Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Giornale che leggi, titolo che trovi. Viva le differenze!


Stesso episodio, ma presentato in due maniere differenti. Questo quanto mi è capitato di leggere alcuni giorni fa.

La prima: «Professoressa ai domiciliari: certificava corsi per stranieri per aiutarli a ottenere il permesso di soggiorno».

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Un titolo così, almeno a me, suscita una duplice reazione.

La prima… di sdegno, sul genere: «ecco… il solito trattamento di favore agli stranieri: a loro sono concessi gli insegnanti di lingua mentre i nostri connazionali sprofondano nell’ignoranza più abissale. Siamo al 70% di analfabeti funzionali e lo Stato spende soldi per chi viene da fuori! Vergogna: prima gli italiani!!!».

La seconda… di compassione. Alla stregua delle migliori pagine strappalacrime di Cuore m’immagino la professoressa impietosita dai poveri uomini che dalle prime luci dell’alba si spaccano la schiena nelle nostre campagne o nelle stalle degli opulenti allevatori della mia provincia. Di sera, morti dalla fatica, cercano d’imparare l’idioma di Dante. Invano, perché il giorno dopo, anziché esercitarsi nell’italiano, sono costretti a comunicare in dialetto, e dalle mie parti basta oltrepassare un fiume per trovare un piemontese del tutto diverso da quello usato sull’altra sponda.

Lei allora concede un giudizio più alto, mossa dall’umana pietà. Dopotutto pure in classe è costretta a farlo: ha allievi pluribocciati che bisogna far uscire da scuola, perché neppure stanno più nei banchi; c’è lo studente dal cognome che conta, per il quale è buona norma usare un occhio di riguardo, sebbene sia una zucca vuota; c’è quello con problemi d’apprendimento, con tanto di documentazione certificata, che necessita di un trattamento alternativo, e poco importa se rispetto ad altri con le medesime difficoltà lui ci marcia allegramente sopra: è d’obbligo alzargli il voto, altrimenti fioccano le denunce. Meglio evitare, alla faccia dei compagni, con o senza difficoltà attitudinali.

“Che sarà mai” – ipotizzo che abbia pensato lei – “se sorvolo sulla sintassi di questi poveracci”.

L’articolista, non a caso, ha usato il verbo “aiutare”.

L’altro titolo invece modifica del tutto la percezione dell’episodio: «Vendeva falsi attestati di italiano a emigrati, arrestata maestra».

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Leggerlo mi genera, pure in questo caso, una doppia reazione.

In primo luogo… d’indignazione: «Dove andremo a finire, di questo passo? Adesso pure le maestre elementari fanno concorrenza a talune università e vendono attestati?».

È inammissibile. Conosco fior fiore di professionisti che si son comprati la loro bella laurea senza aver mai frequentato un corso: se ora – con le dovute proporzioni – la prassi comincia a diffondersi perfino per i migranti, si creeranno precedenti difficili da arginare! Di qui a poco non si negherà più un titolo d’istruzione nemmeno agli animali da compagnia. Un pappagallo addestrato a dovere può parlare pure due lingue: se il padrone è danaroso il pennuto poliglotta si porterebbe a casa una doppia laurea interfacoltà.

Li capisco, i rispettabili borghesi che coronano la frustrazione di possedere pingui conti in banca ma di essere indicati con il solo nome, fino a quando non ottengono l’agognato blasone. Pari pari ai ricchi d’un tempo, che compravano il titolo nobiliare illudendosi che con quello acquisissero d’emblée la signorilità del rango.

In secondo luogo… di rabbia. Perché a compiere l’indegno commercio non è una delle categorie abituate a marcire sulle disgrazie altrui, verso le quali quasi abbiamo fatto il callo: per secoli c’è stato chi lucrò sulle anime dei defunti, vendendo indulgenze e messe di suffragio a peso d’oro; così come oggi scriteriati opportunisti fanno da scafisti o da amministratori di cooperative arricchendosi sul dramma di popoli in fuga da guerre e da morte.

Ma una maestra mette tristezza. E ancor peggio proprio perché lo fa sulla pelle di chi è, talvolta, disperato; o per interesse di chi viene qui come migrante economico e capisce subito che aria tiri; oppure è un delinquente patentato e sa, in questo modo, di poter contare sulla complicità altrui. Non so cosa di peggio potrebbe esserci – come impressione di decadenza morale di un Paese – rispetto a una maestra corrotta, a fronte della miriade d’insegnanti che lottano per istruire ed educare le giovani generazioni.

Spero che la giustizia faccia il suo corso, se la vicenda stesse davvero in questi termini.

Diversamente, con un curriculum simile, non mi stupirei se ce la ritrovassimo in lista alle prossime elezioni politiche: alle amministrative già c’era, e fu pure eletta assessore… all’istruzione!

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Immagine in apertura di Steve Buissinne.

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2 Commenti

  • Tanto più che sempre più persone si fermano solo al titolo di articoli e post… addio giornalisti, evviva i titolisti 😛

    • Ignorante con stile

      Ciao Andrea, in effetti… passare al testo è sempre più raro. Capirlo, poi, è impresa di pochi. Ragion per cui i titoli dovrebbero fungere da regesto. Non è facile riassumere in poche parole… e meno che meno rendere un titolo accattivante, da indurre il lettore a proseguire, però è singolare constatare quanto da un modo di presentare una notizia si possano indurre considerazioni magari di tutt’altro genere.

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