Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Giochiamo per partecipare… ma se si vince è meglio.


Si avvicina il fatidico appuntamento in Senato per l’approvazione del testo di legge sulle unioni civili, nonché per la tutela dei figli degli omosessuali – bimbi vivi e vegeti e più o meno cresciuti – estendibile al partner.
Come tanti, anch’io vorrei dare un contributo simbolico di sostegno alla causa.
Non per inficiare le preghiere accorate di chi supplica il Padreterno d’invalidare la proposta, magari con una riedizione della biblica punizione a Sodoma. Né per contrappormi al Family Day soltanto perché non avrò mai bastevole pelo sullo stomaco per presentarmi in una piazza ad ostentare la mia famiglia come l’unico modello possibile.
Il problema è che non essendo un esempio di virtù né un sant’uomo, la sola idea venutami in mente è una metafora della vita come gioco a carte. Spiace: le persone assennate, colte e morigerate avrebbero fatto di meglio.
Gioco, bevo, fumo come molti in questa valle di lacrime. Però trovo che la nostra esistenza e soprattutto i rapporti di coppia siano come una partita a poker: tanto ci fa l’affiatamento, l’abilità, l’intesa, perfino la fortuna. E in ogni partita c’è chi sviluppa una strategia; chi bluffa; chi perde; chi ovviamente vince. Ma l’aspetto fondamentale resta il rispetto delle regole.
Così ne ho parlato con alcuni amici e con la loro collaborazione – e quella di mia figlia – ne è uscito un video:
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