Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Elogio del camaleonte


Animale affascinante, il camaleonte. Un po’ come talune persone, che magari non son belle a vedersi però posseggono quel “di più” che le rende particolari.

Ora… una tendenza in voga è di conferire agli animali caratteristiche umane: si è cominciato con l’addestrarli nei circhi a imitare certi nostri comportamenti, fino ad arrivare a vestirli – in un crescendo di abbigliamento sempre più antropomorfo – e ad acconciarli come noialtri: i tatuaggi ai gatti e i piercing ai cani credo siano l’ultima frontiera appena varcata.

Dal canto mio accade l’inverso, ovvero di riversare su certuni le peculiarità degli animali. Mi succede perché mi manca qualche giovedì, e pure perché ho rivisto uno slogan di Matteo Renzi che prometteva energie rinnovabili oltre il 50% qualora avesse vinto, mentre adesso raccomanda di non andare a votare per il referendum del 17 Aprile.

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D’improvviso mi è apparso proprio un camaleonte. Non è colpa mia se a materializzarsi al posto della Santa Vergine sia un rettile. Non discorre né favella come il suo parente strisciante ma almeno mi risparmia tentazioni e cacciate da questo paradiso terrestre che è l’Italia, sempre più rigoglioso e incantevole.

Ebbene, qualora ai potenti nostrani fosse riservato il privilegio di un proprio stemma, prerogativa che qui da noi purtroppo è data solo al papa e ai vescovi, m’azzarderei di suggerire al nostro Primo Ministro di mettervi in cuore proprio il camaleonte. Su cosa inserire negli altri quarti del blasone m’astengo, per doverosa decenza.

Grande Renzi! Complimenti. Chissà se un certo suo concittadino fiorentino starà sorridendo gongolante e compiaciuto nella tomba, notando quanto il novello principe metta in pratica i suoi insegnamenti:

«Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, ed essere gran simulatore e dissimulatore; e sono tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessità presenti, che colui che inganna, troverà sempre chi si lascerà ingannare»*.

Ora, per smentire Macchiavelli dovrei possedere quella dose minima d’intelligenza che la Natura mi ha negato, quindi me ne guardo bene. Vorrei ma non posso. E men che meno mi permetterei di farlo verso il nostro Presidente del Consiglio. Siccome però il giudizio sugli uomini semplici e obbedienti può variare a seconda dell’epoca, del contesto e del progresso… pur concordando sull’evidenza dei parecchi inclini a farsi ingannare, son convinto che altrettanti, se non di più, oggigiorno hanno maggior discernimento. Sposo insomma quanto sosteneva il buon Moravia:

«Dirò di più: d’ora in poi non ci sarà più posto a questo mondo per i fessi, nessuno si potrà mai più permettere il lusso di essere fesso, neppure un giorno solo, bisognerà essere furbi, molto furbi, furbissimi, perché questi sono tempi pericolosi assai, e a dar loro un dito si prendono il braccio…»**.

L’invito a “marinare” il referendum fa scattare una molla dentro, perfino se di questo non sapessimo nulla. Insomma, è quel marchingegno interiore che funziona come un buon antivirus su un pc: appena arriva una porcheria compare una finestra lampeggiante, magari accompagnata da un suono d’allarme che avvisa del pericolo imminente. Non è necessario approfondire quale livello d’intelligenza possieda chi decidesse d’ignorarla.

Ammetto di conoscere poco o nulla del Macchiavelli ma siccome fa molto erudito citarlo conservo apposta le sue frasi stampate sui baci perugina, per ogni evenienza; invece amo parecchio Oscar Wilde, perché compensa la mia endemica inettitudine al bel mondo, e all’arte della citazione, e così concludo riportando una sua frase assai frivola, tanto per cambiar tono come lo stimato camaleonte farebbe con il color della pelle:

« Il malcontento diffuso è il primo passo verso il progresso».

Ah… se non fosse abbastanza chiaro… andrò a votare SI il 17 Aprile.

Per farsi un’idea più pertinente basta leggere qui sotto

RINNOVABILI NEL MIRINO


*MACHIAVELLI, NICCOLO’, Il Principe, Sansoni ed., Firenze 1971, p. 283.
** MORAVIA, ALBERTO, Romanzi e racconti, 1950-1959, Bompiani ed., Milano 2004, p. 1201.

 

L’immagine in apertura è di Isfara
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