Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Fighe di legno e gatte morte


Una sera di qualche fine settimana fa stavo bevendo una birretta – o forse più – con amici, presso il consueto locale che ha il pregio di raccogliere il meglio della varietà umana di una ridente cittadina come questa in cui abito.

Eravamo fuori – nel senso che stavamo all’esterno – così tra un sorso e l’altro potevamo pure fumare.

A un certo punto dal V.I.T.R.I.O.L. esce una ragazza con un romanzo in mano. Questo perché i gestori ricevono in dono dagli avventori i libri usati e li allineano su scaffali, a disposizione di chi intende compiere l’efferato delitto di aprirli per scoprire cosa celino dentro. Senza volerlo la giovane ci ha fornito uno spunto di discussione che in poco tempo si è librato parecchio in alto, in spazi siderali, toccando il romanzo ottocentesco e lambendo perfino Proust.

È risaputo che tutto ciò che assurge a quote stratosferiche, se non supportato da una forza propulsiva – almeno di essere la Vergine Assunta al cielo – presto o tardi sarà richiamato verso il basso. Nella discesa giova avere un idoneo supporto per evitare di sfracellarsi.

C., V. ed io, complici i boccali generosamente riempiti a più riprese, eravamo sprovvisti di quei freni inibitori che avrebbero consentito un atterraggio dignitoso, dopo il volo pindarico tra i cirri della letteratura. E per un insindacabile scherzo del destino siamo precipitati su un argomento lontano dalla decenza, almeno quanto il mare da una pista d’atterraggio in pianura: la figa di legno, o vulva lignea, se si preferisce un termine edulcorato che però tradisce l’accezione più pregnante.

La figa di legno è, notoriamente, quel genere di ragazza che s’atteggia a preziosa, “se la tira” e si fa desiderare, come se solo lei in tutto l’orbe terracqueo fosse dotata di quelle grazie e di quelle peculiarità che tanto hanno presa sull’immaginario e sui desideri altrui: di uomini e di donne, giovani o meno, con o senza pecunia.

Si differenzia dalla “Maria Goretti” di turno perché quest’ultima cela la propria virtù per prolungare la castità fino al matrimonio con il prescelto o – magari – con Gesù stesso. Va da sé che si concederà o qui in questo mondo quando verrà l’agognato momento, tra marce nuziali e chicchi di riso, oppure nell’altro, facendo la fila, in coda a tutte le vergini consacrate che attendono pazientemente ab illis temporibus il proprio turno. La dimensione eterna dell’aldilà, senza un inizio né una fine, dovrebbe rendere meno sfibrante l’attesa.

E altresì diversa dalle femministe di veneranda memoria, le quali – per intenderci – rivendicavano il possesso del proprio alvo, da gestirsi ad uso e consumo in libertate conscientiae.

Tutte e tre le posizioni sono rispettabilissime, ci mancherebbe. Ciò che però pare generi un certo qual risentimento in chi s’approccia con l’eletta è la sua natura. Perché per rientrare nel club non è sufficiente ritenersi le uniche depositarie di un bene prezioso e rarissimo, e fare le “sufficienti”. Al riguardo basterebbe essere “zitella vecchia scuola”.

La figa di legno D.o.c.G. è molto carina, affascinante, attraente e, ciò che più conta, ne è conscia. La consapevolezza del suo stato fa la differenza. Le consente di filtrare la lista dei potenziali invitati al banchetto. Di selezionarli, di farli attendere e, infine, di lasciarli fuori dalla sala da pranzo quando all’appetito è pure sopravvenuta l’acquolina. Scelta legittima, nella sostanza. Opinabile nella forma.

Perché non è buona creanza illudere gli ospiti; costringerli a mettersi in ghingheri; a ordinare mazzi di rose rosse, e magari – questa è un’aggravante che grida vendetta al cospetto degli dei – sapendo che sono pure a digiuno da parecchio!

