Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Fare il giardiniere con le piante del vivaista


L’espressione per la verità sarebbe ben altra, ma l’ultima cosa che vorrei è appropriarmi di attività ludiche altrui, tanto più con il DDL Cirinnà in discussione. Peraltro conosco davvero un’infelice persona che si vanta d’avere il pollice verde soltanto perché a ogni stagione compra piante già fiorite e le sostituisce con quelle in giardino meno appariscenti. Il vivaista le coltiva, le cura, le concima; lei, una volta acquistatele, millanta doti da giardiniera.

Triste, nevvero? Quasi quanto l’uscita pubblica del ministro dell’Istruzione Giannini, che com’è noto si è accaparrata meriti altrui non legati alle nostre ricerche universitarie. La chiamata in causa, Roberta D’Alessandro, le ha risposto per le rime. Con stile e con fermezza. E una punta d’ironia che non guasta mai: «… oltre il danno, la beffa…».

Un plauso, d’obbligo: finalmente c’è chi ha avuto il coraggio di palesare una pratica indegna ma diffusissima nel nostro bel Paese. Ovvero, di farsi belli con i meriti degli altri.

La si riscontra un po’ ovunque, a tutti i livelli: dagli “stati” sui social in cui l’improvvisata simpaticona sfodera battute non proprie, guardandosi bene dal citare la fonte, per così apparire geniale, oppure il pensatore di turno che diletta l’umanità con riflessioni che vuol farci credere partorite dal suo fervido ingegno… fino al mondo del lavoro, dove le fatiche e l’intraprendenza dei sottoposti assurgono a vanto dei superiori, se il progetto o l’impresa si sono rivelati un successo. E la beffa assume connotati ancora più marcati quando a monte chi aveva avviato l’iniziativa se l’era vista ostacolare, denigrare, svilire perché la si credeva perdente.

Essere usati da chi non ha contribuito alla buona riuscita ma poi se ne accaparra il trionfo è bruciante al pari del plagio. Altra nobile usanza mai in crisi.

Il fatto è, a parer mio, che questo comportamento lascia solo due vie d’uscita. O ci si ribella, e come in questo caso si denuncia pubblicamente l’atto meschino, o ci si demotiva. Non è possibile fare spallucce, sorvolare, passarci sopra. Perché l’investimento di energie, di professionalità, di tempo per raggiungere un obbiettivo alto sono un prezzo troppo esoso per essere barattato con il distacco. Dunque, se per i più comprensibili e svariati motivi non si può dissentire – basta la necessità di dover portar la pagnotta a casa – allora la via della demotivazione è un passo obbligato. Perché lo schiaffo morale che si prova è di quelli da cui risulta arduo rialzarti. Spesso poi è aggravato da una constatazione tanto semplice quanto cristallina: chi si appropria dei successi altrui lo fa per propria endemica inettitudine a raggiungere risultati simili.

La risposta della ricercatrice non è dunque soltanto una legittima rivendicazione delle proprie capacità in barba alle sbandierate opportunità che l’Italia offre a chi possiede meriti e non raccomandazioni – una favola che oggi più che mai ci ricorda quanto “il re sia nudo” – ma nel contempo diventa il manifesto morale di coloro che subiscono lo sfregio quotidiano, costante, imbarazzante di un mondo politico che da una parte predica bene – manco troppo, per la verità – e dall’altra razzola male – sempre peggio.

Non consola neppure sapere che già Virgilio, piccato, a suo tempo scrisse:

«Sic vos non vobis nidificatis aves. Sic vos non vobis vellera fertis oves. Sic vos non vobis mellificatis apes. Sic vos non vobis fertis aratra boves»*.

* “Così voi ma non per voi fate il nido uccelli.
Così voi ma non per voi producete la lana pecore.
Così voi ma non per voi producete il miele api.
Così voi ma non per voi portate l’aratro buoi.”

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