Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Folgorati sulla via di Damasco


Sulla via di Damasco transitava Saulo di Tarso duemila anni fa, quando una luce accecante lo fece cadere da cavallo, udì una voce ultraterrena, e da quel momento dedicò tutta la sua esistenza alla santa causa.

Un fenomeno simile si direbbe accaduto di recente anche dalle mie parti, osservando i tabelloni elettorali, i manifesti e gli elenchi sul web con tantissimi candidati alle politiche locali.

Pare infatti che alcuni novelli san Paolo, rispetto alla vita ordinaria e consueta a cui sottostiamo noi mortali, siano passati a quella impegnata e motivata della politica, non priva di sacrifici e di oneri se vissuta con senso del dovere e con serietà.

la via del martirio

Perché la via della politica?

Me lo son chiesto:

cosa spinge una persona a intraprendere questa strada, tutta fuorché piacevole e tranquilla?

Perché al di là delle inaugurazioni solenni, del posto riservato alle autorità in prima fila, del titolo di “sindaco” o di “assessore”, dietro al sipario è richiesta competenza, abnegazione, responsabilità, nervi saldi e una predisposizione ai rapporti interpersonali mica da poco!

Mi pongo questa domanda per un unico motivo: presto si opterrà su chi, tra due contendenti, guiderà la città, affiancati da una squadra scelta dall’eletto per percorrere la medesima via.

Ebbene, se fosse vero che per rappresentarci non occorra guardare tanto ai partiti quanto alle persone, il criterio dovrebbe incentrarsi sui caratteri e sulle biografie del promesso sindaco e di chi lo affiancherà.

Non a tutti però è dato di conoscere appieno le persone. Spesso accade che nemmeno il diretto interessato sappia a fondo di se stesso; figuriamoci come possiamo pretendere di farlo noialtri, dall’esterno!

Così, almeno per quel che mi riguarda ho deciso di usare un altro criterio per decidere, che è appunto chiedermi perché questi soggetti abbiano scelto la via della politica.

Le molteplici ipotesi: la triade triste

  1. Ci si può dare alla politica per arricchirsi: è una risposta miserrima, ma è comunque la più accreditata da chi fa un uso quotidiano di frasi scontate, del genere “piove, governo ladro”.  Non ho idea però quanto la carica di sindaco e di assessore allettino per la portata del gettone di presenza, se non per rimpiazzare un lavoro poco retribuito.
  2. La via della politica come elevazione della propria condizione sociale: è un’altra opportunità. Si conduce un’esistenza di basso profilo e sul lavoro non si è mai riusciti a decollare. Ehhh…va da sé che la visibilità, i consensi, gli apprezzamenti legati al rango di primo cittadino o di assessore compensino della pochezza esistenziale. Finalmente si è “qualcuno”, salutato e riverito dalla gente. E si può dimostrare a “chi conta” che adesso anche tu sei dei loro. O ti illudi d’esserlo, che è ancora differente. Sul potenziale seduttivo di sindaci e assessori non saprei che dire: chi legge voglia perdonarmi la lacuna.
  3. Ci si dà alla politica come alternativa all’alcolismo. Detta così suona estrema, ma la passione politica può essere una soluzione alla solitudine; al ruolo di eterno “secondo”; al profilo di personaggio sempre in attesa di riscatto. Condizioni da anticamera del marsalino di primo mattino, funzionale all’oblio della frustrazione. In tal caso la politica salva il fegato e, all’apparenza, la reputazione.

Ulteriori motivazioni: la triade positiva

  1. La via politica è la scontata evoluzione di un percorso di maturazione umana. Accade quando la vita ci concede l’opportunità di aprire la mente. Ci si accorge che quanto si è imparato e ciò che ci ha formato non lo si può più contenere soltanto dentro. Si avverte l’esigenza di estenderlo agli altri, perché ci ha procurato un benessere interiore tale per cui si è convinti che ne arrecherà altrettanto ai più.
  2. C’è chi per la politica prova la medesima pulsione che altri sentono per passioni forti: è un vigore interiore che va sfogato, altrimenti ti fa implodere. Investi energie e tempo alla stregua di uno sportivo per le gare agonistiche, di un missionario nel convertire, di un esploratore nei viaggi, pur tra mille difficoltà. Chi ne è fuori fatica a comprenderlo, ma colui che ne è coinvolto non cambierebbe gli sforzi e i sacrifici con nulla al mondo.
  3. Ci si dà alla politica per restituire alla società quanto essa ci ha dato, nella convinzione che si è debitori dell’educazione ricevuta, dei rapporti d’amicizia e di conoscenza che ci hanno arricchito, delle esperienze fatte dove si è vissuto. Quando si è consapevoli che quel che siamo deriva anche dall’ambiente sociale, culturale, relazionale che ci circonda, il senso di riconoscenza e di gratitudine si esplica con la restituzione attraverso l’impegno verso la comunità.
biforcazioni sulla via
Adesso siamo al bivio:
ricordarsi delle indicazioni
evita di sbagliare strada.
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