Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Godiamoci l’ estate. L’autunno è più vicino di quanto sembra


Nelle settimane passate avevo messo da parte alcuni articoli di giornale per occasioni come l’odierna, in cui sono in ferie. Sono accomunati da iniziative promosse da sindaci di differenti città, ad inizio estate.

In uno di questi si rendeva noto che a Roma, a partire da luglio, le fontane pubbliche verranno chiuse: trenta al giorno, fino a mantenerne in attività soltanto 85 su 2.800.

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Un’iniziativa lodevole. Veder sprecata tanta acqua fa sanguinare il cuore. Ancor più se si considera il consumo idrico in estate.

Inoltre il decreto Minniti sul decoro urbano è un’encomiabile soluzione per salvaguardare il bello nelle città, ma capisco la difficoltà di allontanare passanti soltanto perché mal vestiti: chiudendo “i nasoni” molti abietti e disperati che li usavano pure per lavarsi adesso saranno riconoscibili già da lontano, grazie al nugolo di moscerini e al lezzo irrespirabile delle loro persone.

Sarà quindi più facile farli sparire di torno, con buona pace per tutti.

Il problema della sete intanto non sussiste nella Città Eterna, dove c’è solo l’imbarazzo nel scegliere in quale chiesa dirigersi, all’interno della quale trovare conforto secondo l’evangelico invito:

«Si quis sitit, veniat ad me et bibat».

“Se qualcuno ha sete, venga a me e beva”. Più chiaro di così.

Nella già capitale del Regno, Torino, invece son sparite le panchine sulla Via Roma, resa da tempo pedonale.

Non sarà di certo per costringere i passanti a sedersi nei Caffè sabaudi.

Camminare fa bene.

Starsene seduti induce all’ozio, a poltrire, a farsi i fatti altrui.

In estate è quasi d’obbligo passeggiare: attiva la circolazione.

 

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Una decisione dunque altrettanto meritoria.

Tra l’altro le persone che possono permettersi di consumare negli storici locali torinesi non abbisognano di panchine. A queste son destinati pezzenti come me, o anche peggio mal messi. Gente che intanto ha parecchio tempo libero dagli affari e dalle incombenze di chi produce, e può benissimo trovar ristoro all’ombra dei tanti ponti presso il Po, dove peraltro si ha pure l’opportunità di socializzare con i residenti.

Sai mai che forniscano qualche dritta per sistemazioni future, visti i tempi che corrono!

In certuni comuni liguri si sta invece vagliando l’ipotesi di regolamentare le spiagge libere.

Già, quei fazzolettini esigui e ristretti di pietrame e ghiaia, confinanti con le aree di sabbia, di ombrelloni, di sdrai, di bagnini e di bar che danno ristoro a chi può spendere – recita l’articolo – anche 80 euro al giorno.

Non è il caso di biasimare gli amministratori, che avranno tutti i loro buoni motivi per farlo. Anzi, attendo con ansia di leggere le norme che regolamenteranno l’accesso.

Meglio sarebbe dire “i divieti”, ma oggidì, con l’aria che tira, non ci sarebbe da stupirsi se riporteranno la traduzione letterale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Magari riaggiornata alle esigenze contemporanee, visto che è del 1948.

Non c’è motivo di credere diversamente o d’imputare la decisione a un colpo di caldo, tipico in estate.

Son tutte iniziative esemplari, che aprono la strada a una società in cui tensioni sociali e divergenze economiche spariranno da sole.

Mi auguro soltanto di poterle apprezzare in tempo.

Prima che la demenza senile abbia il sopravvento.

Perché un altro interessante articolo prevede che di qui a poco l’Italia sarà un Paese di soli vecchi.

Molti avveduti amministratori – di quelli che non guardano al consenso immediato ma si portano avanti – stanno predisponendo le proprie città a questa prospettiva.

Il divieto di schiamazzi serali; l’inibizione di eventi che si protraggano dopo mezzanotte; la castrazione di qualsivoglia attività promossa da giovani, che notoriamente non caldeggiano partite a scopone o il festival del ricamo, taglio e cucito… sono ottime soluzioni per facilitare un’ambientazione consona ai vegliardi che popolano le case dei centri storici.

C’è da sperare che anche il contesto urbano si adegui presto.

Trovo infatti piuttosto urtante rimirare in giro per i nostri paesi aiuole di rose, di begonie, di gerani, e viali di platani, d’ippocastani, di tigli.

Una maggior sensibilità nei politici dovrebbe spingerli a promuove un paesaggio cittadino più consono: sarebbe assai più rincuorante ammirare file e file di crisantemi, e darsi a una tonificante passeggiata tra due ali di cipressi.

Posso fare la mia parte, se del caso: un lumino all’angolo della via lo metto volentieri… farebbe così atmosfera!