Uno dei miei due amici, che molto ha viaggiato e può annoverarsi a pieno titolo un homme du monde, asseriva che in nessun altro luogo di questa valle di lacrime come nella nostra città ne esistano in sì gran numero. E non ho dubbi di ritenerlo scevro da campanilismi.

Tanto lui quanto l’altro, per giunta, non hanno vincoli o legami, dunque l’infelice constatazione non fa che rendere meno roseo il futuro per coloro che ambiscono a una socializzazione più pragmatica del sempre lodevole amore platonico.

Convinto come sono dell’importanza di verificare le fonti, ho interrogato una figa di legno vera. Un’amica che di questo stato ne fa una ragione di vita. Molto seraficamente mi ha confessato che non c’è nulla di male ad essere tali. Basterebbe che chi di dovere imparasse a tenere sotto controllo i propri ormoni, e buona parte delle fisime mentali verrebbero meno. Piuttosto è da ben altre creature che sarebbe necessario star in guardia: le gatte morte. Antagoniste e nemiche giurate delle prime, perché – a detta sua – giocano sporco, usando le medesime arti luciferine, ma per esiti opposti.

Già solo il nome fa rabbrividire: una gatta defunta, trapassata, deceduta… non promette nulla di buono.

«… mulierculas, quae sunt minoris discretionis et sexus fragiloris»*, tanto per prendere in prestito un’affermazione dell’Aquinate, che fa sempre fine e non impegna.

Non mi dilungo sulla descrizione della micia estinta, perché presumo il dolore, la sofferenza e i patimenti provati da coloro che hanno avuto la malasorte di conoscerle, e sarebbe di pessimo gusto farglielo rivivere ancora; nel contempo evito a chi ne è rimasto esente che il proprio sonno del giusto venga disturbato da sogni infausti e deleteri.

Soltanto mi premeva, con queste poche e approssimative righe, rammentare quanto l’apparenza spesso inganni. Entrambe infatti sono accomunate da una ritrosia a condividere approcci fisici che vadano oltre al consueto baciamano, ma se la prima è donna di principi, che ben difficilmente scenderà a compromessi con il proprio ego, la seconda soffrirà alquanto qualora non si abbia apprezzato la recita, visto che era fatta con il cuore! Poco importa invero che sia condita con il più puro, distillato e cristallino sadismo.

In definitiva ricominciamo a riempire i teatri: alla peggio, se non saremo in grado di pregustare una messinscena ben rappresentata, almeno avremo pagato per una commedia… e ci saremo risparmiati una tragedia.

 


 

*«…donnicciole, che hanno minor discernimento e appartengono al sesso più fragile», in TOMMASO D’AQUINO, Expositio et lectura super epistolas Pauli Apostoli, vol. V, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2008, p. 498.
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4 Commenti

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    ciao Luca, sono d’accordo con te! in tuitte le cose l’estremismo è inutile e deleterie… non ci sono poi solo le estremità ma tante sfumature in mezzo!
    a parte che ho scritto ubriachi con due b… vaaaabbe! ahahah!
    ognuno agisce come crede, ma poi seguono conseguenze!
    bacini!

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    lucaaaaa!!!!!…. ciao! sono alessia quella che mangia il coniglietto nero su fb! ahaha!
    mi sono scompisciata a leggerti… e ma hai detto tutte cose vere. e pur essendo ubbriachi, cosa che porta anche non poca sincerità, avete fatto un quadretto perfetto!
    uhhhhh le gatte morte che pensano e vogliono na cosa e ne fanno un’ altre… che uno deve capire da solo cosa vuole,… sgrunt!
    ahah!

    • Ignorante con stile

      Ovviamente è solo un punto di vista legato ad uno dei vari aspetti del mondo femminile, e sarebbe riduttivo – e falso – ridurre il tutto soltanto a questi comportamenti. Ma è proprio la messa in atto di taluni modi di fare che spinge chi osserva a farsi due domande, pur sempre nella consapevolezza che ciascuna persona sia assolutamente libera di agire come meglio crede 😉

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