal perché tu mi abbia chiesto l’amicizia. Cosa che mi fa piacere ma non credo ci si conosca di persona, vero?
Vabbè, la reciproca identificazione con una città la vedevo meno peggio che con Giulio Cesare, con Napoleone Bonaparte o con Goffredo di Buglione, come accade agli schizofrenici o, nell’ultimo caso, ad Adinolfi. Ho azzardato un’indagine sul perché siam diventati amici: in cuor mio speravo nascesse da un comune amore per gli scacchi, il buon vino o le imperscrutabili dissertazioni sui dogmi della fede.
La sua spiegazione è evasiva:
– faccio il commercio in un negozio di prodotto cosmetico e te?
Spiazzante: i cosmetici non rientrano tre le mie passioni. Pur meglio però di pettinatrice: essendo quasi calvo non avremmo mai avuto nulla di che spartire.
Mi sarei accontentato di una mastra birraia. Di sicuro non era filologa o socia corrispondente dell’Accademia della Crusca.
Lascio passare tre quarti d’ora e nella pausa caffè le invio una risposta elusiva sulla mia professione: non è che ci sia da andar fieri ad essere “grasso che cola”. Chioso con un “buona giornata” piuttosto lapidario. Mi auguravo di porre un degno finale alla brillante conversazione.
Anche perché di lunedì non si può abusare della pazienza altrui con frasi sgrammaticate. Ci mancava soltanto un congiuntivo mal posto… per indispormi per tutta la settimana. Ma ecco che arriva la prima rivelazione biografica:
– Sono [ ] io ho 26 anni celibe senza figli e te?
Mi fa piacere per lei che abbia una sì giovane età; che sia una libera passerotta di bosco senza prole frignante al seguito; piuttosto diventa imbarazzante palesarle quanti decenni ci separino. Così mi son limitato ad approfondire un aspetto che trovavo singolare:
– Celibe?
Giusto per capire. Sono l’ultimo al mondo che ne farebbe una questione di genere, ma avrei preferito chiarire l’argomento per declinare in maniera corretta il dotto epistolario virtuale, a lui o a lei.
Sono i frangenti in cui esce fuori la mia pignoleria. Non mi è mai piaciuta l’approssimazione.
– Ah bhen, altrimenti lo dici hai indirizza skype ed un cam per scoprirsi meglio tutti e due , caso attualmente molto solo e nuda nella mia camera se ciò non è indiscreto.
Traduzione:
«Bene… bene… potresti comunicarmi il tuo indirizzo di Skype, e se attivi la webcam ci si mostra a vicenda come mamma ci ha fatti, anche perché la sorte (o la divina provvidenza, dipende dai punti di vista) vuole che adesso sia sola, peraltro pure senza veli, in camera da letto. Ovvio, se tutto questo non offende il senso del pudore».
Toh, mademoiselle osa. Deve avere rimosso del tutto gli anni passati dalle orsoline. Che invidia!
Per giunta possiede un’encomiabile inclinazione per l’antiquariato, dato che desidera vedermi del tutto scoperto.
E – che cara! – farebbe altrettanto con le sue grazie: una benefattrice come non se ne trovano quasi più in giro.
Un modo piuttosto singolare per lenire la solitudine; per ovviare al gran caldo che la costringe ad emulare Eva nel paradiso terrestre; e forse per mostrarmi la sua camera da letto, della quale – immagino – vada orgogliosa. Magari è decadent, con tappezzeria vittoriana di William Morris, copiosi mazzi di rose antiche sulla mensola del camino in marmo, una tartaruga istoriata a spasso per la stanza.
Nel correre con la fantasia le ho lasciato una risposta piuttosto tranchant:
– Ahahahhhah. No grazie. Arrivederci!
Mi ha dato l’addio. Si è dissolta. Chissà perché!
Ne ho scritto qui per due motivi.
Il primo per palesare al mondo quanto scarsa sia la mia dimestichezza con chi azzarda approcci diretti: pago pegno all’educazione sabauda e alla timidezza che m’inibisce verso gli sconosciuti.
Il secondo per render di pubblico dominio la sua intraprendenza: dato che annoverava diversi miei amici, qualora qualcuno di loro volesse mai farsi avanti, avvisandolo prima immagino che avrà poi l’accortezza di posizionare la webcam sulla visuale migliore e, soprattutto, di sbarbarsi a dovere, per dare il meglio di sé.
Siccome la buonanima di mia nonna usava ricordarmi, in dialetto, che «nìun a fa niänte per niänte» ovvero “nessun fa niente per niente”, sarà buona norma preparare carta di credito o bitcoin oppure money-trasfer. E mettete in conto la sua pubblicizzazione di vostri coinvolgenti, e forse esilaranti, filmati in rete, in caso d’inadempienza del pagamento.
In conclusione… se posso permettermi un modesto consiglio, evitate di tenervi i calzini nei piedi: proprio non si possono vedere!

2 Commenti

  • Norberto Baccalini 22 agosto 2016 at 1:24

    Ti ho letto per la prima volta in un racconto ( che aveva condiviso la mia amica Rossella De Bianchi ) sulla gita al ” lac du Lausfer superieur” e mi e’ piaciuto molto. Poi Rossella mi ha dato il tuo blog e oggi ho letto un altro articolo con quella…fanciulla che voleva latua Amicizia (bellissimo). Sei molto bravo e finalmente ho trovato una persona che non pubblica banali giochini e non scrive ogni mattina ” buongiorno” e ogni sera “buonanotte”. Bravo… continuero’ leggerti

    • Ignorante con stile

      Grazie Norberto, mi fa molto piacere il tuo riscontro positivo. Per dare il “buongiorno” dovrei incrementare la già cospicua dose di caffè che ingurgito per rientrare nel mondo dei vivi; per il buonasera dovrei limitare le bevute di rito… insomma, mi toccherebbe spacciarsi per persona seria, ma non amo mettermi in competizione, soprattutto quando ce ne son già tanti
      Non lesinare commenti, suggerimenti e anche critiche: saranno sempre ben accetti. A presto!

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