Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

E metti ‘na firma… che poi t’arriverà l’enciclopedia!


C’è firma e firma: da quella sul foglio adagiato sopra una tovaglia bianca che copre un altare, con due testimoni a lato… a quella che ti consentirà di arredare i ripiani della libreria con decine di corposi volumi di cucina o di medicina. Non sempre sono una fregatura ma il rischio è fondato, con i tempi che corrono!

E così le persone si fanno guardinghe, diffidenti, dubbiose.

Intravedono da lontano un banchetto… il luccichio di una biro nuova… ed ecco che cominciano a sudar freddo!

Già, non bastano le telefonate a sorpresa e una voce ignota che propina offerte vantaggiosissime, allettanti, uniche, salvo appiopparti fregature dure da smaltire: ora ci si mettono pure i raccoglitori di firme.

Professionisti dell’autografo: t’inebetiscono con un sorriso smagliante; aprono la conversazione con domande innocue; giurano che non chiederanno soldi. Invece, dopo cinque minuti, se soltanto potessero ti porterebbero via un rene direttamente sulla pubblica via.

Oppure ci sono quelli che sembrano davvero inoffensivi: lasci loro la firma e te ne vai, sollevato per lo scampato pericolo. Magari rimproveri pure la prudenza della consorte, la quale t’intimava sottovoce di lasciar perdere: «vedi sempre il male dove non c’è! È mica capitato nulla, no?».

Tempo un paio di giorni e ti ritrovi tempestato di telefonate da società sconosciute. Lo possono fare grazie all’assenso sottoscritto nella liberatoria. Sì, nelle postille in calce alla tua firma, proprio quella lasciata qualche giorno addietro. E ad aggravare la disgrazia risuona il fatidico: «non te l’avvessi detto!» della dolce metà che si riprende la rivincita.

Risultato? Mettere una firma a chicchessia può trasformarsi in una roulette russa.

Non che rinunciamo a firmare con disinvoltura – giammai – però lo facciamo in luoghi protetti, come all’interno di un centro commerciale perché quel televisore di ultima generazione o il modello di smartphone fresco di fabbrica non possiamo proprio perdercelo; magari senza renderci conto che il mutuo appena sottoscritto andrà a sommarsi alle altre rate da pagare ogni mese, dissanguandoci. Altrettanto può accadere firmando nella gioiosa riunione condominiale l’incarico per ristrutturare l’intera facciata del palazzo perché «… se lo dice l’amministratore… che va bene… sarà così», e non ci si rende conto di aver appena autorizzato qualcuno a spennarci a dovere, senza preventivi seri e alternativi. Casi rarissimi in Italia – ovvio – ma possono pur succedere.

La firma che fa la differenza.

La sfiducia nel firmare però rischia di privarci di una delle rare prerogative che ancora abbiamo nel ruolo di cittadini.

Il diritto sacrosanto, unico e fondamentale garantito dalla Costituzione e dalla legge di poter dire la nostra.

Sembra un’inezia. Al contrario è uno strumento formidabile di libertà e di autonomia.

Il popolo è sovrano! A forza di sentirlo ci siamo assuefatti; quasi non fa più alcun effetto. Condividi il Tweet

No! No! No!

Riappropriamoci della nostra dignità; rialziamo la testa!

Vorrei poterlo urlare a squarciagola, perché certe verità andrebbero sentite ovunque. Come le sirene d’allarme.

Se andassi davanti al parlamento e, con un megafono, palesassi la preoccupazione per questa legge elettorale e per le modifiche alla Costituzione, che accadrebbe? Beh, al più potrei scorgere il movimento di una tenda da una finestra di Montecitorio, e intuire che da lì dietro un onorevole annoiato è intento a seguire la scenetta melodrammatica. Magari sorride divertito; forse scuote la testa di fronte al mio atto insulso, oppure sghignazza per la mia ingenuità. Chissà, potrebbe pure mandare la forza pubblica per farmi allontanare. Di sicuro non scalfirei di un centimetro la sua granitica posizione.

Ma nell’istante in cui poso sul modulo ufficiale per la raccolta firme di un referendum la mia mano, con una biro ben stretta tra le dita e – poco a poco – in quello spazio bianco delineo il mio autografo, esercito il più alto, nobile, assoluto potere di cittadino.

E quella che può sembrare “solo” una firma assurge ad atto civile, a presa di posizione, a rivendicazione di un diritto che finché saremo in democrazia (per quanto ancora?) nessuno, proprio nessuno, potrà impedirmi di professare. E se a farlo saremo in tanti; se la maggioranza di noi non si tirerà indietro… il successo sarà certo.

C’è firma e firma, e quella per indire un referendum sarà sempre una firma spesa nel far valere un mio diritto, mai per sottrarmelo.

Diffidiamo da chi ci scoraggia, dicendoci che una buona parte dei referendum non ha avuto seguito; che risultano inutili; è fatica sprecata.

Vero: diversi non sono andati in porto, ma quando mai nella vita, per ottenere qualcosa – che sia stata una relazione di coppia, un lavoro, una casa o chissà che altro – ci è andata bene al primo colpo? È indubbio che soltanto perseverando, non arrendendosi, insistendo… si giungerà a un risultato davvero soddisfacente.

Perché le tante battaglie, alcune perse altre superate, sommate insieme portano al risultato finale: la vittoria!

Parliamone in casa; invitiamo i figli appena maggiorenni a sperimentare questa opportunità; sensibilizziamo chi ci sta intorno; informiamoci.

Non restiamo indifferenti.

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2 Commenti

  • Sì, un diritto che non viene esercitato rischia di atrofizzarsi.

    Purtroppo, con i tempi che corrono, le priorità per molte persone sono necessariamente altre; non tutti hanno tempo ed energie per indagare sui tecnicismi costituzionali.

    • Luca Bedino

      Vero, tempo e possibilità per approfondire sono spesso risicate. Però mi è capitato di notare che talvolta esista una paura a monte nel firmare. Un passo perfino antecedente alla disinformazione, o al legittimo dissenso. Quasi che si scelga di tagliarsi fuori per mera diffidenza verso “la firma” in se stessa. Una posizione aprioristica. Naturalmente la poca informazione, spesso molto tecnica, non aiuta. E penso sia una vera disgrazia, perché si tratta di decidere del destino personale e collettivo, nostro e pure di chi verrà dopo di noi.

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