Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Gli artisti vivono d’aria


È quanto ho sempre pensato: chi si dà all’arte, per qualche imperscrutabile accidente della sorte, gode di questo privilegio, ovvero vivere d’aria.

Nella scorsa settimana si è svolto un festival della creazione contemporanea europea, che esordì dieci anni fa nella mia città e che qui ha concluso gli ultimi giorni, desiderato, apprezzato e servito come un caffè dopo il pranzo nuziale. Ebbene, c’è chi si lamentava sui social di non aver più visto tanti artisti di strada come un tempo, i quali avrebbero dovuto esibirsi “a cappello”. Ovvero, confidare nella compiacenza dei presenti per sbarcare il lunario. Speranza ben riposta, se non si son versate le monetine alla questua della messa.

È così che ho fatto l’amara scoperta: per campare bisognerebbe pure pagarli, manco fosse un lavoro serio. Anch’io faccio ridere e divertire, quando son di buon umore, anzi spesso ho l’impressione di essere invitato da amici come burlone per alleggerire serate altrimenti troppo serie. Eppure non ricevo manco un grazie.

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Di questa profondissima e incommensurabile ingiustizia morale ho reso compartecipe un amico. Un artista, pure lui, anche se non frequenta i circhi: suona, con altri compagni. Un musico serio, s’intende. Ha frequentato “le scuole alte”. Lui mi ha consolato: quando con certi gruppi si sposta per esibizioni in locali, sagre, eventi pubblici capita che vengano ricambiati delle prestazioni con aria, talora fritta, ma pur sempre aria. Tanto che a volte ci rimettono pure. Perché se il posto prescelto non raggiunge il pieno di ascoltatori, il gestore fa storie perfino a rimborsare loro il minimo per ripagare le spese di affitto degli impianti o il rimborso della benzina.

Ho tirato un sospiro di sollievo! Volevo ben dire. Un lavoratore serio va retribuito: oggi si evita il cattivo gusto di farlo con vile denaro, che è parecchio volgare, e s’usano i voucher. Anzi, l’ultimissima frontiera sono i buoni pasto, usati al posto dello sterco del diavolo. Direi che non si poteva render miglior giustizia al monito paolino:

«Si quis non vult operari, nec manducet».

Chi non lavora, neppure mangi.

E così l’amico m’ha raccontato pure degli sforzi, degli impegni e di quanto ci abbiano messo del proprio per produrre un album. Il loro primo video, me lo spiega con malcelato orgoglio, li ripaga delle fatiche, della lunga gavetta, delle tante energie profuse senza aspettarsi un tornaconto economico.

Non è propriamente il genere che ascolto, ma gli ho chiesto il permesso di inserirlo qui sotto, per sdebitarmi: temevo infatti d’essermi sbagliato per anni e anni, invece lui m’ha rassicurato: molti artisti vivono d’aria.

 

 

 

 

Fotografie di Maurizio Bernardi;
cfr. pagina fb The Hypers
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