Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Elogio delle vacanze in solitudine


Le vacanze sono già iniziate per molti: chi è sui social sta postando foto da luoghi bellissimi e in condizioni d’animo stupefacenti, almeno a giudicare dai sorrisi stampati in volto, vuoi per l’allegria vuoi per il “relax” estivo.

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Li capisco e sono felice per loro.

Il vantaggio di pubblicare degli scatti digitali rispetto all’invio della classiche cartoline è molteplice:

la loro personalizzazione, che consente di selezionare scorci meno scontati del solito paesaggio alpino;

la pubblicazione in tempo reale, che evita la frustrazione di arrivare a casa prima che il postino abbia fatto il suo dovere;

l’opportunità di far sapere dove ci si trova a un pubblico ben più vasto della prozia senza figli, alla quale si mandavano i classici “saluti e baci” per rinfrescarle la memoria, casomai proprio quel mattino fosse andata dal notaio.

Le vacanze alternative

Quest’anno le vacanze per me avranno una duplice veste: come di consueto un viaggio ma in assoluta economia, e sarà a settembre – gli dei permettendo -; e poi le ferie dal lavoro, da trascorrere qui nei paraggi, in un’economia ancora più rigorosa.

Quest’ultime coincideranno con i giorni antecedenti e successivi al ferragosto, e le vivrò in “solitudine.

L’idea a monte è di tenere spento il cellulare e l’accesso ai social network. Non perché ne demonizzi la natura, bensì per dedicarmi ai piccoli piaceri quotidiani lontano da influenze esterne.

Più che nascondere la testa sotto la sabbia, è la necessità di distaccarmi per un breve periodo dalle brutture che ammorbano la quotidianità.

Potrei evitare una misura tanto drastica se fossi nel meritorio novero di chi sa restare impassibile.

Invece a me fa male constatare quanto ci stiamo trasformando in esseri cinici, mostruosi, indegni, e dunque credo che ogni tanto sia vitale dirsi: «basta!».

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La solitudine per ritemprare le forze

Sento il bisogno di ricaricarmi interiormente. Nessuna velleità ascetica, né men che meno una tensione mistica.

Soltanto vorrei dedicarmi a lunghe passeggiate tra la luce mitigata dei boschi, dove i pensieri si confrontano con la bellezza pura e semplice dell’ambiente montano; gli odori di muschio e di umido salgono alle narici; i suoni della natura cullano l’animo: il ronzio delle api, lo scroscio dei ruscelli, il canto degli uccelli.

Un altro mondo rispetto alle fake new, ai latrati neofascisti, agli episodi di razzismo, ai commenti beceri dei fanatici e degli ignoranti… il degrado – insomma – che ci passa sotto gli occhi in un crescendo continuo.

Spero anche di abbandonarmi all’intimità della lettura non più costretta nelle pause tra un’incombenza e l’altra, dimenticandomi per un po’ i programmi prestabiliti.

Ambisco a far l’amore con il tempo; ossia lasciarmi sedurre dallo scorrere delle ore, abbandonandomi senza resistenza, in un rapporto paritario, di equilibrio reciproco: né sudditanza né dominio.

Infine intenderei ritagliarmi delle conversazioni con pochissimi; una vacanza nella quale il contatto con altri sia vissuto per il piacere intrinseco di stare con chi ne valga davvero la pena, e non per il solo fine di trascorre delle ore in compagnia, come troppo spesso accade nella quotidianità. Un centellinare le presenze, anziché svendersi per il gusto di una risata, di una battuta, di una discussione.

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Poi, se questa solitudine non si rivelasse abbastanza realistica, ritornerò nel mondo anzitempo, pure in quello virtuale: lì la differenza di vedute con i più è tale che la solitudine la percepisci per forza, sebbene non del genere che avresti voluto vivere in queste vacanze.

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