Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Gli eroi dell’anno, con nomi e cognomi sottintesi


Gli eroi che il Capo dello Stato ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica sono una trentina, per l’anno appena trascorso.

Pensavo a quanto sarebbe utile, salutare e proficuo se accadesse lo stesso nelle nostre città, senza aspettare il loro trapasso per beatificarli o per intitolare un vicolo, un viottolo, una scorciatoia alla memoria.

Dove abito, fino a qualche anno addietro, c’era chi concedeva un “Premio bontà”, che in seguito ha cambiato nome.

Dev’essere piuttosto arduo ergersi a giudice altrui e definire chi, tra i propri concittadini, sia stato il più buono dell’anno. Ben diverso dal rintracciare degli eroi.

Il processo canonico infatti implicava la valutazione di una rosa di candidati e per forza di cose alcuni finivano esclusi. Quando uno è il buono dell’anno, i restanti appaiono un po’ “meno bravi”.

Vero che potevano attendere il prossimo turno, ma in un anno chiunque può combinarne una grossa, e dunque non è così scontata la proclamazione a venire.

D’altronde è opportuno farsi qualche remora nell’etichettare il prossimo secondo una scala gerarchica.

Si rischia di fare concorrenza al giudizio universale.

Gli eroi cittadini

Per degli eroi invece è sufficiente – si fa per dire! – distinguersi per un atto, uno solo basta, così squisitamente fuori dall’ordinario da meritare l’encomio del consesso umano.

Son troppo ignorante per designare qualcuno per nome e cognome, però mi permetto di proporre tre individui – se mai fossi o un amministratore pubblico o il vescovo, oppure in una riunione dalla pettinatrice -, ai quali conferirei l’onore d’essere additati come eroi ancora in vita.

Ciascuno, indipendentemente da dove risiede, può far mente locale sui propri, ché non c’è centro abitato, per piccolo o grande che sia, che non abbia i suoi.

eroi mitici

Tra gli eroi, il primo

In cima alla lista metterei colui che è riuscito a espellere i suoi bisogni fisiologici nella latrina pubblica senza costringere il sindaco della propria comunità ad armarsi di secchio, di detersivo, di strofinaccio per andare a pulirla.

Mette tristezza pensare che una città abbisogni dell’olio di gomito del primo cittadino per ritrovarsi i cessi lindi e splendenti come la toilette di un hotel a cinque stelle.

A quanto pare soltanto un gesto sublime di tal fatta, tipico di chi con sovrumana destrezza e con piglio semidivino fa ciò che ai mortali non è dato di compiere, connota un’impresa che ha titolo di rientrare nell’epica.

Uno che ce l’ha fatta a centrare il buco! A lui andrebbe la civica corona d’alloro!

Il secondo tra gli eroi

Senza ombra di dubbio è colui – o colei, sia chiaro – che ha dimostrato il sangue freddo e l’immane coraggio di zittire il commentatore seriale che sui gruppi locali di facebook imperversa con uscite imbarazzanti, mettendo a repentaglio il sistema nervoso dei tanti che compartecipano alle discussioni virtuali.

Ben pochi figli d’Adamo avrebbero avuto l’ardire di fronteggiare lo smargiasso, ma mettendo a tacere tanta spavalderia, pur a rischio della propria pace dell’animo, ha arrecato un giovamento collettivo tale da meritarsi la palma d’oro dell’eroismo cittadino.

Degli eroi il terzo

Qui mi fermo perché se la Nazione onora una trentina d’eroi, per amor d’umiltà direi che una triade sia più che bastevole per dove vivo.

Il terzo dunque, a mio modestissimo parere, è l’eroe che, in barba ai pregiudizi, all’ostruzionismo della maggioranza, alle paterne raccomandazioni delle autorità civili ed ecclesiastiche, nel 2018 ha fatto scendere una monetina nel cappello di un questuante.

Grande è la riprovazione sociale per un gesto così sovversivo, ed in ragione di ciò la limosina al povero, data sulla pubblica via, acquista il merito del gesto eroico, impavido della lapidazione e del linciaggio.

Abbiamo un anno a disposizione: con il giusto impegno ciascuno di noi potrebbe ritrovarsi tra dodici mesi nell’Olimpo dei mitici.

Non finiremo sul calendario a sostituire i santi, ma neppure lasceremo soltanto ai figli o ai nipoti la soddisfazione postuma – e un po’ patetica – di leggere i nostri nomi sulle targhe delle vie cittadine.

gli eroi contemporanei

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