Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Freak Out, la scimmia una volta all’anno


Freak Out è il sovvertimento delle buone regole stabilite dalle mie parti per ciò che riguarda un evento, e questo non va affatto bene: sebbene sia difficile che crei un precedente, comunque incrina l’abitudinarietà che preserva molti di noi dagli sbalzi d’umore, dagli attacchi di nervi e dall’ansia per le novità.

Infatti è consuetudine – non scritta ma pari a norma di legge – che un’attività di successo non duri più di due, massimo tre, anni.

Poi è buona creanza promuoverne il declino, che con monacale pazienza in circa un altro triennio conduce all’inesorabile oblio.

Infine se ne consegna il ricordo a parte della collettività, che in appositi gruppi sui social commemora l’anniversario della dipartita: magari poi ci sarà chi con nostalgico afflato rievocherà la presa della città da parte dei rivoluzionari napoleonici; chi avrà il compito di rinverdire i balli sul bastione fortificato a inizio del Novecento; chi ancora rimpiangerà gli entusiasmanti saggi ginnici di ogni sabato mattina di quasi un secolo fa. Giusto per citare i più pregnanti.

L’ostinazione sfacciata del Frek Out di fare da eccezione

Invece questo festival della musica si è impuntato per continuare ad essere bello, frequentato, partecipato. Ne ho scritto fin dall’esordio di questo blog, e da sei anni si presenta ancora vivo e vegeto: possiede il germe di ciò che è “contronatura”!

Con il passare del tempo ha avuto anche la fortuna di collocarsi in un settore di nicchia, questo va detto.

In Italia, nelle realtà urbane di modeste o medie dimensioni, riuscire ad ascoltare musica dal vivo è diventata una rarità al pari del leggere un commento sensato su un social network.

Video by OPIUM PRODUCTIONS, Adriano Ansaldi

Un’occasione di pura straordinarietà!

I costi della SIAE per gli esercenti dei locali rendono sempre più esoso organizzare un concerto in una birreria o in un bar.

Le compense a chi suona si sono ridotte talmente che gli artisti hanno soltanto più da portarsi il baracchino da casa per mangiare e bere nella pausa dell’esibizione.

Il contesto ambientale ha sviluppato una vera e propria predilezione per il silenzio cimiteriale e quindi suonare a un volume superiore al russare del proprio coniuge induce a vibranti proteste i vicini dei locali, a meno che non sia un concerto di campane concorrenti alle chiese del quartiere.

Ovvio dunque che un festival musicale in città, pure gratuito, garantisce l’indiscussa opportunità di riscoprire la pratica quasi estinta d’ascoltare giovani in carne e ossa, sudati e accaldati, che suonano degli strumenti veri e cantano da microfoni con la loro voce: roba da Freak Out, appunto!

Freak Out VI edizione

C’è dell’altro

Il Freak Out non ha connotazione partitica ed è aperto a tutti.

Ci possono passare i meno giovani, perché quand’anche non gradissero i generi musicali in repertorio… la perdita d’udito garantisce comunque l’apprezzamento del contesto fatto di tanta gioventù allegra, disinibita e festante.

È un’occasione per i più giovani per scoprire che la musica non esce soltanto da una chiavetta usb o da una playlist sul cellulare.

Sono perfino ben accetti gli astemi di qualunque età, nonostante i fiumi di birra artigianale che scorrono come il latte e miele in paradiso. Beh, questa è una mia libertà poetica; diciamo che – ipotizzo – siano benvenuti gli astemi simpatici.

Il programma del Freak Out, per chi fosse anche solo incuriosito dal festival più hot della provincia con 10 band, 2 palchi, DJ set , distro, banchetti, DIY, birra artigianale, super cibarie e area free camping… lo può leggere QUI.

“In fondo tutti abbiamo la scimmia”

cit.

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