Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

E la storia prese il volo… dalla finestra


La storia non sarà più tema d’esame alla maturità.

Embè? A casa nostra l’esame a fine scuola è ormai un ricordo per tutti e quindi, seconda l’italica prassi di far spallucce se il problema non ci riguarda di persona, dovrei soprassedere.

Al massimo – ecco un’altra bella attitudine nostrana – potrei esternare un’invidia sanguigna e accorata. Già, perché se di qui a poco qualcuno avrà la fortuna di evitare il tema storico, provare del risentimento vale come diritto, al pari di un reddito godibile per tutti. Perché loro sì e noi no?

Strappiamoci le vesti in preda all’ira funesta

La storia ridimensionata? D’obbligo battere i pugni; inveire contro le direttive ministeriali; scuotere la testa con tutto il disgusto di cui siamo capaci.

Edddai! Non bastava rendere l’italiano corretto lingua di second’ordine: ora pure la storia cassata.

Di questo passo si salverà soltanto più la geografia politica, con quelle spettacolari cartine con i confini nazionali ben evidenziati.

In effetti subito m’era salita la stizza, appena appresa la notizia.

Che fare di concreto?

Indire una manifestazione di protesta! Idea originale, inedita e soprattutto efficace.

Tutti in piazza indossando un costume d’epoca: toghe senatoriali, armature medievali, gorgiere rinascimentali, parrucche barocche, cappelli frigi, camicie garibaldine – da distinguere dalle magliette rosse – e via dicendo.

Ciascuno vestito secondo il periodo del passato che più gli aggrada, accompagnati dal rullo di tamburi, squilli di chiarine, e i consueti striscioni, i cui motti emblemi e legende sono ancora da concepire.

Per la verità ho realizzato che ci saremmo trovati in due o tre, con il sottoscritto conciato da romano pontefice con camauro e mazzetta – perché non smetto di rimpiangere il potere temporale della Chiesa –, e una moltitudine di camicie nere, con quanto di degenerante ne sarebbe seguito.

La storia a scuola è indifendibile

Il fatto è che il tema di storia alla maturità era amato e bramato quanto il minestrone di verdure in tavola: lo si sceglieva se l’alternativa fosse stata il digiuno, cioè la consegna in bianco.

Questo perché la storia insegnata in classe, nella gran parte dei casi, è quasi sempre vissuta con lo stesso entusiasmo di chi si sottopone a una colonscopia, a una cena con i suoceri, a una chiacchierata con i complottisti.

Viene imposta in maniera nozionistica e pedante: date e nomi mandati a memoria, da Adamo ed Eva fino a Badoglio; eventi in ordine annalistico, dalla distruzione di Troia a Caporetto, ché di rado si va oltre.

E se succede è una sintesi tale che soltanto i film con attori belli e famosi riescono a colmare lacune abissali.

Vien da scommettere che se fermassi qualcuno e domandassi lumi sui nomi delle vie denominate “con date” potrei ricevere risposte verosimilmente fantasiose: XXVII Marzo, XXV Aprile, XX Settembre (nella mia città neppure esiste), IV Novembre… chi più ne ha, più ne metta!

Mi si può rimproverare che proprio per ovviare all’ignoranza occorrerebbe intensificare la storia e non ridurla al lumicino.

Ma certo! Fatta così – sia chiaro, d’insegnanti bravissimi e motivati ce ne sono pure, e alcune docenti ho la fortuna di conoscerle di persona – sortisce il medesimo effetto del frequentare i collegi cattolici: a forza d’imposizioni sono – vivaddio – un’attiva e fervida fabbrica di anticlericali.

Idem per la storia come esercizio mnemonico: il rigetto, se non l’odio viscerale, è garantito.

L’unico vantaggio concreto sta nella crescita precoce della barba in età adolescenziale.

Dimenticheremo la storia?

Speriamo di sì.

Un bel numero di votanti, sempre più in crescita, ha mandato al governo un’accoppiata che sta invertendo la rotta: sono previsti miliardi in pensioni e zero investimenti in istruzione. Almeno, così si legge qui.

Ottimo: i pensionati – la propria… di storia – la conoscono, avendo vissuto quel tanto per farsi un bagaglio personale di esperienze e saranno ben felici di veicolarla alle nuove generazioni.

Colorita, saporita, gustosa il giusto:

storia

Estrapolato dal gruppo fb Storici e filologi in rete
(post originale di Adotta anche tu un analfabeta funzionale)

Gli altri? Meno ne sapranno, del passato, minori saranno i danni.

Finora alcuni avevano un vago sentore di chi fosse Mussolini perché a ricordarlo c’era il suo mascellare profilo stampato sull’etichetta delle bottiglie di vino, vendute in qualche bar di provincia.

Dunque si poteva pure credere alla fanfaluca su quanto di bello buono e giusto fosse accaduto sotto la dittatura fascista: il volto del duce garantiva dell’esistenza di un’età aurea.

Lo stesso dicasi per coloro che coltivavano un’idea bonaria dello stalinismo perché da piccoli s’erano sorbiti i film di Peppone e don Camillo.

Il giorno che la storia sarà ridimensionata non avremo memoria alcuna degli orrori, degli sbagli, delle atrocità commesse. Neppure delle storpiature o dei revisionismi, siccome nessuno saprebbe alcunché dell’argomento.

Qualunque sortita che a quel passato apparirà come nuova.

Molto meglio di una trama già vista, nevvero?

D’altronde la proposta culturale non è che venga meno soltanto perché la storia è destinata a perdere sempre più di rilevanza.

Ci tranquillizza e ce lo attesta proprio il ministro competente: «anche i cinepanettoni e il Grande Fratello sono cultura».

Una perla.

Superfluo aggiungere altro.

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